Le criptovalute fanalino di coda nelle priorità degli elettori degli Stati Uniti in vista delle elezioni di metà mandato, secondo CoinDesk

Un sondaggio su mille elettori registrati dei Stati Uniti, svolto per conto di CoinDesk da Public Opinion Strategies alla fine di aprile, mostra che le criptovalute occupano ormai le posizioni più basse nella lista delle priorità in vista delle elezioni di midterm del 2026: solo l’1% degli intervistati le ha indicate come la questione principale.

Il campione era bilanciato tra sostenitori di Repubblicani e Democratici (il 41% degli intervistati si è dichiarato almeno in parte vicino a ciascun partito) e presenta un intervallo di credibilità di ±3,53%.

Pur non essendo un tema di primo piano, la tecnologia digitale appare comunque presente nello spazio politico: il 3% degli intervistati ha definito le criptovalute il problema “più importante” e un ulteriore 22% le considera un tema rilevante, segno di una maggiore consapevolezza rispetto a pochi anni fa.

Gli elettori continuano però a indicare questioni economiche e sociali tra le priorità: il costo della vita è stato citato dal 36% come tema più importante, seguito da lavoro e economia al 13% e da Social Security e Medicare all’11%. Altri argomenti — immigrazione, sanità, sicurezza nazionale e spesa pubblica — hanno ottenuto risposte a cifra singola.

Una domanda generica su quale formazione i rispondenti preferirebbero alla Camera dei rappresentanti ha mostrato un lieve vantaggio per i Democratici (44% contro 41% per i Repubblicani), un risultato coerente con altri sondaggi monitorati dal The New York Times.

Per quanto riguarda gli esiti probabili, i dati e le analisi indicano che i Democratici sono in una posizione più favorevole per la maggioranza nella Camera dei Rappresentanti, mentre il controllo del Senato sembra più bilanciato e con una strada più difficile per il cambio di maggioranza, come evidenziato anche da fonti come Kalshi e il Cook Political Report.

Donald Trump risulta con una valutazione netta negativa nel campione: il 40% approva in parte o totalmente la sua performance, mentre il 60% la disapprova.

Percezione pubblica delle criptovalute

Il quadro di favorevolezza verso le criptovalute è complesso e polarizzato. Chi tende verso i Repubblicani mostra una valutazione leggermente più positiva rispetto a quella negativa (41% vs 39%), ma i sostenitori base dei Repubblicani, gli indipendenti e chi si schiera con i Democratici presentano in maggioranza opinioni sfavorevoli — con i base Dem particolarmente critici (25% favorevoli contro 58% sfavorevoli).

Il sondaggio indica che poco più di un quarto degli intervistati (27%) ha già investito, scambiato o utilizzato una criptovaluta, mentre un ulteriore 27% non ha ancora fatto investimenti ma non esclude di farlo in futuro. Tra coloro che detengono asset digitali, il 2% dichiara più di 10.000 dollari, il 9% tra 1.001 e 10.000 dollari e il 12% 1.000 dollari o meno.

Il rapporto tra possesso di criptovalute e interesse per le elezioni è significativo: tra gli intervistati “molto più interessati” rispetto al 2022, il 49% dichiara di avere almeno 1.000 dollari in asset digitali.

Percezioni politiche sulle crypto: il 47% degli intervistati ritiene che i Repubblicani siano più favorevoli alle criptovalute, contro il 14% che vede lo stesso nei Democratici. Tuttavia, la fiducia nei confronti dei partiti relativamente alle criptovalute è bassa e frammentata: il 27% si fida maggiormente dei Democratici, il 25% dei Repubblicani e il 40% non si fida di nessuno dei due.

Circa il 40% degli intervistati afferma che sarebbe più propenso a votare per un candidato che condivide le proprie opinioni sulle criptovalute: il sondaggio però non ha indagato se questa preferenza fosse legata a un sostegno positivo o a una posizione critica verso il settore.

Altri indicatori mostrano una conoscenza ancora limitata di aspetti più tecnici: la finanza decentralizzata (DeFi) ottiene un gradimento favorevole nel 17% dei casi, con solo il 60% del campione che dichiara di averne almeno sentito parlare. L’intelligenza artificiale, invece, registra valutazioni più equilibrate, con il 46% favorevole e il 45% sfavorevole.

Contesto legislativo ed elettorale

Nonostante le criptovalute non siano un tema da voto diretto, l’esito delle elezioni ha impatti concreti sulle norme che regolano il settore. Tra le priorità legislative per l’industria c’è il cosiddetto Clarity Act, un disegno di legge sulla struttura del mercato che potrebbe definire regole fondamentali per gli scambi e la custodia degli asset digitali.

Il percorso del Clarity Act verso la possibile approvazione entro l’anno è ancora incerto: il provvedimento richiede l’approvazione di più passaggi legislativi e deve superare ostacoli procedurali e politici. Parallelamente, altri dossier come riforme fiscali attese potrebbero influenzare il quadro regolamentare e fiscale delle attività in criptovalute.

Di fatto, l’industria delle criptovalute ha già investito centinaia di milioni di dollari per sostenere candidati considerati più favorevoli alla sua agenda, dopo essere stata il settore con il maggior numero di donazioni nella tornata elettorale del 2024: una dinamica che evidenzia come l’interesse economico e la pressione lobbistica rimarranno elementi centrali nelle prossime fasi politiche.

I dati completi del sondaggio saranno presentati da CoinDesk durante l’evento Consensus Miami, offrendo ulteriori dettagli sulle differenze demografiche e sugli orientamenti regionali che possono influenzare il dibattito pubblico e le strategie di mercato.

In sintesi

  • La bassa priorità assegnata alle criptovalute nelle preoccupazioni elettorali non elimina il loro potenziale di impatto sui mercati: regole e tassazione future possono ridefinire valutazioni e liquidità, con conseguenze per gli investitori europei e italiani esposti ai mercati digitali.
  • La presenza di investitori retail con esposizioni anche modeste evidenzia una base di domanda che potrebbe reagire rapidamente a segnali normativi o fiscali; gli operatori istituzionali e i consulenti patrimoniali italiani devono monitorare il rischio normativo e l’eventuale volatilità.
  • La partita legislativa, in particolare attorno al Clarity Act e alle riforme fiscali, resta il fattore chiave per l’evoluzione del settore: un quadro normativo più chiaro può favorire l’ingresso di capitale istituzionale, mentre incertezza prolungata tende ad aumentare il premio per il rischio.
  • Per gli investitori italiani, la polarizzazione politica negli Stati Uniti e l’allocazione di risorse pro-candidato del settore indicano che eventi politici potrebbero generare opportunità di breve termine e rischi sistemici che vanno considerati nelle strategie di asset allocation.


Author: Tony
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