Kraken sostituisce LayerZero con Chainlink: svolta per kBTC e i futuri asset wrapped
- 14 Maggio 2026
- Posted by: Tony
- Categoria: Crypto, Mercati
Kraken ha annunciato che sostituirà LayerZero, il protocollo utilizzato per trasferire asset crittografici tra diverse blockchain, con l’equivalente di Chainlink dopo che l’exploit di un bridge da 292 milioni di dollari che ha colpito il protocollo di liquid restaking Kelp il mese scorso ha evidenziato vulnerabilità nelle infrastrutture cross-chain tradizionali.
Il servizio Cross-Chain Interoperability Protocol (CCIP) di Chainlink diventerà l’unico servizio cross-chain per gli asset wrapped di Kraken, inclusi kBTC, il token che rappresenta bitcoin avvolto, ha spiegato la piattaforma in una nota.
La scelta segue migrazioni analoghe da parte di altre piattaforme come Kelp, Solv e Re. Nel caso di Kelp, sono stati sottratti 116.500 rsETH (ether restaked) da un bridge basato su LayerZero durante il più grande exploit del 2026 avvenuto in aprile.
LayerZero ha dichiarato:
“Abbiamo commesso un errore permettendo alla nostra rete di verificatori di mettere in sicurezza asset ad alto valore nella configurazione impiegata.”
Secondo stime del settore, circa 3 miliardi di dollari di Valore Totale Bloccato si sono spostati verso alternative dopo gli attacchi, in una migrazione che ha interessato molte infrastrutture cross-chain considerate legacy.
Ambito della migrazione
La migrazione annunciata da Kraken coinvolge diverse catene, tra cui Ink, Ethereum, Unichain e Optimism, con ulteriori integrazioni previste nei prossimi mesi. Kraken ha lanciato kBTC nel 2024 come token garantito 1:1 da bitcoin, inizialmente disponibile su Ethereum e su OP Mainnet, e il token ha raggiunto una capitalizzazione di mercato di circa 260 milioni di dollari.
Con il passaggio a CCIP, i movimenti degli asset wrapped di Kraken saranno gestiti secondo lo standard Cross-Chain Token, mentre Kraken manterrà l’emissione e la custodia degli asset. Lo spostamento riflette una tendenza più ampia nel settore verso soluzioni ritenute più resilienti per l’interscambio di token tra catene diverse.
Anche l’exchange concorrente Coinbase aveva scelto CCIP lo scorso anno come ponte esclusivo per circa 7 miliardi di dollari in token wrapped, aumentandone l’adozione tra operatori centralizzati.
In parallelo, la società madre di Kraken, Payward, ha presentato questo mese una domanda per un charter federale di trust con l’obiettivo di trasformarsi in una banca federale per criptovalute, mossa che segnala l’intento di rafforzare la posizione regolamentare e di custodia sui mercati statunitensi.
Perché le piattaforme migrano a CCIP
La decisione di affidarsi a CCIP è motivata dalla ricerca di maggiore sicurezza e interoperabilità. CCIP offre meccanismi di routing e verifica che, secondo i suoi sostenitori, riducono la superficie d’attacco rispetto a configurazioni più frammentate e non standardizzate.
Tuttavia, la standardizzazione su un provider centrale come Chainlink introduce anche rischi di concentrazione: se da un lato si riduce l’esposizione a protocolli più vulnerabili, dall’altro si aumenta la dipendenza da un singolo fornitore di infrastruttura per operazioni critiche cross-chain.
Implicazioni per il mercato e per gli investitori
Per gli operatori di mercato e gli investitori istituzionali, la migrazione verso CCIP può rappresentare un elemento rassicurante in termini di gestione del rischio tecnico, potenzialmente favorendo una maggiore partecipazione al segmento degli asset wrapped. Allo stesso tempo, l’aumento della fiducia può tradursi in flussi di capitale verso prodotti che dipendono da ponti considerati più sicuri.
Dal punto di vista normativo, l’adozione di infrastrutture più centralizzate e standardizzate potrebbe facilitare il dialogo con le autorità, soprattutto se combinata con iniziative come la richiesta di charter federale da parte di Payward, che mira a inquadrare meglio le attività di custodia sotto supervisione bancaria.
Per gli utenti retail, i benefici in termini di sicurezza dovrebbero essere bilanciati con la trasparenza su costi di transazione e condizioni di custodia; le scelte infrastrutturali degli exchange influenzano direttamente l’accessibilità e il rischio operativo di prodotti come kBTC o altri token wrapped.
In sintesi
- L’adozione di CCIP da parte di grandi exchange riduce il rischio tecnico percepito per i trasferimenti cross-chain, ma aumenta la concentrazione verso un unico fornitore infrastrutturale.
- La migrazione potrebbe facilitare l’ingresso di capitale istituzionale nel segmento degli asset wrapped, aumentando liquidità e profondità di mercato, purché accompagnata da adeguate garanzie di custodia.
- Per gli investitori italiani è importante valutare come questi cambiamenti impattino costi di utilizzo e interoperabilità dei token, nonché la trasparenza nelle politiche di custodia offerte dagli exchange.