Electrolux, Urso boccia il piano: nuovo incontro il 15 giugno
- 25 Maggio 2026
- Posted by: Tony
- Categoria: Economia
Adolfo Urso ha definito «irricevibile» il piano di riorganizzazione presentato dalla multinazionale degli elettrodomestici Electrolux, che prevede la soppressione di 1.700 posti di lavoro in Italia, e ha invitato i manager a ripresentare una proposta aggiornata entro il 15 giugno nel corso del nuovo incontro convocato al Mimit. L’incontro si è svolto alla presenza delle istituzioni e delle associazioni industriali, mentre nelle sedi produttive proseguivano lo sciopero e il presidio dei lavoratori.
La posizione del ministero
Adolfo Urso ha spiegato:
“Il piano presentato dall’azienda è irricevibile, inaccettabile, sia per l’assenza di adeguate prospettive industriali, sia per le ricadute occupazionali che comporterebbe. Ho espresso questa posizione appena venuto a conoscenza delle intenzioni comunicate ai sindacati e l’ho ribadita anche nel recente confronto con i rappresentanti delle Regioni, per costruire una posizione istituzionale unitaria.”
Durante il tavolo il ministro ha inoltre posto l’accento sull’importanza di rendere più stabile e strutturale la partecipazione di Confindustria ai tavoli di crisi, auspicando un lavoro di sistema che coinvolga Regioni e sindacati. Ha citato il ruolo cooperativo con il presidente Emanuele Orsini per sviluppare soluzioni condivise alle crisi aziendali.
I timori dei sindacati sul controllo
I sindacati Fiom, Fim e Uilm hanno richiesto il ritiro del piano da parte dell’azienda come condizione necessaria per avviare una vera trattativa sulla riorganizzazione del lavoro. Sullo sfondo permane la preoccupazione che la ristrutturazione sia funzionale a un cambio di controllo. In particolare, è emersa l’ipotesi di un possibile rafforzamento del coinvolgimento della cinese Midea, già partner in alcune joint venture, con timori che la revisione degli assetti produttivi possa favorire un trasferimento di peso decisionale all’estero.
La multinazionale non ha fornito ulteriori chiarimenti pubblici su eventuali operazioni di controllo, limitandosi a confermare il quadro industriale e le ragioni economiche alla base del piano.
La conferma del piano di esuberi
Secondo il management di Electrolux, le difficoltà produttive e i costi strutturali rendono insostenibile parte della produzione in Italia. Nelle slide mostrate al Mimit è stato evidenziato come il settore dell’elettrodomestico in Europa stia vedendo la chiusura o la sospensione dell’attività in diversi stabilimenti dal 2024 in avanti.
La società ha segnalato gap competitivi significativi: il prezzo dell’acciaio in Europa risulterebbe circa il 31% più elevato rispetto alla Cina e del 27% rispetto alla Thailandia. Il costo orario del lavoro nell’Europa occidentale è indicato attorno ai 37 euro, contro i 12 dell’Europa orientale, i 9 della Turchia e i 5 in diverse aree dell’Asia, fino a quasi otto volte superiore rispetto ad alcuni concorrenti asiatici. Anche il prezzo dell’energia pesa in modo rilevante: 204 euro per megawattora in Europa occidentale rispetto ai 114 in Asia e ai 77 in Turchia.
Negli anni Electrolux ha cercato di compensare questi squilibri puntando su prodotti di fascia alta, ma la società ha ritenuto che tale strategia non basti più a sostenere il livello attuale della produzione italiana e ha confermato l’intenzione di procedere con la riduzione del personale annunciata.
I numeri del piano: stabilimento per stabilimento
Il piano aziendale prevede la riduzione complessiva di 1.719 addetti, di cui 994 operai e 725 dipendenti d’ufficio. Electrolux intende mantenere quattro siti produttivi in Italia: Susegana (provincia di Treviso), Porcia (provincia di Pordenone), Solaro (provincia di Milano) e Forlì, destinati alla produzione di forni, lavatrici, frigoriferi a incasso e lavastoviglie di fascia medio-alta.
Il quinto stabilimento, quello di Cerreto d’Esi (provincia di Ancona), specializzato in cappe, è indicato nel piano come sito da chiudere. La ripartizione delle uscite prevista è la seguente: 310 operai a Susegana, 256 a Porcia, 106 a Solaro, 241 a Forlì e 81 a Cerreto d’Esi. Tra i ruoli d’ufficio il piano ipotizza la soppressione di 392 posizioni nell’area advanced research e product, 183 nelle operazioni centrali e locali e 150 nelle funzioni di supporto.
Conseguenze istituzionali e possibili scenari
La vicenda apre questioni rilevanti per la politica industriale italiana: il Governo dovrà bilanciare la tutela occupazionale con la sostenibilità economica delle attività produttive. Il coinvolgimento più strutturato di Confindustria suggerito dal ministro indica la ricerca di soluzioni che vadano oltre il singolo caso aziendale, affiancando strumenti di sostegno alle imprese a politiche energetiche e di costo del lavoro più competitive.
I possibili esiti includono trattative per ridurre l’impatto sociale tramite ammortizzatori, piani di reindustrializzazione del sito di Cerreto d’Esi, incentivi per investimenti in efficienza energetica e automazione, o, in alternativa, una accelerazione del processo di delocalizzazione verso Paesi con costi strutturalmente inferiori. Le decisioni assunte nelle prossime settimane influiranno anche sull’attrattività dell’Italia per investimenti nel settore manifatturiero europeo.
In sintesi
- Il caso Electrolux mette in evidenza la fragilità competitiva del comparto elettrodomestici in Italia: senza politiche energetiche e di costo del lavoro coerenti, le aziende rischiano di spostare capacità produttiva all’estero.
- Per gli investitori, la crisi segnala opportunità e rischi: chi finanzia la transizione tecnologica e l’efficienza energetica può cogliere spazi di mercato; al contrario, i territori con alti costi strutturali sono esposti a ristrutturazioni e riduzioni di capacità produttiva.
- Dal punto di vista macroeconomico, la vicenda sottolinea la necessità di strumenti pubblici volti a sostenere la competitività industriale (incentivi mirati, formazione e politiche energetiche) per preservare catene del valore strategiche nazionali.