Rifiuti, il Sud paga 90 euro in più: balzo della tassa sui rifiuti rispetto al Nord
- 27 Maggio 2026
- Posted by: Tony
- Categoria: Economia
L’Italia registra progressi nella raccolta differenziata e nel riciclo, ma persiste un divario significativo tra i rifiuti raccolti e quelli effettivamente recuperati. Il ritardo nella diffusione degli impianti, soprattutto nel Sud, incide sui costi del servizio e deriva in parte dall’elevata frammentazione delle gestioni locali, dove molte aziende operano su ambiti comunali limitati e mancano operatori industriali in grado di completare l’intero ciclo.
Questa frammentazione si riflette sulle tariffe: nel 2025 una famiglia di tre componenti con un’abitazione di 100 metri quadri ha pagato una Tari media di 378 euro nel Sud, contro i 333 euro della media nazionale, i 288 euro del Nord e i 358 euro del Centro.
Fonte e quadro generale
Il ritratto del settore emerge dal Green Book 2026, il rapporto annuale sui rifiuti urbani promosso da Utilitalia e curato dalla Fondazione Utilitatis, presentato oggi a Napoli e realizzato anche con il contributo di Ispra, Enea e alcuni operatori del settore.
Secondo l’analisi, la produzione nazionale di rifiuti urbani nel 2024 è stata poco superiore ai 29,9 milioni di tonnellate, con un incremento del 2,3% rispetto all’anno precedente. La raccolta differenziata ha raggiunto il 68% della produzione nazionale (+1%), pari a quasi 20,3 milioni di tonnellate, mentre il tasso di riciclaggio è salito al 52% (+1,3%).
Raccolta differenziata, riciclo e obiettivi europei
Nonostante i progressi, il tasso di riciclaggio resta distante dall’obiettivo comunitario del 65% previsto per il 2035, in gran parte per la non uniforme dotazione impiantistica sul territorio nazionale. Le maggiori criticità riguardano il Sud peninsulare e la Sicilia, sia per la lavorazione della frazione organica sia per la gestione dell’indifferenziato residuo.
Al Centro, la realizzazione di impianti nella capitale — tra cui i due biodigestori in progettazione a Cesano e a Casal Selce, e il termovalorizzatore di Santa Palomba — dovrebbe contribuire a ridurre significativamente il fabbisogno impiantistico per la frazione residua e organica.
La possibile estensione del ETS ai termovalorizzatori
Un tema di forte impatto sul futuro del settore riguarda la possibile estensione del sistema europeo di scambio delle quote di emissione, il ETS, agli impianti waste to energy a partire dal 2028, come previsto dalla direttiva Ue 959/2023. Questa modifica normativa è considerata a rischio di aumentare i costi tariffari per cittadini, comuni e imprese.
Luca Dal Fabbro ha dichiarato:
“L’eventuale inclusione dei termovalorizzatori nel sistema ETS rischia di generare ulteriori aggravi tariffari per Comuni, cittadini e imprese, senza produrre benefici ambientali significativi. Gli impianti di riciclo e di recupero energetico sono essenziali per promuovere la gestione dei rifiuti in un’ottica di economia circolare. Il Pnrr ha sostenuto lo sviluppo dell’impiantistica di riciclo, contribuendo a riequilibrare in parte le differenze tra Nord e Sud”
Secondo il rapporto, i termovalorizzatori rappresentano meno del 2% delle emissioni nazionali: l’introduzione del carbon pricing su questi impianti potrebbe tradursi, sempre secondo le stime di Utilitalia e della Fondazione Utilitatis, in oneri aggiuntivi fino a 45 euro per tonnellata e fino a 350 milioni di euro l’anno complessivi, con impatti significativi sulle tariffe e sulla pianificazione degli investimenti.
Composizione dei rifiuti e costi operativi
Il report evidenzia il peso delle diverse filiere nel riciclo: la frazione organica costituisce il 41% dei materiali avviati al riciclo, seguita da carta e cartone (25%), vetro (13%), legno (7%) e plastica (6%).
I vari assetti gestionali influiscono sui costi medi di raccolta e trattamento: per il vetro si registrano costi tra 24,2 e 27,8 centesimi di euro per chilogrammo, mentre gli imballaggi in plastica mostrano una variabilità più ampia, tra 43,67 e 53,44 centesimi per chilogrammo, a causa dell’incidenza delle frazioni estranee che aumentano i costi di selezione e trattamento.
Investimenti, fatturato e occupazione
Sul fronte degli investimenti, le aziende del settore hanno impegnato circa 2 miliardi di euro nel 2024, un livello in crescita rispetto al 2016 e con un’accelerazione registrata tra il 2022 e il 2023, in parte stimolata dalle risorse del Pnrr. Questa spesa ha riguardato sia la realizzazione di nuovi impianti sia l’adeguamento tecnologico degli esistenti.
Il settore genera un fatturato stimato in circa 19 miliardi di euro, pari allo 0,9% del Pil nazionale, e impiega più di 122.000 addetti diretti, sottolineando la rilevanza economica e sociale di una efficace politica di gestione dei rifiuti.
Implicazioni strategiche e opportunità
La fotografia tracciata dal Green Book 2026 indica che la transizione verso un modello di economia circolare in Italia richiede non solo investimenti in infrastrutture di riciclo, ma anche un ripensamento della governance del servizio per favorire aggregazioni e operatori in grado di gestire intere filiere su scala sovra-comunale.
Allo stesso tempo, le scelte normative dell’Unione europea, come l’eventuale estensione del ETS, possono alterare la convenienza economica di alcune tecnologie e indirizzare i capitali verso soluzioni a bassa intensità di emissioni o verso interventi di efficiency sugli impianti esistenti.
In sintesi
- La carenza impiantistica nel Sud crea opportunità per investimenti mirati: politiche che favoriscano aggregazioni tra gestori e progetti infrastrutturali possono ridurre i costi tari e migliorare la resilienza del sistema locale.
- L’ipotesi di estendere il ETS ai termovalorizzatori introduce un rischio normativo che potrebbe aumentare il costo del servizio e modificare i ritorni attesi dagli investimenti in impianti di recupero energetico.
- Gli incrementi di riciclo evidenziano mercati in crescita per tecnologie di selezione e trattamento: gli investitori orientati alla circular economy troveranno spazio per soluzioni tecnologiche e logistiche che aumentino la qualità delle frazioni raccolte.
- Per l’economia italiana, una strategia integrata che combini investimenti pubblici e consolidamento privato può contribuire a ridurre le disparità territoriali e a trasformare il settore rifiuti in leva per occupazione sostenibile e innovazione industriale.