Nautica: l’Emilia-Romagna accelera il distretto da 1,6 miliardi e scommette su premium e lusso
- 30 Aprile 2026
- Posted by: Tony
- Categoria: Aziende
C’è un tratto dell’Adriatico dove la cantieristica non è soltanto industria, ma un vero e proprio sistema produttivo integrato, in grado di competere a livello globale: è l’area che comprende Rimini, Ravenna e Forlì‑Cesena, dove la Emilia‑Romagna consolida il ruolo di uno dei principali poli della nautica da diporto italiana.
I dati presentati a Bologna in occasione del primo tavolo regionale dedicato al settore descrivono un comparto con solide basi economiche: 287 imprese, oltre 3.600 addetti e un fatturato complessivo di circa 1,6 miliardi di euro, con quasi la metà dei ricavi realizzati sui mercati esteri.
Il quadro regionale e le fonti
La fotografia della filiera è contenuta nello studio intitolato «Il settore della nautica in Emilia‑Romagna», realizzato da Art‑ER insieme alla Università di Bologna e a Ser.In.Ar. A livello nazionale, il comparto contribuisce al posizionamento dell’Italia come leader mondiale nell’export di unità da diporto a motore, con una quota significativa del mercato globale.
Struttura produttiva e concentrazione
Il cuore produttivo batte in Romagna, che concentra l’80% degli occupati e il 90% del fatturato regionale. La filiera è caratterizzata da una forte concentrazione: i principali cantieri determinano la maggior parte dei ricavi complessivi, con il gruppo Ferretti come protagonista principale. Accanto a questo polo operano realtà riconosciute come il Cantiere del Pardo di Bologna, Absolute, Solaris Power e Quick, che insieme formano l’ossatura della produzione di alta gamma.
Parallelamente ai grandi gruppi si è sviluppata una rete diffusa di piccole e medie imprese specializzate: queste aziende forniscono competenze tecniche, componentistica di qualità e servizi di personalizzazione che alimentano il valore aggiunto dell’intero ecosistema produttivo.
Vincenzo Colla ha detto:
“Il tavolo regionale può trasformarsi in un laboratorio di politiche industriali, definendo interventi mirati per guidare l’innovazione della filiera: uno yacht non è solo un prodotto, ma un sistema la cui competitività nasce dall’integrazione tra progettazione, tecnologie e capacità di personalizzazione.”
Crescita, export e mercati esteri
La traiettoria degli ultimi anni evidenzia una dinamica espansiva: nell’ultimo decennio fatturato ed export sono più che triplicati e l’occupazione è cresciuta di circa il 60%, segnali di una domanda internazionale robusta e di un posizionamento competitivo fondato su design, qualità e innovazione. Le esportazioni regionali superano gli 800 milioni di euro, con i principali sbocchi commerciali rappresentati da Stati Uniti, Francia e Regno Unito.
Prospettive e leve di sviluppo
Per consolidare la crescita il settore richiede politiche che agiscano su più fronti: internazionalizzazione delle imprese, formazione tecnica specializzata, attrazione di investimenti in ricerca e sviluppo e potenziamento delle infrastrutture portuali e logistiche. La transizione verso tecnologie più sostenibili e processi produttivi a basso impatto rappresenta inoltre una leva strategica per mantenere il vantaggio competitivo sui mercati di fascia alta.
Interventi pubblici e collaborazioni pubblico‑private possono facilitare l’accesso al credito per le Pmi della filiera, promuovere iniziative di ricerca industriale e favorire percorsi di internazionalizzazione che sfruttino fiere, missioni commerciali e accordi bilaterali nei principali mercati di sbocco.
In sintesi
- La forte specializzazione dell’Emilia‑Romagna nella nautica di alta gamma crea opportunità per investimenti focalizzati su ricerca, digitalizzazione e sostenibilità; le imprese che supportano la catena del valore possono beneficiare di un mercato export stabile.
- La concentrazione dei ricavi nei principali gruppi evidenzia sia economie di scala sia un rischio di dipendenza da pochi operatori: diversificare la base produttiva e ampliare la rete di fornitori può migliorare la resilienza del cluster.
- Per gli investitori istituzionali e privati la filiera offre potenziali rendimenti legati all’export e alla domanda di prodotti premium; però è cruciale valutare l’esposizione a shock internazionali e l’impegno delle imprese verso la decarbonizzazione.
- Politiche mirate su formazione tecnica, infrastrutture portuali e accesso al credito per le Pmi possono aumentare la competitività regionale e attrarre capitale estero, favorendo una crescita più diffusa e sostenibile.