Canaan segna una perdita netta di 88,7 milioni di dollari nel primo trimestre 2026: i prezzi del Bitcoin affossano i ricavi da mining

Canaan ha riportato una perdita netta di 88,7 milioni di dollari nel primo trimestre del 2026, con il calo dei prezzi del Bitcoin che ha eroso i margini e ha reso necessaria una consistente svalutazione delle giacenze di magazzino.

I ricavi complessivi per il trimestre chiuso al 31 marzo sono stati pari a 62,7 milioni di dollari, in netto calo rispetto ai 196,3 milioni del trimestre precedente.

La vendita di apparecchiature per il mining industriale è rimasta il principale pilastro di ricavo, con 39,6 milioni di dollari, ma ha subito un calo del 75% rispetto al trimestre precedente. Il mining in proprio ha contribuito per 19,1 milioni di dollari, mentre il segmento dedicato al mining domestico ha generato 2,7 milioni di dollari, più che raddoppiati su base annua.

Jin (James) Cheng, chief financial officer di Canaan, ha dichiarato:

“Sebbene i prezzi medi del Bitcoin e l’hashprice siano diminuiti significativamente trimestre su trimestre, la nostra produzione di bitcoin ha registrato una diminuzione relativamente più contenuta, a dimostrazione della resilienza delle nostre operazioni di mining e del continuo dispiegamento di hashrate.”

Una svalutazione delle scorte di 25 milioni di dollari ha contribuito a un risultato lordo negativo di 23 milioni di dollari, mentre la perdita operativa è arrivata a 54,3 milioni di dollari.

Nel trimestre Canaan ha ampliato la capacità di mining in proprio fino a 11 exahash al secondo installati, un aumento del 66% rispetto all’anno precedente. Alla data del 31 marzo la società deteneva 1.808 Bitcoin nel proprio bilancio, valutati approssimativamente 121 milioni di dollari.

Durante il periodo l’azienda ha completato l’acquisizione del 49% detenuto da Cipher Mining in tre joint venture nel West Texas, per una capacità complessiva di circa 4,4 EH/s e 120 megawatt di potenza. L’operazione è stata conclusa mediante emissione di azioni, garantendo a Canaan accesso a tariffe energetiche inferiori a tre centesimi per kilowattora sulla rete ERCOT.

Per il secondo trimestre la società prevede ricavi compresi tra 35 e 45 milioni di dollari, prospettando un ulteriore calo sequenziale.

Le azioni di Canaan hanno chiuso la seduta in calo del 3,54% a 0,4827 dollari e hanno registrato ulteriori flessioni del 7,71% nelle contrattazioni pre-market, attestandosi a 0,4455 dollari.

I principali miner registrano perdite nel primo trimestre

Il quadro di settore evidenzia una fase difensiva per i grandi operatori del mining: società come Riot Platforms, Core Scientific, CleanSpark e TeraWulf hanno riportato perdite in ampliamento nel primo trimestre. In particolare, MARA ha segnato una perdita netta di circa 1,3 miliardi di dollari, di cui quasi 1 miliardo deriva da rettifiche non monetarie mark-to-market sulle posizioni di Bitcoin.

Con la compressione dei margini di mining, molte aziende stanno diversificando verso attività con requisiti di potenza simili ma margini potenzialmente più elevati, come l’hosting per intelligenza artificiale e il calcolo ad alte prestazioni. In quest’ottica, HIVE Digital Technologies ha annunciato un progetto per costruire un campus di data center AI da 320 megawatt vicino a Toronto, capace di supportare oltre 100.000 GPU a pieno sviluppo.

Implicazioni per investitori e mercato

Le svalutazioni e le perdite operative dei miner riflettono la forte sensibilità del modello di business alle fluttuazioni del prezzo del Bitcoin e al costo dell’energia. Per gli investitori istituzionali e retail, ciò si traduce in una maggiore volatilità delle valutazioni e in un aumento del rischio operativo, soprattutto per chi detiene posizioni dirette in titoli del settore.

Dal punto di vista strategico, la crescita del mining in proprio e le operazioni di integrazione verticale (acquisizioni di asset di produzione e accesso a contratti energetici a basso costo) possono attenuare il rischio di prezzo nel medio termine, ma richiedono capacità finanziarie e accesso a fonti di energia competitiva, fattori meno disponibili in mercati con costi energetici elevati come quello italiano.

La transizione verso servizi di data center per AI rappresenta una possibile via di diversificazione, con ricavi derivanti dall’hosting e dal computing ad alte prestazioni che possono bilanciare i ricavi del mining quando i prezzi delle criptovalute sono depressi. Tuttavia, questo spostamento richiede investimenti significativi in infrastrutture e in competenze tecniche, oltre a considerazioni normative e ambientali crescenti.

In sintesi

  • La debolezza dei ricavi e le svalutazioni delle scorte evidenziano come la redditività del mining sia ora strettamente legata sia al prezzo del Bitcoin sia al costo dell’energia; per gli investitori italiani questo aumenta l’importanza di valutare l’esposizione energetica delle società in portafoglio.
  • Le acquisizioni di asset e l’espansione del mining in proprio possono stabilizzare i flussi di ricavo nel medio periodo, ma premiano operatori con accesso a capitale e tariffe energetiche molto basse, un vantaggio competitivo difficile da replicare in mercati con energia costosa.
  • La migrazione verso infrastrutture per AI e HPC offre opportunità di diversificazione per i miner e possibili ritorni più stabili; gli investitori dovrebbero monitorare la capacità delle aziende di convertire competenze e asset di mining in servizi cloud e di hosting ad alte prestazioni.


Author: Tony
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