Netflix, dieci anni che hanno rivoluzionato la tv e i consumi globali
- 12 Maggio 2026
- Posted by: Tony
- Categoria: Aziende
Netflix ha costruito la sua espansione globale puntando prima di tutto sulla localizzazione: non più soltanto produzioni hollywoodiane, ma serie e film concepiti nei territori in cui si vogliono conquistare gli spettatori. Il debutto fuori dagli Stati Uniti è datato 2015 con Club de Cuervos in Messico; da allora la piattaforma dichiara produzioni in oltre 4.500 città, in più di 50 Paesi e in circa 50 lingue, con investimenti che superano i 135 miliardi di dollari in contenuti e un presunto contributo all’economia globale che supera i 325 miliardi di dollari, generando centinaia di migliaia di opportunità lavorative fra cast, troupe, comparse e lavoratori giornalieri.
Globale e locale
La strategia di localizzazione cerca di coltivare talenti e produzioni sul posto, valorizzando risorse creative locali e creando contenuti che parlino alle specificità culturali di ciascun mercato. Questo approccio non serve solo a incrementare gli abbonamenti: favorisce lo sviluppo di filiere produttive locali — dalle sartorie agli studi di post-produzione — e rende più appetibili i territori per investimenti aggiuntivi nel settore audiovisivo.
L’impatto economico
Sarandos e altri dirigenti evidenziano come dietro le cifre ci siano professioni concrete: sceneggiatori, registi, falegnami, elettricisti, albergatori, autisti e ristoratori che beneficiano delle produzioni. A titolo esemplificativo, The Lincoln Lawyer (quattro stagioni) è stato presentato come un motore economico per la California, con un impatto stimato di oltre 425 milioni di dollari e più di 4.300 occupati coinvolti; analogamente, produzioni come Stranger Things sono state associate a migliaia di posti di lavoro legati alla fase produttiva.
In alcuni casi la presenza continua di set ha trasformato intere città: a Strängnäs, vicino a Stoccolma, versioni locali del format L’amore è cieco hanno creato una sorta di economia del set per molti mesi all’anno. L’effetto economico va oltre la produzione: si manifesta nel turismo legato a luoghi ripresi dalle serie, nelle vendite di prodotti di merchandising, nella musica rilanciata da colonne sonore e persino nella moda ispirata a costumi e accessori visti sullo schermo.
In Italia
Per il mercato italiano Netflix rivendica una presenza significativa: oltre mille film e serie locali distribuiti nell’ultimo decennio e produzioni originali realizzate in più di 100 città. Tra il 2021 e il 2024 la piattaforma attribuisce al Paese oltre 1,1 miliardi di euro di valore aggiunto e oltre 5.500 opportunità di lavoro legate a produzioni e servizi connessi.
Un esempio concreto è La legge di Lidia Poët, girata tra Torino e il Piemonte, che avrebbe coinvolto più di 600 persone in cast e troupe, circa 2.700 comparse e collaboratori giornalieri, 110 location e una domanda rilevante di costumi e accessori realizzati ad hoc. Questi dati mettono in luce come le produzioni internazionali possano generare domanda per piccole e medie imprese locali — laboratori di sartoria, botteghe artigiane, imprese di servizio — creando ricadute economiche oltre la mera occupazione cinematografica.
Dal punto di vista delle politiche pubbliche, la presenza di grandi piattaforme attiva già infrastrutture e incentivi regionali e nazionali: i crediti d’imposta, i fondi per il cinema e le film commission locali diventano strumenti decisivi per attrarre ulteriori set e per trattenere valore aggiunto sul territorio. Investire in formazione specializzata nei mestieri della produzione audiovisiva può aumentare la quota di valore che resta ai produttori e alle imprese italiane.
Non solo originals
Un aspetto spesso meno enfatizzato è che la biblioteca di Netflix è composta in larga misura da titoli in licenza: oltre il 75% dei contenuti disponibili, secondo le stime citate, non è originale. Questo modello ibrido — tra originali proprietari e contenuti licenziati — amplifica la portata dei titoli nazionali e stranieri, permettendo a produzioni nate su reti tradizionali di raggiungere nuovi pubblici globali.
La serie Mare Fuori, partita su una rete televisiva nazionale e poi approdata sulla piattaforma, è un caso illustrativo: una volta su Netflix ha mantenuto la top 10 italiana per oltre 30 settimane e ha superato i 10 milioni di visualizzazioni tra il 2023 e il 2025. Per i produttori italiani ciò significa nuove finestre di mercato e ricavi aggiuntivi, ma anche la necessità di negoziare condizioni di licenza che preservino ritorni suffcienti per finanziare progetti futuri.
Per il sistema paese, la sfida è trasformare l’attrattività delle produzioni in valore strutturale: migliori infrastrutture, bandi mirati, programmi di formazione e una rete di imprese creative in grado di offrire servizi competitivi a livello internazionale possono aumentare la quota di spesa che rimane in Italia e migliorare la sostenibilità degli investimenti nel lungo periodo.
In sintesi
- La strategia di localizzazione delle piattaforme genera effetti moltiplicatori sulle economie locali, offrendo opportunità per fornitori e PMI italiane ma richiedendo politiche che favoriscano la permanenza del valore sul territorio.
- Per gli investitori, il mix tra contenuti originali e titoli in licenza segnala mercati con ritorni differenziati: opportunità di co-produzione e diritti internazionali possono essere fonti di rendimento, ma esigono contratti e capacità produttive competitive.
- Il rafforzamento delle filiere audiovisive nazionali — attraverso formazione, incentivi e infrastrutture — è determinante per convertire la domanda esterna in crescita occupazionale stabile e in maggior valore aggiunto per le comunità locali.