Dea Capital Re nel mirino: Bankitalia accusa gli ex vertici per i rischi di riciclaggio
- 26 Maggio 2026
- Posted by: Tony
- Categoria: Aziende
Le critiche mosse dagli ispettori riguardano l’intero apparato di controllo: sia i contributi del comitato rischi e controlli sia quelli del collegio sindacale sono stati giudicati insufficiente; nel primo caso perché, nell’esaminare singole operazioni prima delle riunioni consiliari, «ha sempre trascurato il rischio in esame»; relativamente al collegio sindacale la censura riguarda l’assenza di approfondimenti autonomi. Inoltre, l’attività delle funzioni di antiriciclaggio e di internal auditing non è risultata né incisiva né sufficientemente estesa.
Un passo indietro
A valle dell’ispezione sono arrivate conseguenze immediate sulla governance: è stato azzerato il precedente management e ha lasciato la carica l’amministratore delegato Emanuele Caniggia, in carica dal 2014. Sono stati inoltre sostituiti i componenti del Cda e del collegio sindacale, mentre la posizione di amministratore delegato rimane al momento vacante.
Lo scorso venerdì è stato nominato anche il nuovo presidente: si tratta di Giancarlo Scotti, che arriva con un profilo consolidato nel settore immobiliare e una precedente esperienza come amministratore delegato di Cdp Real Asset. La scelta segnala la volontà di ricostruire credibilità e competenze nell’organo di governo.
Il ricambio forzato dei vertici apre scenari concreti: oltre alla mera sostituzione delle figure apicali, sarà necessario rivedere procedure interne, ruoli e responsabilità per riallineare le pratiche operative alle attese delle autorità di vigilanza e per ripristinare la fiducia degli investitori e degli stakeholder istituzionali.
Nuovi fondi e commissioni
Sullo sfondo dell’ispezione c’è un’attenzione particolare ai fondi istituiti a partire dal 2022 e alle relative commissioni di performance, ritenute potenzialmente rilevanti per la determinazione delle remunerazioni variabili dell’a.d. e di altri dipendenti coinvolti nei processi di antiriciclaggio (Aml).
Gli ispettori hanno evidenziato:
«L’operatività connessa ad alcuni dei fondi di nuova istituzione diverrebbe un driver rilevante delle remunerazioni variabili dell’a.d. e di una serie di dipendenti coinvolti nel processo antiriciclaggio al raggiungimento degli obiettivi; ci si riferisce soprattutto ai benefici connessi alle cosiddette performance fee, previste dai regolamenti di gestione dei fondi, per le quali il Cda il 14 luglio 2022 ha approvato un piano che prevede, per una serie di fondi, la retrocessione di una parte di esse ai soggetti in questione.»
In sostanza, agli ispettori è risultato che il Cda ha spesso autorizzato l’avvio dell’operatività di nuovi fondi anche quando le analisi di adeguata verifica sui sottoscrittori non erano concluse (in 4 dei 7 fondi esaminati) e senza conoscere chiaramente il profilo di rischio assegnato. La pratica è stata quella di delegare in modo generico all’a.d. e ai suoi collaboratori il perfezionamento delle delibere successive.
È stato altresì osservato che il Cda non ha valutato con lo spirito critico necessario i report prodotti dalla Funzione antiriciclaggio né la relazione annuale, indicando una carenza nel presidio informativo e di controllo che dovrebbe guidare le decisioni strategiche del consiglio.
Queste criticità segnalano rischi concreti di conflitti di interesse e di debolezza nella gestione del rischio operativo e reputazionale: quando gli incentivi economici sono legati a performance fee non completamente allineate a un robusto processo di controllo, aumentano le probabilità di aperture di linee di business senza adeguate garanzie di compliance.
Per affrontare la situazione saranno necessari interventi strutturali: rafforzamento della Funzione antiriciclaggio, potenziamento dell’internal auditing, definizione più rigorosa dei flussi informativi verso il Cda e regole chiare per la gestione delle remunerazioni variabili legate ai fondi. Anche le autorità di vigilanza potrebbero richiedere piani correttivi e monitoraggi periodici fino al completo ripristino dei corretti presidi di controllo.
Dal punto di vista degli investitori, le anomalie emerse richiederanno una maggiore attenzione nelle procedure di due diligence e nella valutazione della governance delle società coinvolte nella gestione dei fondi, con possibile impatto sui prezzi delle quote e sulla disponibilità a sottoscrivere nuovi prodotti fino a quando non saranno dimostrati miglioramenti strutturali.
In sintesi
- L’indebolimento dei controlli interni e le pratiche di remunerazione legate alle performance fee possono aumentare il rischio reputazionale e portare a una maggiore volatilità nella raccolta fondi; gli investitori istituzionali italiani potrebbero richiedere garanzie più stringenti prima di impegnare capitale.
- Il ricambio dei vertici è un’opportunità per riallineare la governance: una riprogettazione delle funzioni di antiriciclaggio e dell’internal auditing è necessaria per soddisfare le aspettative regolamentari e ridurre l’esposizione al rischio operativo.
- Per il mercato del risparmio gestito nazionale, l’episodio sottolinea l’importanza di policy trasparenti sulle commissioni variabili; una maggiore disciplina potrebbe tradursi in un premio di rischio minore per i veicoli gestiti con controlli più solidi.