Il testo del Clarity Act consente alle società crypto di offrire ricompense in stablecoin salvaguardando i rendimenti bancari

Un accordo di compromesso pubblicato venerdì propone di vietare il yield sui stablecoin quando questo derivi esclusivamente dal semplice possesso delle riserve, segnando un passo importante nella definizione normativa contenuta nel Digital Asset Market Clarity Act. La soluzione negoziata dai senatori Thom Tillis (R-N.C.) e Angela Alsobrooks (D-Md.) intende evitare che gli emittenti di stablecoin offrano ricompense che replicano funzionalità tipiche dei depositi bancari.

Dettagli del compromesso

Il testo proposto sottolinea che le depositary institutions svolgono «servizi finanziari integrali per la solidità dell’economia americana» e afferma che emittenti di stablecoin che fornissero servizi analoghi potrebbero limitare tali istituzioni. La formulazione vieta esplicitamente il pagamento di forme di rendimento che siano, nella sostanza, equivalenti all’interesse su depositi bancari.

Testo proposto recita:

«Nessuna parte soggetta potrà, direttamente o indirettamente, pagare qualsiasi forma di interesse o rendimento (sia in contanti, token o altra considerazione) a un destinatario ristretto — (A) esclusivamente in relazione al possesso dei payment stablecoin di tale destinatario ristretto; oppure (B) su un saldo di payment stablecoin in modo che sia economicamente o funzionalmente equivalente al pagamento di interesse o rendimento su un deposito bancario fruttifero di interessi.»

Il divieto non si estende però a incentivi «basati su attività o transazioni autentiche» differenti dal rendimento generato da depositi bancari fruttiferi: la norma mira dunque a distinguere tra premi legati all’utilizzo effettivo delle piattaforme e pagamenti meccanici per il semplice stazionamento di riserve.

Conseguenze operative per le piattaforme cripto

Nel concreto, la proposta obbligherebbe molte società di asset digitali a ripensare i loro modelli commerciali, passando da logiche di «buy and hold» a schemi orientati al «buy and use», ossia a ricompensare l’attività reale degli utenti piuttosto che il semplice possesso di token. Operativamente questo richiederà cambi di prodotto, adeguamenti di compliance e nuovi meccanismi di tracciamento delle transazioni.

Il testo prevede inoltre una fase di regolamentazione: al momento dell’entrata in vigore della legge, il Treasury Department e la Commodity Futures Trading Commission dovranno avviare un processo di rulemaking entro un anno per chiarire come e quando le imprese cripto possono offrire rendimento. La formulazione lascia ampio margine di discrezionalità agli organi regolatori, potenzialmente consentendo adattamenti che preservino alcune forme di ricompensa.

Secondo Corey Frayer, direttore della protezione degli investitori presso la Consumer Federation of America, la norma di rulemaking potrebbe essere interpretata in modo da permettere alle società cripto di svolgere attività produttive e successivamente redistribuire rendimenti agli utenti, mantenendo così servizi competitivi senza replicare esattamente i prodotti bancari tradizionali.

Reazioni dell’industria e posizioni pubbliche

Coinbase, coinvolta nelle trattative e tra le più esposte alle restrizioni sui premi legati ai stablecoin, ha commentato pubblicamente il passo avanti.

Brian Armstrong ha scritto:

“Procedete con la marcatura.”

Paul Grewal, chief legal officer di Coinbase, ha osservato:

“Questo linguaggio preserva i premi basati sull’attività collegati a una reale partecipazione su piattaforme e reti cripto — proprio ciò che il settore bancario aveva indicato di volere. Siamo concentrati sul portare a termine il disegno di legge e riteniamo che questo testo non debba costituire motivo di obiezione.”

Anche la rappresentanza commerciale del settore ha reagito in modo favorevole alla pubblicazione del testo: il CEO della Digital Chamber, Cody Carbone, ha definito il rilascio della parte sul rendimento dei stablecoin «un passo importante per risolvere una delle questioni finali che separano il Comitato dalla fase di markup».

Cody Carbone ha dichiarato:

“Accogliamo con favore la pubblicazione del testo sui rendimenti dei stablecoin come passo significativo per superare uno degli ultimi ostacoli verso il markup del Comitato. Continueremo a sostenere il valore dei programmi a premi per incrementare utilità per i consumatori, concorrenza e innovazione nell’ecosistema degli asset digitali.”

Iter legislativo e rischi residui

La convergenza su questo punto aumenta le probabilità che il Senate Banking Committee avvii il markup del provvedimento, fase necessaria per far avanzare la legge nel processo legislativo del Senato. Restano però altri nodi da sciogliere che non sono stati resi pubblici, e l’esito finale dipenderà sia dalle ulteriori negoziazioni politiche sia dalle scelte tecniche che i regolatori attueranno nella successiva fase di rulemaking.

Per il mercato globale e per gli operatori europei, la norma americana potrebbe fungere da benchmark. Un intervento che limita i rendimenti passivi sui stablecoin potrebbe ridurre la pressione competitiva sui margini bancari e, al contempo, stimolare prodotti cripto più orientati all’utilità e all’integrazione con servizi finanziari regolamentati.

Considerazioni per il contesto italiano

Per operatori, investitori e istituzioni italiane, la novità americana offre sia rischi sia opportunità. Da un lato, una stretta sui rendimenti potrebbe ridurre alcuni incentivi speculativi e la volatilità legata all’uso dei stablecoin come strumenti di rendimento; dall’altro, obbligherà exchange e fornitori di servizi cripto a innovare prodotti con maggiore attenzione all’aderenza normativa e all’interoperabilità con il sistema bancario tradizionale.

Per gli investitori istituzionali italiani e i gestori patrimoniali, il possibile esito normativo negli Stati Uniti va monitorato per valutare l’impatto su liquidità, modelli di ricavo delle piattaforme e sull’offerta di strumenti ibridi che combinano servizi cripto con custodia regolamentata.

In sintesi

  • Una limitazione ai yield passivi sui stablecoin potrebbe ridurre la concorrenza diretta con i prodotti bancari tradizionali, spingendo le piattaforme cripto a premiare l’uso effettivo e la partecipazione; per gli investitori ciò significa che i rendimenti legati al semplice possesso potrebbero scomparire, mentre aumenteranno le opportunità su servizi a valore aggiunto.
  • I processi di rulemaking affidati al Treasury Department e alla Commodity Futures Trading Commission offriranno margini interpretativi importanti: gli esiti potrebbero favorire soluzioni regolamentate ibride, con spazio per nuovi servizi di custodia e prodotti finanziari compliant per investitori istituzionali italiani.
  • Per le società fintech e gli exchange europei, il cambiamento negli Stati Uniti rappresenta un trigger per adeguare prodotti e governance: chi saprà integrare innovazione tecnologica e requisiti di conformità potrà consolidare posizione competitiva nei mercati regolamentati.