Swan Bitcoin a rischio: causa da quasi 1 miliardo di dollari per trasferimenti da Prime Trust
- 19 Maggio 2026
- Posted by: Tony
- Categoria: Crypto, Mercati
Il trust costituito dopo la bancarotta di Prime Trust ha avviato una causa contro Swan Bitcoin, sostenendo che la società di servizi Bitcoin avrebbe sfruttato informazioni privilegiate per prelevare quasi un miliardo di dollari di asset dal custode pochi giorni prima del collasso.
I fatti contestati
La denuncia depositata presso il tribunale fallimentare del Delaware accusa la società controllante di Swan, Electric Solidus, di aver ricevuto oltre 24,6 milioni di dollari in contanti, 11.994 Bitcoin (equivalenti a circa 923 milioni di dollari al valore corrente), circa 5 milioni di USDT e piccole quantità di altri asset digitali prima della bancarotta di Prime Trust di agosto 2023.
Ruolo dell’esecutivo e comunicazioni criptate
Al centro delle accuse c’è un dirigente senior non identificato di Prime Trust che, mentre era impiegato presso il custode, avrebbe ricevuto compensi come consulente esterno di Swan tramite un accordo collaterale risalente a luglio 2019.
Quattro giorni prima dell’incontro tra Prime Trust e i regolatori del Nevada il 26 maggio 2023, il dirigente avrebbe aperto una chat criptata con il CEO di Swan, Cory Klippsten, impostando l’autodistruzione dei messaggi ogni 24 ore. La funzione sarebbe stata disattivata il giorno successivo all’incontro, quando Swan avrebbe ritirato oltre 10.000 Bitcoin dal custode.
La denuncia ha scritto:
“Swan sapeva di trasferire valute fiat e criptovalute da Prime immediatamente prima che Prime si dichiarasse in bancarotta per evitare perdite catastrofiche.”
Modus operandi e tentativo di schermatura
Secondo l’atto d’accusa, Swan avrebbe convertito un trasferimento parziale in una vera e propria evacuazione di tutti i fondi il giorno prima dell’incontro con i regolatori del Nevada, costringendo il personale di Prime Trust a intervenire in fretta per soddisfare le richieste entro la chiusura delle operazioni.
La denuncia afferma inoltre che il 25 maggio Prime Trust avrebbe creato internamente un registro etichettato PT FBO Swan Customers, conto che precedentemente non esisteva, con l’apparente intento di far sembrare che i fondi di Swan fossero sempre stati custoditi separatamente, rendendoli così più difficili da recuperare nel fallimento. Di fatto, sostiene l’atto, tali asset non erano stati e non erano detenuti in trust a beneficio dei clienti di Swan.
Richieste legali e rimedi invocati
Il trust richiede il recupero dei trasferimenti invocando le norme sui trasferimenti preferenziali e sui trasferimenti fraudolenti effettivi previste dal Bankruptcy Code. Chiede inoltre che il tribunale respinga eventuali future rivendicazioni di Swan nei confronti dell’attivo fallimentare fino alla completa restituzione dei beni.
In termini generali, le azioni per trasferimenti preferenziali mirano a rimborsare il patrimonio fallimentare quando pagamenti privilegiati hanno favorito alcuni creditori a discapito di altri, mentre le azioni per trasferimenti fraudolenti cercano di annullare spostamenti di beni compiuti con l’intento di eludere creditori o di frodare il patrimonio.
Contesto e possibili ricadute sul settore
Il caso mette in evidenza i rischi connessi alla custodia degli asset digitali e il tema della governance interna nei depositari crittografici. I regolatori statali e federali negli Stati Uniti, così come le autorità europee, prestano crescente attenzione alla trasparenza, ai conflitti d’interesse e ai meccanismi di segregazione patrimoniale nei fornitori di servizi crypto.
Per gli investitori e le istituzioni italiane, la disputa sottolinea la necessità di valutare attentamente la solidità delle controparti, le clausole di custodia e l’esistenza di polizze assicurative effettive. Inoltre, evidenzia come le questioni fallimentari e le azioni di recupero possano attraversare giurisdizioni diverse (Delaware, Nevada), complicando tempistiche e percentuali di recupero.
Sul piano di mercato, episodi di questo tipo possono alimentare sfiducia verso soluzioni di custodia non regolamentate, accelerando la domanda per servizi più trasparenti e supervisionati, nonché per requisiti regolatori più stringenti a tutela dei risparmiatori e degli investitori istituzionali.
Implicazioni pratiche per operatori e utenti
Operatori e intermediari dovranno probabilmente rafforzare controlli interni, politiche di gestione dei conflitti d’interesse e procedure di segregazione patrimoniale per ridurre il rischio di recuperi post-fallimentari. Gli utenti dovrebbero richiedere informazioni chiare sulla titolarità degli asset, sulla localizzazione giurisdizionale dei depositi e sulle garanzie contrattuali in caso di insolvenza del custode.
In sintesi
- La disputa legale evidenzia come la mancanza di trasparenza e la possibile commistione di ruoli consulenziali possano aumentare il rischio di dissesto per i depositari di criptovalute, riducendo la fiducia degli investitori istituzionali.
- Per gli investitori italiani, cresce l’importanza di valutare la governance del custode e di preferire servizi regolamentati o coperti da garanzie assicurative verificabili, dato il potenziale impatto sulle strategie d’allocazione in criptoasset.
- Un aumento delle azioni di recupero e del controllo regolamentare potrebbe portare a una concentrazione del mercato verso fornitori più grandi e trasparenti, con possibili effetti sui costi di custodia e sulla liquidità degli exchange.