La commissaria SEC Peirce respinge l’idea che la normativa sulle criptovalute favorisca token sintetici
- 22 Maggio 2026
- Posted by: Tony
- Categoria: Crypto, Mercati
La Securities and Exchange Commission degli Stati Uniti si prepara a emanare una norma che autorizzerebbe la tokenizzazione di titoli, una modifica destinata a influenzare profondamente i mercati finanziari. La proposta ha però suscitato dibattito perché alcuni temono che apra la strada ai cosiddetti token sintetici, ossia strumenti che replicano l’esposizione a un titolo senza conferire i diritti di proprietà o di voto connessi all’asset sottostante.
Per chiarire la portata dell’intervento normativo, la commissaria Hester Peirce — nota promotrice di “safe harbor” per la tokenizzazione e figura di riferimento della Crypto Task Force — ha pubblicato una serie di precisazioni sui canali social nelle quali spiega cosa si aspetta dalla proposta regolamentare prossima all’uscita.
Hester Peirce ha dichiarato:
“Mi aspetto che la prossima norma sia limitata nella portata e faciliti il trading solo di rappresentazioni digitali della stessa azione sottostante che un investitore potrebbe acquistare sul mercato secondario oggi, non di strumenti sintetici.”
Nel suo secondo intervento la commissaria ha precisato cosa intende per strumenti sintetici, rimandando al comunicato emesso a gennaio dalla stessa SEC, che distingue tra versioni tokenizzate di azioni sponsorizzate dall’emittente o detenute da intermediari registrati e quegli strumenti che invece offrono solo esposizione economica senza gli stessi diritti legali.
Negli ultimi giorni alcune ricostruzioni giornalistiche avevano suggerito che l’agenzia potesse contemplare un percorso anche per token sintetici negoziabili su piattaforme decentralizzate. In risposta a questi allarmi, Peirce ha riconosciuto l’interesse pubblico per la questione ma ha invitato a evitare esagerazioni.
Hester Peirce ha dichiarato:
“Apprezzo l’interesse del pubblico per la norma, ma non l’iperbole che circonda le sue possibili implicazioni.”
Alcune fonti avevano anticipato che il testo potesse essere pubblicato molto rapidamente, ma successivamente la pubblicazione è stata posticipata. Non sono stati forniti dettagli ufficiali circa i tempi definitivi di emissione.
Contenuti attesi nella proposta
La norma in preparazione è considerata una delle più significative finora proposte dall’SEC per regolamentare il trading di asset digitali negli Stati Uniti. L’obiettivo dichiarato è creare percorsi regolatori che consentano una diffusione controllata della tecnologia di tokenizzazione, limitando al contempo i rischi associati a strumenti che non replicano integralmente i diritti connessi ai titoli tradizionali.
Il presidente dell’agenzia, Paul Atkins, ha illustrato in passato diverse opzioni di policy volte a dare maggiore certezza regolamentare al settore: l’istituzione di periodi di esenzione dalle registrazioni per consentire a progetti e startup di maturare; una possibile esenzione per raccolte di capitale fino a una cifra prefissata in un arco temporale definito; e un meccanismo di safe harbor per evitare che determinati asset digitali vengano classificati come titoli, a fronte del completamento di sforzi manageriali da parte degli emittenti.
Paul Atkins ha dichiarato:
“Le impronte del lavoro della commissaria Peirce sono evidenti nelle proposte che stiamo valutando.”
Parallelamente, l’SEC e la sua agenzia omologa per i derivati, la CFTC, hanno ribadito l’intenzione di allineare i propri interventi regolatori con iniziative legislative in corso al Congresso, come il disegno di legge noto come Digital Asset Market Clarity Act, pensato per stabilire principi di quadro più stabili e duraturi per il mercato degli asset digitali.
Paul Atkins ha dichiarato:
“Solo il Congresso può garantire che la regolamentazione in questo ambito sia a prova di futuro attraverso una legge organica sulla struttura del mercato.”
Implicazioni pratiche e rischi
Se la norma limiterà la tokenizzazione alle rappresentazioni digitali di azioni che esistono già sul mercato secondario, l’impatto pratico potrebbe concentrarsi su aspetti operativi: riduzione dei tempi di regolamento, maggiore trasparenza nella catena di custodia, e potenziale ampliamento dell’accesso alla liquidità per titoli meno scambiati. Tuttavia, se si aprisse la porta anche ai token sintetici, le conseguenze sarebbero più complesse, includendo questioni di supervisione, gestione del rischio di controparte e protezione degli investitori.
Per gli intermediari e i gestori di portafoglio la chiarezza normativa è cruciale: una disciplina che definisca con precisione quando un token rappresenta un diritto reale e quando invece fornisce solo esposizione economica determinerebbe l’obbligo di registrazione, i requisiti di informativa e i vincoli prudenziali applicabili.
Dal punto di vista degli investitori retail e istituzionali europei, compresi quelli italiani, la regolamentazione statunitense influisce indirettamente anche sui mercati europei: decisioni che favoriscono adozione regolata e infrastrutture sicure potrebbero accelerare l’integrazione transatlantica dei servizi di custodia e trading di asset digitali; al contrario, soluzioni che lasciano spazio a strumenti non pienamente regolamentati possono aumentare il rischio sistemico e frenare l’ingresso di capitali tradizionali.
Prossimi passi e interlocuzioni politiche
Oltre alla pubblicazione della proposta, il percorso regolatorio prevedrà una fase di consultazione pubblica durante la quale stakeholder di mercato, istituzioni finanziarie e autorità di vigilanza europee potranno intervenire. Le eventuali modifiche legislative al Congresso statunitense saranno un altro fattore determinante per stabilire se le misure temporanee o i safe harbor diventeranno regole permanenti.
In questo contesto, va considerato il ruolo delle autorità di vigilanza italiane e europee nel monitorare gli effetti indiretti sui mercati locali, soprattutto per gli intermediari che operano su infrastrutture transfrontaliere o offrono prodotti che potrebbero essere riconfezionati come strumenti finanziari tradizionali.
In sintesi
- La finalizzazione della norma sulla tokenizzazione negli Stati Uniti potrebbe accelerare la modernizzazione dei processi di regolamento e custodia, favorendo infrastrutture più efficienti anche per gli operatori europei.
- Se la proposta resterà limitata alle rappresentazioni digitali degli stessi titoli sottostanti, il rischio regolatorio diminuirà; l’apertura ai token sintetici invece amplierebbe le complessità normative e i rischi di mercato, richiedendo nuovi strumenti di supervisione.
- Per gli investitori italiani, la chiarezza normativa oltreoceano è importante perché incide sulla possibilità di accesso a prodotti innovativi e sulla propensione degli asset manager internazionali a offrire servizi di custody e trading nell’Eurozona.