Montezemolo: l’Italia e l’Europa rischiano di indebolirsi se vince la deindustrializzazione
- 23 Maggio 2026
- Posted by: Tony
- Categoria: Aziende
Al Festival dell’Economia di Trento Luca Cordero di Montezemolo ha lanciato un monito che mescola preoccupazione industriale e riflessione geopolitica, mettendo a confronto due immagini dell’Europa: quella marginalizzata nei colloqui internazionali e quella che tenta di ricostruire un mercato produttivo comune, ad esempio nel settore ferroviario.
Luca Cordero di Montezemolo ha dichiarato:
“Io credo che non ci sia mai stato un momento nel mondo così delicato e così potenzialmente pericoloso.”
Per l’ex presidente di Ferrari e attuale presidente di Italo, Fondazione Telethon e Manifatture Sigaro Toscano, l’allarme non è soltanto diplomatico: è soprattutto industriale. Montezemolo ha richiamato l’attenzione su fabbriche, approvvigionamento energetico, tecnologie e lavoro, denunciando una tendenza che definisce una deindustrializzazione silenziosa ma preoccupante per l’Italia.
Allarme sulla perdita di capacità produttiva
Luca Cordero di Montezemolo ha dichiarato:
“Nel silenzio assistiamo a una deindustrializzazione dell’Italia che fa paura.”
Nel suo intervento è stato tracciato un elenco di settori che hanno subito o rischiano di subire un ridimensionamento: dall’automotive all’elettronica fino all’acciaio. Il ragionamento parte dalla memoria di un capitalismo produttivo ancora orientato alla manifattura e arriva alla constatazione che la perdita di capacità industriale si traduce rapidamente in vulnerabilità economica e strategica.
Un’Europa più debole senza industria
Montezemolo ha collegato il declino industriale europeo alla perdita di peso politico nel sistema internazionale. Ha osservato come, in un mondo che si riorganizza per blocchi, un continente senza una base produttiva solida rischi di rimanere escluso dalle decisioni strategiche e dagli equilibri commerciali.
Luca Cordero di Montezemolo ha dichiarato:
“Un’Europa senza industria è un’Europa molto debole.”
Nel suo discorso è emersa la necessità che l’Unione si doti di strumenti concreti per rafforzare la produzione, a partire da investimenti in ricerca, infrastrutture e difesa, elementi che possano rendere l’Europa un interlocutore credibile sul piano internazionale.
Verso gli “Stati Uniti d’Europa”: proposta e consenso
Montezemolo ha citato indagini d’opinione secondo cui una quota crescente di cittadini, soprattutto giovani, guarda con favore a un’identità europea più forte. Per lui questo non è un ideale lontano, ma una necessità strategica: solo un’area integrata e con massa critica può competere globalmente.
Luca Cordero di Montezemolo ha dichiarato:
“Io vorrei che quando Trump parla dell’Europa possa trovarsi davanti un’Europa forte, unita, con investimenti sulla difesa, che debba essere considerata un’interlocutrice.”
La proposta di avvicinamento verso un modello federativo europeo implica scelte politiche e fiscali delicate: maggiore coordinamento degli investimenti, politiche industriali condivise e la capacità di attrarre risorse per la transizione tecnologica e verde.
Implicazioni per l’Italia
Riferendosi all’Italia, Montezemolo ha sottolineato la mancanza di discussione pubblica su crescita e sviluppo. Ha evocato priorità non di bandiera ma sistemiche: sicurezza, sanità, istruzione, e ha invitato a ricostruire una narrativa di progetto nazionale che guardi anche oltre i confini.
Luca Cordero di Montezemolo ha dichiarato:
“Io andrei nelle piazze a mobilitare la gente su questo, sul tema degli Stati Uniti d’Europa.”
La proposta comporta un ripensamento delle politiche industriali italiane: servono incentivi alla produzione avanzata, piani energetici coerenti e investimenti in capitale umano per evitare che il paese perda ulteriore peso nella catena del valore globale.
Contesto strategico e opportunità
Il discorso si inscrive in un contesto in cui le relazioni commerciali e le tensioni geopolitiche rinegoziano i vantaggi competitivi. Per l’Italia questo significa che la politica economica deve passare da misure frammentarie a una strategia industriale coerente, capace di attrarre investimenti esteri e sostenere le imprese nazionali nelle filiere strategiche.
Nel medio termine emergono opportunità, non solo rischi: la transizione energetica, la riconfigurazione delle catene di fornitura e l’aumento della domanda di tecnologie avanzate possono favorire progetti industriali ambiziosi se accompagnati da scelte pubbliche efficaci e da una maggiore integrazione europea.
In sintesi
- La perdita di basi produttive aumenta il rischio di una maggior volatilità per il mercato finanziario italiano: imprese manifatturiere più deboli possono tradursi in peggiori prospettive per occupazione e investimenti locali.
- Un piano industriale coordinato a livello europeo potrebbe creare opportunità per fondi e investitori italiani interessati a infrastrutture strategiche, energia e tecnologie green.
- Il rafforzamento della sovranità industriale europea comporterà probabilmente una riallocazione delle risorse pubbliche verso difesa e innovazione, influenzando priorità di bilancio e mercati obbligazionari nazionali.
- Per gli investitori privati italiani, la sfida è identificare eccellenze locali scalabili ed evitare settori dove la competizione globale è ormai dominata da produttori con vantaggi di scala insormontabili.