Abi avverte: ad aprile i tassi sui mutui per la casa salgono al 3,43%
- 17 Maggio 2026
- Posted by: Tony
- Categoria: Economia
Ad aprile è tornato a salire il tasso medio applicato dalle banche sulle nuove operazioni di finanziamento: per le imprese ha raggiunto il 3,62% (da 3,26% del mese precedente) e per l’acquisto di abitazioni è salito al 3,43% (da 3,36% a marzo). Lo segnala il rapporto mensile dell’Associazione Bancaria Italiana. Il tasso medio sul totale dei prestiti in essere, ossia quelli sottoscritti negli anni, è passato al 4,02% dal 3,98% del mese precedente.
Aumenti dei tassi sulle nuove operazioni
L’incremento dei tassi sulle nuove erogazioni riflette principalmente una combinazione di fattori: il costo del funding per le banche, la trasmissione delle decisioni di politica monetaria e le tensioni sui mercati finanziari. Per i mutui e i prestiti alle imprese, anche piccoli scostamenti percentuali si traducono in oneri significativi per i prenditori su orizzonti pluriennali, con conseguenze sulla sostenibilità delle nuove operazioni e sulla domanda di credito.
Per le famiglie, l’aumento dei tassi si ripercuote soprattutto sulle rate dei mutui a tasso variabile e sui nuovi contratti a tasso fisso offerti dai gruppi bancari. Per le imprese, un costo del credito più elevato può ridurre la convenienza di investimenti di lungo periodo e influenzare le decisioni di piano industriale.
Prestiti ancora in aumento per famiglie e imprese
Ad aprile l’ammontare complessivo dei prestiti a famiglie e imprese è cresciuto del 2,7% su base annua, accelerando rispetto al +2,4% di marzo, raggiungendo circa 1.300 miliardi di euro. Si conferma così il percorso di recupero avviato a marzo 2025, ma la tenuta futura dipenderà molto dall’evoluzione della domanda interna e dalle condizioni macroeconomiche.
Per le famiglie si tratta del sedicesimo mese consecutivo di crescita dei prestiti, mentre per le imprese è il decimo mese consecutivo in aumento: i prestiti alle famiglie sono saliti del 2,7% e quelli alle imprese del 2,8% su base annua.
Il quadro internazionale introduce però elementi di incertezza. In particolare, la durata e l’intensità del conflitto tra Iran e Stati Uniti possono incidere sui costi energetici, sui mercati finanziari e, per estensione, sulla domanda di investimenti delle imprese e sulla crescita del PIL. Gianfranco Torriero ha dichiarato:
“Nei prossimi mesi l’attenzione riguarda l’effetto sulla domanda, in particolare sugli investimenti delle imprese e sulla dinamica del PIL.”
Riduzione dei crediti deteriorati
Prosegue il calo dei crediti deteriorati netti: a marzo 2026 si attestavano a 26,9 miliardi di euro, in flessione rispetto ai 27,7 miliardi di dicembre 2025. Il valore massimo registrato in passato risale al 2015, quando il totale aveva raggiunto 196,3 miliardi.
Per chiarezza, il concetto di crediti deteriorati comprende sofferenze, inadempienze probabili ed esposizioni scadute e/o sconfinanti, calcolate al netto di svalutazioni e accantonamenti già effettuati dalle banche. La loro diminuzione indica un miglioramento nella qualità del portafoglio crediti, con effetti positivi sul capitale regolamentare e sulla capacità delle banche di sostenere nuovi finanziamenti.
Tuttavia, la combinazione di tassi più elevati e di possibili rallentamenti della crescita richiede vigilanza. Le banche potrebbero dover modulare ulteriormente i criteri d’erogazione, mentre gli investitori continueranno a monitorare indicatori di rischio e redditività del settore finanziario.
In sintesi
- Il rialzo dei tassi sulle nuove operazioni implicherà una maggiore pressione sui bilanci familiari e sui piani di investimento aziendali, riducendo la convenienza di progetti a leva elevata e aumentando il premio per il rischio creditizio.
- La crescita dei volumi di prestito offre segnali di domanda ancora presente, ma un contesto geopolitico instabile può alterare la fiducia degli investitori e frenare gli investimenti fissi, con impatti sul PIL e sul mercato del lavoro.
- La riduzione dei crediti deteriorati migliora la solidità patrimoniale delle banche e potrebbe sostenere una graduale normalizzazione dei margini bancari; resta però cruciale la qualità delle nuove erogazioni in un contesto di costi del credito più alti.