Chiesa&Finanza svela l’origine della Bank of England nella Roma dei papi
- 25 Maggio 2026
- Posted by: Tony
- Categoria: Economia
La genesi della finanza moderna, con i suoi principi laici e organizzativi, emerge da radici meno ovvie di quanto si creda: prende forma nella Roma papale del Seicento. È qui che Benedetto Odescalchi, banchiere originario di Como salito al soglio pontificio con il nome di Innocenzo XI, avrebbe giocato un ruolo decisivo nel favorire la nascita della Bank of England nel 1694, secondo le ricerche contenute nel nuovo volume del team Monaldi & Sorti, Unicum Opus.
Il libro, frutto di una lunga inchiesta narrativa e documentaria iniziata con Imprimatur nel 2002, riunisce materiali d’archivio che ricostruiscono una fitta rete di relazioni finanziarie europee. Gli autori — Rita Monaldi, Francesco Sorti e Theodora Maria Sorti — sostengono che questo intreccio abbia inciso su eventi chiave della storia economica e politica, come l’ascesa al trono inglese di Guglielmo III d’Orange e la successiva trasformazione istituzionale dell’Inghilterra.
Una tesi che mette insieme Chiesa, finanza e politica
La proposta degli autori mescola storia della Chiesa, finanza internazionale e dinamiche confessionali inglesi: l’ipotesi è destinata a suscitare dibattito perché suggerisce che il papa-banchiere abbia contribuito, anche indirettamente, a un cambiamento geopolitico di vasta portata. Gli studiosi non la presentano come mera congettura letteraria, ma come l’esito di un lavoro documentale durato oltre venticinque anni.
Al centro dell’indagine si trova la figura di Atto Melani (1626-1714), pistoiese di nascita con una carriera singolare: celebre soprano castrato in gioventù, poi diplomatico e agente segreto al servizio di figure come Mazzarino, la famiglia Medici e il Re Sole, Luigi XIV. Gli scambi confidenziali tra Melani e le corti europee avrebbero rivelato i contrasti che portarono allo scontro tra il pontefice e vari attori politici dell’epoca.
L’archivio ritrovato e il suo valore
Pochi mesi or sono gli autori hanno rinvenuto l’archivio perduto di Melani, smarrito dal 1907: oltre tremila lettere e documenti che interessano protagonisti come Luigi XIV, Mazzarino, Richelieu, papi, cardinali, spie, ambasciatori e personalità della scena culturale dell’epoca. Il materiale ha permesso di approfondire i legami finanziari e diplomatici che, secondo la ricostruzione, avrebbero avuto ripercussioni a lungo termine sui rapporti di potere in Europa.
La scoperta è arrivata in un momento solenne di ricorrenze: gli anniversari legati a Atto Melani e a Innocenzo XI hanno favorito l’organizzazione di mostre e convegni in città come Firenze, Livorno, Pistoia e Roma, e il dossier su Melani sarà al centro di un dibattito al Senato promosso dalla senatrice Daniela Sbrollini (Italia Viva), con la partecipazione di storici e dirigenti del MIC. Anche a Parigi, alle Journées Italiennes dell’Opéra Comique, è previsto un intervento degli autori.
Rivalità, accuse e conseguenze storiche
La rivalità tra Melani e il pontefice pone interrogativi sulla natura delle relazioni tra potere spirituale e affari monetari. Nel Seicento circolavano già voci secondo cui Innocenzo XI, proveniente da una famiglia di banchieri con interessi in vari Paesi, avrebbe tessuto accordi finanziari con forze che poi sostennero Guglielmo III d’Orange nella cosiddetta Glorious Revolution del 1688. Tali accuse provenivano in particolare dalla Francia, dove le tensioni con Roma sul controllo episcopale erano acute.
Se confermate, queste relazioni ridisegnerebbero la comprensione della transizione verso un modello economico e politico dominato dall’Inghilterra, che nel Settecento costruì un impero globale fondato anche su istituzioni finanziarie moderne come il Commonwealth e la già citata Bank of England. Dalla parte delle potenze cattoliche, Francia e Spagna persero slancio politico in questo passaggio cruciale.
Gli autori invitano a considerare la vicenda non solo come una curiosità storica, ma come un tassello della formazione della finanza pubblica moderna e dell’interdipendenza tra istituzioni religiose e circuiti economici europei. La documentazione rende possibile interrogarsi su come scelte e alleanze economiche del passato abbiano plasmato gli assetti geopolitici e finanziari successivi.
Approfondimenti e ricadute culturali
La pubblicazione di Unicum Opus e il ritrovamento dell’archivio sollevano altresì questioni sul ruolo degli archivi nella ricostruzione storica e sull’importanza di studi interdisciplinari che mettano in dialogo storia economica, diplomazia e storia religiosa. Le iniziative culturali programmate renderanno disponibili fonti e interpretazioni che possono arricchire la ricerca accademica e il dibattito pubblico.
Per il pubblico e per gli studiosi in Italia, la vicenda offre un’occasione per riflettere sulle radici istituzionali della finanza moderna e sulle conseguenze a lungo termine delle reti di potere che intersecano capitale, Stato e religione.
In sintesi
- La ricerca sottolinea come relazioni finanziarie e diplomatiche del Seicento possano aver influito sulla nascita di istituzioni finanziarie moderne; per il mercato contemporaneo ciò evidenzia l’origine storica della fiducia istituzionale che sostiene i mercati finanziari.
- Per gli investitori, l’indagine ricorda l’importanza della stabilità istituzionale: le trasformazioni politiche che favorirono l’egemonia britannica furono accompagnate da innovazioni finanziarie che resero più efficienti il credito pubblico e il debito sovrano.
- Dal punto di vista economico italiano, lo studio invita a considerare il ruolo degli attori locali e delle banche familiari nelle dinamiche globali: la capacità di creare reti transnazionali fu un elemento chiave nella competizione tra potenze.
- La riscoperta di archivi e documenti può influire sulla narrazione storica ed economica, offrendo agli analisti strumenti per comprendere come le scelte politiche e finanziarie di lungo periodo modellino i mercati e le politiche pubbliche.