Perdono 635 milioni di dollari in un solo giorno gli etf su Bitcoin: cosa succede adesso?
- 14 Maggio 2026
- Posted by: Tony
- Categoria: Crypto, Mercati
Un importante fattore che aveva sostenuto il recente balzo di Bitcoin sopra gli 80.000 dollari sembra indebolirsi: gli 11 ETF spot su Bitcoin quotati negli Stati Uniti, che avevano raccolto complessivamente 3,29 miliardi di dollari tra marzo e aprile, stanno ora registrando deflussi significativi.
Mercoledì gli investitori hanno ritirato 635 milioni di dollari da questi fondi, il flusso netto giornaliero più consistente da fine gennaio, secondo i dati di mercato disponibili. Non si è trattato di un episodio isolato: nei cinque giorni di contrattazione precedenti i fondi hanno accusato deflussi totali per 1,26 miliardi di dollari, e i flussi netti cumulati dal lancio a gennaio 2024 sono scesi a 58,5 miliardi da 59,76 miliardi della settimana precedente.
Il rally di Bitcoin ha perso slancio. Dallo scorso mercoledì la corsa che aveva portato i prezzi dai 65.000 dollari oltre gli 80.000 si è bloccata, con la spinta che si è esaurita vicino alla media mobile a 200 giorni, collocata poco sopra gli 82.000 dollari.
Nelle ultime 24 ore Bitcoin è sceso di oltre il 2% fino a circa 79.400 dollari. Gli analisti collegano la perdita al riemergere delle paure legate all’inflazione negli Stati Uniti, nonostante gli indici azionari come il Nasdaq e il S&P 500 abbiano toccato nuovi massimi nello stesso periodo.
Il deflusso di 635 milioni di dollari non è un dato che i rialzisti possano liquidare facilmente, soprattutto alla luce dell’ampia attenzione positiva ricevuta dai forti afflussi di marzo e aprile. Sul piano macro, la situazione si complica se l’inflazione dovesse rimanere elevata e la politica monetaria diventare più restrittiva.
Adam Haeems ha dichiarato:
“Un indice dei prezzi al consumo persistentemente caldo, una Fed guidata da Warsh interpretata dal mercato come più aggressiva, o un nuovo shock petrolifero possono comprimere Bitcoin anche in presenza di flussi netti positivi. Dal nostro punto di vista, la domanda più utile non è se la fase di rialzo continuerà, ma se le condizioni macro resteranno sufficientemente accomodanti perché i flussi possano svolgere il loro effetto.”
Secondo gli analisti citati dalla stessa indagine, la relazione tra i flussi degli ETF e il prezzo di Bitcoin è oggi meno lineare rispetto ai mesi iniziali del 2024. Un’analisi statistica mostra che il coefficiente di Pearson a 90 giorni tra la variazione percentuale giornaliera del prezzo di Bitcoin e la variazione percentuale giornaliera dei flussi cumulati negli ETF è ora vicino a 0,16, un valore sostanzialmente indistinguibile da zero e in calo rispetto al picco di 0,68 registrato a febbraio.
In termini pratici, ciò significa che conoscere la direzione dei flussi degli ETF in una singola giornata offre oggi pochi segnali affidabili sull’andamento immediato del prezzo di Bitcoin. Resta però il fatto che grandi riscatti, come quello osservato mercoledì, possono amplificare la volatilità e avere impatti temporanei sul mercato.
Per gli investitori europei e italiani, la dinamica offre diversi spunti operativi e di rischio: la dipendenza dai flussi istituzionali può accentuare movimenti repentini, le decisioni di politica monetaria della Federal Reserve restano un fattore critico per il rischio di mercato globale e possibili shock energetici o di offerta possono innescare correzioni anche in mercati sostenuti da afflussi strutturali.
In questo contesto, una strategia prudente richiede monitoraggio delle variabili macro (inflazione, politica monetaria, geopolitica energetica) e un’attenzione particolare ai livelli tecnici chiave, come la media mobile a 200 giorni, che funzionano da riferimenti importanti per valutare la sostenibilità di una nuova fase rialzista.
In sintesi
- La riduzione dei flussi negli ETF spot può aumentare la volatilità di Bitcoin, rendendo più probabili movimenti rapidi e correttivi che coinvolgono anche i mercati tradizionali.
- Per gli investitori a lungo termine è fondamentale valutare la resilienza del proprio portafoglio a scenari di politica monetaria più restrittiva e a shock energetici, che potrebbero comprimere i prezzi nonostante afflussi positivi a medio termine.
- I gestori e gli operatori italiani dovrebbero integrare segnali macro (inflazione USA, decisioni della Fed) con indicatori tecnici, poiché la correlazione tra flussi degli ETF e prezzo di Bitcoin si è notevolmente indebolita.