Regno Unito colpisce Huobi e l’emittente della stablecoin in rubli per smantellare le reti crypto legate alla Russia

Il Regno Unito ha imposto un pacchetto di sanzioni rivolto a una serie di exchange di criptovalute, società di pagamento e persone ritenute coinvolte nell’elusione delle restrizioni occidentali e nel finanziamento della guerra in Ucraina, tra cui l’operatore dell’exchange noto come Huobi.

Le misure colpiscono complessivamente 18 entità e individui identificati come parte di quella che le autorità descrivono come un’infrastruttura finanziaria illecita usata per trasferire fondi, procurare beni e sostenere lo sforzo bellico.

Tra i soggetti designati figurano Huobi Global S.A., operatore dell’exchange HTX, oltre a società con denominazioni internazionali come Rapira Group LLC, Aifory LLC, Arvix LLC e Bitpapa IC FZC LLC.

L’exchange HTX è considerato uno dei maggiori mercati di criptovalute a livello globale, con volumi di negoziazione molto elevati nell’ultimo anno, secondo analisi del settore. Le autorità sospettano che la piattaforma abbia fornito servizi alla rete di pagamenti nota come A7 e a un exchange russo precedentemente sanzionato, Garantex, che più tardi ha cambiato nome in Grinex e ha poi interrotto le attività dopo un attacco informatico da circa 13 milioni di dollari attribuito a soggetti sostenuti dallo Stato.

Il pacchetto include inoltre la società con denominazione «Open Joint Stock Company “Virtual Asset Issuer”», collegata a interessi in Kyrgyzstan e responsabile del stablecoin supportato dall’oro denominato USDKG. Tra le persone sanzionate compaiono anche i nomi di Sergey Mendeleev, Igor Gorin, Irina Akopyan e il cittadino israeliano Liran Cohen.

Normativa innovativa e ambito d’applicazione

Le misure costituiscono una delle azioni più incisive finora adottate dal Regno Unito contro l’utilizzo di criptovalute e sistemi di pagamento alternativi da parte della Federazione Russa. Per la prima volta è stata applicata ai mercati digitali la Regulation 17A del regime sanzionatorio russo, uno strumento fino ad ora impiegato soprattutto nei confronti di istituti bancari sanzionati.

In base alle nuove regole, gli operatori finanziari britannici e i fornitori di servizi per le criptovalute non possono mantenere rapporti di corrispondenza o processare pagamenti con le entità designate. Le imprese potrebbero essere obbligate a congelare fondi e a ricostruire transazioni su blockchain legate alle piattaforme sanzionate.

Il requisito normativo può comportare la necessità di tracciare movimenti attraverso più «salti» tra indirizzi e piattaforme, estendendo i controlli di compliance oltre i controparti diretti fino ai wallet e agli exchange coinvolti in catene transazionali complesse.

Obiettivi principali e impatti dichiarati

Un punto focale del pacchetto sanzionatorio è la rete di pagamenti A7, ritenuta, secondo le autorità britanniche, uno strumento utilizzato per processare proventi derivanti dalla vendita di petrolio russo e per finanziare approvvigionamenti militari. Il A7 sarebbe stato responsabile di movimentazioni per oltre 90 miliardi di dollari nell’ultimo anno.

La mossa del Regno Unito è osservata con attenzione da altri regolatori internazionali, che valuteranno se adottare modelli analoghi per estendere le regole delle sanzioni finanziarie tradizionali ai mercati degli asset digitali.

Le misure sono entrate in vigore immediatamente, imponendo obblighi operativi e investigativi alle istituzioni finanziarie e ai fornitori di servizi crypto che operano nei mercati collegati. Tra le conseguenze pratiche ci sono maggiori oneri di verifica, potenziali congelamenti di liquidità e la necessità di rafforzare i processi di anti-riciclaggio.

Rilevanza per l’Italia e il sistema finanziario europeo

Per il contesto italiano la decisione britannica segnala una possibile intensificazione del coordinamento regolamentare a livello occidentale sulle criptovalute. Banche, exchange e fintech nazionali potrebbero dover adeguare procedure KYC/AML e strumenti di monitoraggio on-chain per restare conformi anche nel caso di allineamenti simili da parte dell’Unione europea.

Gli investitori dovranno considerare il rischio di frammentazione del mercato digitale, con potenziali effetti su liquidità e pricing: piattaforme e asset soggetti a sanzioni possono diventare meno accessibili, mentre i costi di compliance potrebbero aumentare per tutti gli operatori.

Dal punto di vista politico e istituzionale, la scelta britannica apre la strada a una rilettura delle misure sanzionatorie tradizionali in chiave digitale, rafforzando l’idea che strumenti normativi concepiti per il sistema bancario possano essere efficacemente estesi anche agli ecosistemi degli asset digitali.

In sintesi

  • La mossa del Regno Unito indica una tendenza verso sanzioni digitali più aggressive, con possibili ripercussioni sui costi operativi degli exchange e sui requisiti di compliance per gli istituti finanziari europei.
  • Per gli investitori italiani aumenta l’importanza di valutare il rischio regolamentare degli asset crypto e la resilienza delle piattaforme utilizzate, dato il potenziale impatto su liquidità e accessibilità.
  • Il rafforzamento degli obblighi di tracciamento on-chain potrebbe accelerare l’adozione di tecnologie di compliance avanzate, creando opportunità per fornitori di soluzioni di blockchain analytics e servizi di conformità.


Author: Tony
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