La domanda di esperti in intelligenza artificiale cresce del 40%
- 29 Aprile 2026
- Posted by: Tony
- Categoria: Economia
Nei primi quattro mesi del 2026 la domanda di figure professionali con competenze nell’IA è aumentata del 40% rispetto allo stesso periodo del 2025, mentre emergono ruoli dedicati alla regolamentazione e al controllo dell’uso delle tecnologie. Le ricerche di mercato si concentrano su profili come AI Engineer, Data Engineer e Generative AI Specialist, seguiti da figure orientate alla governance e alla conformità.
Nuove professioni e ruolo della governance
Oltre ai ruoli tecnici, cresce l’interesse per competenze legate alla gestione del rischio, alla trasparenza e alla protezione dei dati: stanno prendendo piede posizioni come AI Governance Specialist e Compliance Specialist dedicate all’IA. L’entrata in vigore della prima legge dell’Unione Europea sull’IA, prevista per agosto 2026, rappresenterà un punto di svolta per i requisiti di supervisione e controllo dei sistemi automatizzati.
Dati sull’adozione e sul divario formativo
Secondo la Salary Guide 2026 di Hays, oltre la metà dei professionisti utilizza già l’IA generativa nel proprio lavoro: il dato è salito al 52% nel 2025, contro il 43% registrato nel 2024 e il 20% del 2023, segnalando una rapida diffusione delle tecnologie nei contesti aziendali italiani.
Questo crescente utilizzo convive però con un evidente divario formativo: più del 50% dei lavoratori dichiara un uso regolare degli strumenti di IA, e al tempo stesso il 77% si dice disponibile a partecipare a workshop o corsi specialistici per aggiornare le proprie competenze.
Intervento delle aziende e formazione
Fabiano Peveralli said:
“L’IA viene percepita sempre di più come una leva per accrescere produttività, efficienza, innovazione e competitività. Per sfruttarne appieno il potenziale è necessario affiancare alla diffusione tecnologica percorsi di formazione e aggiornamento continui.”
Secondo la guida, la diffusione dell’IA si traduce già in una domanda di competenze specialistiche, sia sul versante tecnologico sia su quello della governance. Le aziende che non investono oggi in formazione e adeguamento delle competenze rischiano di accumulare ritardi difficili da recuperare nel breve termine.
Fabiano Peveralli said:
“La sfida non è solo introdurre l’IA nei processi aziendali, ma farlo in modo consapevole e responsabile: integrare la tecnologia a supporto delle persone senza sostituirne il ruolo, migliorando qualità del lavoro e capacità decisionale.”
Percezione dell’impatto sul lavoro
I professionisti segnalano benefici concreti: il 63% indica come principale vantaggio l’aumento di produttività ed efficienza, il 55% apprezza il supporto nell’analisi dei dati e il 38% valorizza la capacità di generare idee o contenuti creativi. Nonostante ciò, non si osserva ancora un impatto dirompente sui livelli occupazionali a livello aggregato.
Dal lato aziendale, il 68% delle imprese si dichiara poco o per nulla preoccupato dall’effetto dell’IA sulle future opportunità di lavoro, mentre il 32% manifesta un grado di preoccupazione più alto. Tra i lavoratori, l’apprensione è più pronunciata nelle fasi centrali e finali della carriera; al contrario, i più giovani (20-29 anni) mostrano un atteggiamento più fiducioso: l’84% di loro si dichiara poco o per nulla preoccupato.
Implicazioni per il mercato del lavoro italiano
Il rapido incremento della domanda di figure specializzate comporterà effetti su offerta salariale, processi di selezione e piani di sviluppo interno. Le aziende italiane dovranno bilanciare investimenti in tecnologia con programmi di riqualificazione del personale e misure di compliance per rispettare il nuovo quadro normativo europeo.
Settori come finanza, manifatturiero avanzato, servizi professionali e telecomunicazioni sono tra quelli più esposti alla pressione competitiva legata all’adozione dell’IA, con potenziali ricadute sull’occupazione qualificata e sulla domanda di formazione specialistica.
Raccomandazioni per imprese e policy maker
Per gli operatori economici è cruciale definire strategie che uniscano implementazione tecnologica e governance: policy interne chiare, investimenti in cybersecurity e tutela dei dati, piani di formazione modulati per fasce d’età e livelli di responsabilità. Per le istituzioni pubbliche, il focus dovrebbe essere su incentivi alla formazione continua e su linee guida per l’applicazione pratica delle norme europee.
In sintesi
- La crescente domanda di competenze in IA spingerà verso una riallocazione delle risorse umane e una rivalutazione delle politiche salariali nei settori a maggiore intensità tecnologica.
- Gli investimenti aziendali dovranno bilanciare spesa in strumenti avanzati e programmi di upskilling per evitare carenze di talenti e ritardi competitivi.
- L’entrata in vigore della normativa europea sull’IA richiederà spese aggiuntive per compliance e governance, creando opportunità per servizi professionali e consulenze specializzate.
- Per l’ecosistema italiano, il rafforzamento dell’offerta formativa può diventare leva strategica per attrarre investimenti esteri e consolidare cluster tecnologici nazionali.