Bitcoin nei bilanci delle banche statunitensi è alle porte, ma non ancora

Morgan Stanley ritiene che, prima o poi, il Bitcoin potrebbe comparire nei bilanci delle banche statunitensi, pur riconoscendo che sono necessari passaggi regolamentari e tecnici significativi perché ciò avvenga, secondo quanto illustrato da Amy Oldenburg, responsabile della strategia per gli asset digitali della banca.

Amy Oldenburg ha detto:

“Da molti anni seguiamo il settore degli asset digitali e negli ultimi tempi l’ambiente regolamentare è diventato più favorevole per le nostre attività.”

Barriere regolamentari e passaggi necessari

Secondo Oldenburg, prima che una banca di dimensioni comparabili a Morgan Stanley possa detenere Bitcoin in bilancio occorre superare ostacoli multipli: decisioni da parte della Federal Reserve, l’allineamento alle regole di capitale di Basel e l’intervento coordinato di più autorità di vigilanza internazionali.

Le questioni toccano aspetti di governance, misurazione del rischio, requisiti patrimoniali e modalità di custodia. Per le grandi banche è fondamentale che le regole su capitale e liquidità chiariscano come contabilizzare il rischio di asset volatili e quale trattamento prudenziale debba essere applicato nel caso di esposizione diretta.

L’avanzamento pratico di Morgan Stanley

Nonostante gli ostacoli regolamentari, Morgan Stanley ha già mosso passi concreti nel mercato degli asset digitali. La banca ha lanciato MSBT, un ETP garantito da Bitcoin e il primo prodotto di questo tipo emesso da una banca con charter statunitense.

Il veicolo ha attratto oltre 100 milioni di dollari nei primi sei giorni di negoziazione, un afflusso significativo che indica interessi da parte della clientela verso strumenti regolamentati legati alle criptovalute.

Amy Oldenburg ha detto:

“Tutti quei flussi sono stati guidati da clienti self-directed; il prodotto non era nemmeno disponibile in modalità advisory sulla piattaforma wealth della banca.”

La dinamica mette in luce un divario tra l’offerta dei consulenti finanziari e la domanda reale: Morgan Stanley suggerisce una allocazione di portafoglio compresa tra il 2% e il 4% in Bitcoin, ma l’adozione tra i consulenti è rallentata soprattutto da esigenze di formazione interna.

La banca ha quindi avviato programmi formativi per aggiornare i propri advisor: in piattaforme di wealth management una parte rilevante dell’esposizione in ETP è scelta in modalità self-directed, accentuando l’importanza di rendere i consulenti autonomi su questi temi.

Concorrenza e domanda istituzionale

L’interesse istituzionale per esposizioni regolamentate in Bitcoin è ormai evidente: prodotti concorrenti, come l’IBIT di BlackRock, hanno raccolto decine di miliardi di dollari in pochi mesi, segnando una crescita rapida della domanda per ETF ed ETP regolamentati.

Dirigenti di grandi istituzioni finanziarie osservano che le banche e gli operatori tradizionali possono fungere da ponte tra finanza tradizionale e asset digitali, a condizione che le autorità definiscano regole chiare sul trattamento prudenziale, la custodia e il trading spot.

Custodia e infrastrutture operative

Per ora il MSBT si appoggia a custodi esterni: il prodotto impiega Coinbase e BNY Mellon come custodi duali. Contestualmente, Morgan Stanley sta perseguendo una charter per trust digitale presso l’OCC, che le permetterebbe di offrire custodia diretta di criptovalute e trading spot sulla sua piattaforma wealth.

Un’autorizzazione di questo tipo ridurrebbe la dipendenza da infrastrutture terze e potrebbe velocizzare l’offerta di servizi in-house, ma richiederebbe anche solide procedure di controllo operativo, gestione del rischio e conformità normativa.

Implicazioni per il mercato e per l’Italia

L’avanzata delle grandi banche americane nel settore degli asset digitali potrà avere effetti a catena sui mercati globali, inclusa Europa e Italia. Una maggiore presenza di prodotti regolamentati e di operatori istituzionali aumenterebbe la liquidità e la disponibilità di soluzioni a basso attrito per investitori retail e istituzionali.

Per gli operatori italiani ciò implica la necessità di monitorare le scelte regolamentari internazionali, adattare i quadri di compliance e valutare come integrare prodotti digitali nei portafogli dei clienti, tenendo conto di requisiti patrimoniali, fiscalità e profili di rischio peculiari.

Prospettive e passi successivi

La diffusione di esposizioni regolamentate dipenderà dalla combinazione tra domanda clientelare, evoluzione normativa e sviluppo delle infrastrutture di custodia. Se le autorità di vigilanza forniranno chiare direttive sul trattamento prudenziale, le grandi banche potrebbero ampliare l’offerta fino a detenere posizioni dirette nei propri bilanci.

Nel frattempo, l’industria continuerà a sperimentare soluzioni ibride — prodotti quotati, servizi di custodia esterni e percorsi regolamentari come charter digitali — che definiranno il passaggio da sperimentazione a integrazione più stabile nel sistema finanziario tradizionale.

In sintesi

  • L’interesse delle banche d’investimento per prodotti regolamentati in Bitcoin può aumentare la liquidità e rendere più accessibili strumenti cripto anche al risparmio italiano, ma richiederà chiarezza regolamentare su capitale e custodia.
  • Per gli investitori istituzionali e i consulenti italiani, la crescente disponibilità di ETP e ETF regolamentati impone di rivedere le strategie di asset allocation e i processi di governance del rischio.
  • Se le banche riusciranno a ottenere charter e a internalizzare la custodia, il mercato potrebbe vedere una riduzione dei costi di intermediazione e una maggiore integrazione tra servizi wealth tradizionali e asset digitali.


Author: Tony
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