Flotilla, ricorso alla Cedu contro l’Italia: doveva proteggere i due attivisti

In tarda mattinata si è svolta una conferenza stampa con la partecipazione di Maria Elena Delia, portavoce di Global Sumud Italia, durante la quale sono stati illustrati l’esposto urgente presentato dall’équipe legale presso la Procura di Roma, le iniziative giudiziarie avviate a livello nazionale e internazionale, gli sviluppi relativi alla situazione a Creta, le condizioni dei partecipanti ricoverati e gli aggiornamenti sui rimpatri.

La missione riparte, dicono gli attivisti

Luca ha detto:

“La Flotilla riparte. Useremo questi giorni per sistemare tutto e per rimettere a posto le barche. Abbiamo compagni dalla Grecia, dall’Italia, dalla Spagna, dall’Olanda e da tutta Europa che si sono mobilitati per venire qui.”

Luca ha aggiunto:

“Abbiamo preso tutte le precauzioni necessarie e siamo in contatto con le autorità. Ripartiremo e saremo più numerosi rispetto alla partenza dalla Sicilia. Se prima avevamo un milione di motivi per andare a Gaza, ora ne abbiamo uno in più.”

Le accuse della portavoce

Maria Elena Delia ha detto:

“Avila e Abukeshek erano a bordo di una barca battente bandiera italiana. Questo significa, secondo il diritto del mare, che sono stati prelevati illegalmente dalle autorità che li hanno intercettati.”

Secondo la portavoce, le imbarcazioni si trovavano a circa 20 miglia da Creta, in acque internazionali ma di competenza greca, e l’azione è stata giudicata non solo una violazione per gli attivisti coinvolti, ma un segnale preoccupante a livello europeo. Delia ha delineato la richiesta formale che i due detenuti vengano liberati e ha qualificato la vicenda come una questione giuridica che richiede un intervento collettivo e la mobilitazione di presidi permanenti a tutela dei diritti fondamentali.

Maria Elena Delia ha aggiunto:

“Se si consente di rapirli in acque internazionali da una barca battente bandiera italiana, si entra in un’escalation che legittima violazioni sistematiche del diritto internazionale. Chiediamo giustizia e la liberazione di tutti i prigionieri politici, a cominciare da Thiago e Saif.”

Il ricorso alla Corte europea dei diritti dell’uomo

Il team legale della Global Sumud Flotilla ha presentato un ricorso urgente alla Corte europea dei diritti dell’uomo contro lo Stato italiano in rappresentanza di Saif Abukeshek Abdelrahim e Thiago de Avila. Nel documento si contesta la responsabilità dell’Italia in qualità di Stato di bandiera dell’unità Eros 1, sostenendo che, secondo consolidata giurisprudenza della Corte di Strasburgo e il diritto internazionale marittimo, lo Stato di bandiera esercita giurisdizione sulle persone a bordo e ha il dovere di prevenire violazioni prevedibili dei diritti fondamentali.

Gli avvocati rilevano che non sono state adottate misure efficaci per proteggere gli attivisti né interventi idonei a impedire o interrompere la violazione in corso, nonostante le autorità italiane fossero state tempestivamente informate del rischio concreto per la vita e l’integrità fisica degli interessati. Con la procedura di urgenza richiesta ai sensi dell’articolo 39 del regolamento CEDU, si invoca l’accertamento del luogo di detenzione, la garanzia dell’integrità fisica e psicologica, l’accesso alla difesa e il divieto di trasferimenti o isolamento ulteriori.

Il racconto dell’abbordaggio

Tony La Piccirella ha raccontato:

“Sono saliti a bordo delle nostre barche con i fucili spianati, erano più aggressivi dell’altra volta. Io mi trovavo sull’ultima imbarcazione intercettata: hanno rotto vele e motore e l’hanno dirottata verso una nave militare cargo dove ci hanno costretto a salire. Eravamo 181 persone.”

Tony La Piccirella ha aggiunto:

“Dopo qualche ora io e altri cinque attivisti siamo stati messi in isolamento. Sono stato in un container completamente chiuso, come una cella, per circa trenta ore; c’erano solo due tatami a terra. Gli altri 175 compagni erano in un atrio dove entrava acqua e non avevano coperte. Ventuno attivisti, compresi alcuni donne, sono stati picchiati. Tre persone hanno riportato ferite gravi e una è ancora ricoverata in ospedale.”

Nel suo racconto, l’attivista ha affermato che le operazioni di sbarco si sono svolte alla presenza della guardia costiera greca e che, durante le fasi di abbordaggio e trasferimento, si sono verificati scontri fisici perché alcuni partecipanti hanno cercato di resistere fino alla liberazione di Thiago e Saif. Gli organizzatori definiscono l’episodio come un’ulteriore estensione delle pratiche di controllo navale nel Mediterraneo.

Contesto giuridico e implicazioni politiche

La vicenda solleva questioni complesse di diritto marittimo e di responsabilità statale: lo Stato di bandiera è tenuto a garantire la sicurezza delle persone a bordo e a impedire che le navi battenti la sua bandiera siano coinvolte in operazioni che possano tradursi in violazioni dei diritti umani. Sul piano politico, l’episodio può generare tensioni diplomatiche tra gli Stati interessati e attirare l’attenzione delle istituzioni europee in materia di diritti fondamentali e libertà di azione delle missioni umanitarie nel Mediterraneo.

Per le organizzazioni non governative che operano con imbarcazioni civili, l’evento potrebbe tradursi in un irrigidimento dei controlli, maggiori costi assicurativi e difficoltà logistiche nell’organizzazione delle rotte, con impatti concreti sulla capacità di portare aiuti e personale nei luoghi di crisi. Allo stesso tempo, le azioni legali in sede europea potrebbero stabilire precedenti rilevanti sul piano della tutela dei diritti in acque internazionali e sulle responsabilità degli Stati di bandiera.

In sintesi

  • Possibili ricadute sui costi del trasporto marittimo: l’aumento della percezione di rischio nelle rotte mediterranee potrebbe tradursi in premi assicurativi più elevati per le imbarcazioni civili e commerciali, con effetti sui costi logistici delle imprese italiane.
  • Implicazioni per il fundraising e la gestione delle ONG: maggiore attenzione normativa e rischi operativi possono indurre donatori a rivedere finanziamenti o richiedere garanzie aggiuntive, riducendo la capacità immediata di intervento umanitario.
  • Rischio di impatto diplomatico sulle relazioni commerciali: le tensioni tra Stati e le iniziative legali internazionali potrebbero influenzare i rapporti politico-economici, con potenziali ricadute sul clima di investimento e sugli scambi nel Mediterraneo.
  • Precedenti legali e costi di conformità: se la Corte europea dovesse riconoscere responsabilità dello Stato di bandiera, le autorità italiane potrebbero essere chiamate a rivedere procedure e controlli sulle imbarcazioni registrate, generando oneri amministrativi e costi per l’adeguamento normativo.


Author: Tony
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