Bitcoin e ether crollano per l’escalation delle tensioni in Medio Oriente

Il mercato delle criptovalute ha mostrato una lieve flessione martedì: bitcoin (BTC) è sceso di circa l’1% nelle ultime ore, oscillando vicino agli 80.800 USD, mentre ether (ETH) ha perso circa il 2% attestandosi intorno ai 2.290 USD. La debolezza è stata sincronizzata con il calo dei futures azionari statunitensi dopo le dichiarazioni del Presidente Donald Trump sullo stato incerto di un cessate il fuoco con l’Iran, elemento che ha spinto il prezzo del Brent oltre i 107 USD al barile e ha fatto salire dello 0,4% l’indice del dollaro statunitense (DXY).

Nonostante la flessione, bitcoin resta al di sopra della soglia che Tom Lee, presidente di Bitmine, aveva indicato come «linea di demarcazione» a 76.000 USD; secondo Lee, la tenuta oltre questo livello a fine mese impedirebbe la conferma della fine della fase rialzista.

Posizionamento nei derivati

Il valore nozionale dell’open interest (OI) in tutti i futures sulle criptovalute è salito fino a circa 125 miliardi USD, nonostante i volumi giornalieri siano diminuiti del 6% attestandosi intorno a 174 milioni USD. Questo suggerisce un ridimensionamento della speculazione di brevissimo termine e un progressivo riallineamento delle posizioni da parte dei trader.

Tra le criptovalute monitorate, l’OI di ZEC è crollato oltre il 10%, scendendo a circa 1,90 milioni di token rispetto al massimo degli ultimi 4,5 mesi di 2,48 milioni. Contestualmente, il prezzo di ZEC è passato da circa 642 USD a 550 USD, un quadro coerente con lo smantellamento di scommesse rialziste piuttosto che con l’apertura di nuove posizioni corte.

Altre diminuzioni significative dell’OI hanno riguardato SUI, CORE e HBAR. In contrasto, l’open interest del token CC di Canton è aumentato di oltre il 10%, con funding rate positivi e un delta cumulativo di volume (OI-adjusted CVD) anch’esso positivo: segnali di predominio degli acquirenti.

Per ETH e XMR si registrano incrementi dell’OI, ma i rispettivi CVD risultano negativi, il che indica che a guidare i movimenti di prezzo sono gli ordini di mercato da parte dei venditori piuttosto che ordini limite passivi.

Volatilità e segnali di rischio

L’indice di volatilità implicita a 30 giorni di bitcoin (BVIV) ha interrotto la sua discesa e si è stabilizzato intorno al 40% questo mese, senza però mostrare segnali di un nuovo incremento significativo: un contesto che favorisce movimenti di prezzo più tranquilli e può facilitare la prosecuzione di tendenze rialziste moderate.

Sul fronte dei mercati tradizionali, il VIX, indicatore della volatilità implicita del S&P 500 a 30 giorni, è salito di oltre il 10% nella settimana fino a sfiorare i 19 punti. Pur lontano dai massimi recenti oltre 30, l’aumento crea comunque un motivo di attenzione per gli investitori che monitorano la connessione tra rischio geopolitico e flussi verso asset rifugio.

Sulla piattaforma Deribit i volumi nelle 24 ore hanno visto una prevalenza di call su BTC con strike a 80.000 USD, 82.000 USD e 84.000 USD — scommesse su un possibile rimbalzo di prezzo — insieme a put a strike 65.000 USD e 74.000 USD, che riflettono coperture o attese di ribasso.

Andamento dei token e liquidità

Tutti gli indici di riferimento segnalati hanno chiuso in territorio negativo dall’inizio della giornata: l’indice DeFi Select (DFX) ha guidato le perdite con un calo del 2,7%, seguito dall’indice CoinDesk Computing Select (CPUS) in calo del 2,3%.

Tra le peggiori performance giornaliere figurano JUP, MON e SEI, che hanno perso tra il 5,6% e il 6,3% a causa di una persistente mancanza di liquidità. In positivo si è distinto CRO, in rialzo del 4,1% e al terzo giorno consecutivo di guadagni, favorito da una proposta di governance che, se approvata, modificherebbe la tokenomics passando da ricompense da inflazione a rendimenti finanziati interamente dai proventi reali del protocollo.

L’indicatore di “Altcoin Season” di CoinMarketCap si è portato a 50/100, il livello più alto da fine marzo, segnalando un miglioramento del sentimento nel settore e potenziali opportunità per settori specifici del mercato alternative alle principali criptovalute.

Implicazioni per investitori e mercati

Il combinato di volatilità moderata su bitcoin, segnali misti negli open interest e un aumento della rischiosità percepita sui mercati tradizionali suggerisce un periodo di selettività per gli investitori. Chi cerca esposizione alle criptovalute dovrà bilanciare la possibilità di upside con il rischio geopolitico e la liquidità variabile di molte altcoin.

Per gli operatori istituzionali, la stabilizzazione del BVIV e la crescita dell’OI complessivo possono indicare un ritorno di interesse strategico, mentre per i trader retail la presenza di strike opt-in concentrati mostra dove il mercato pone le aspettative di prezzo nel breve termine.

In sintesi

  • La stabilità della volatilità implicita di bitcoin crea un ambiente favorevole a posizioni long di medio termine, ma richiede attenzione alla liquidità delle singole altcoin.
  • L’aumento dell’open interest complessivo indica interesse istituzionale crescente; gli investitori italiani dovrebbero valutare l’impatto fiscale e la custodia sicura prima di incrementare l’esposizione.
  • Il rialzo dei prezzi del Brent e la maggiore incertezza geopolitica possono aumentare la correlazione tra criptovalute e mercati tradizionali, ampliando il rischio sistemico per portafogli non adeguatamente diversificati.


Author: Tony
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