Bitcoin vola a 77.000 dollari in attesa della decisione della Fed mentre Trump si prepara a un lungo blocco nello stretto di Hormuz

Bitcoin resta fermo mentre il resto dei mercati registra movimenti più marcati: la principale criptovaluta è scesa sotto i 77.000 dollari nella sessione asiatica di mercoledì, segnando un aumento di appena lo 0,1% nelle 24 ore e un calo dello 0,8% sulla settimana, all’interno di un range molto ristretto.

Nel frattempo il prezzo del Brent ha superato i 111 dollari al barile in scia a un rapporto secondo cui il presidente degli Stati Uniti avrebbe ordinato ai suoi collaboratori di preparare un prolungato blocco navale dello Stretto di Hormuz, alimentando tensioni geopolitiche che hanno avuto impatto sui mercati energetici.

Donald Trump ha scritto su Truth Social:

“L’Iran ha detto che il Paese è in uno ‘Stato di collasso’.”

Da parte sua, Teheran avrebbe lasciato intendere la disponibilità a un accordo provvisorio per riaprire lo stretto a condizione che venga rimosso qualsiasi blocco dei porti iraniani, una dinamica che potrebbe mitigare — almeno temporaneamente — il rischio di un’escalation prolungata.

Tra le altre criptovalute, Ether ha chiuso la settimana in calo del 2,6% a 2.310 dollari, XRP è sceso del 3,8% a 1,39 dollari, Solana ha perso il 3,2% attestandosi a 84,57 dollari e BNB ha lasciato il 2,3% chiudendo a 625 dollari. L’unica eccezione tra i primi dieci token (escludendo gli stablecoin) è stata dogecoin, salita del 5,5% nella settimana a 0,1016 dollari.

Di conseguenza la dominance di Bitcoin è tornata a salire lentamente, un fenomeno tipico quando aumenta lo stress macro e il capitale si ridirige verso l’asset più grande e liquido del mercato cripto.

Zaheer Ebtikar, fondatore di Split Research, ha osservato:

“L’eccesso di offerta si è finalmente esaurito, e i venditori che erano stati spaventati dalle oscillazioni macro o da timori tecnologici sono già usciti, lasciando il mercato molto più scarno sul lato venditore rispetto a pochi mesi fa.”

Zaheer Ebtikar ha aggiunto:

“Bitcoin è molto meno sensibile al rumore regolamentare o alle politiche delle banche centrali di quanto si pensi. La sua sensibilità è una funzione della volatilità più ampia, e dato che ora siamo in un intervallo di negoziazione più tranquillo, non c’è una corsa immediata verso l’uscita.”

Sul piano tecnico alcuni analisti, tra cui quelli di Bitget, indicano i 75.000 dollari come la soglia chiave: una perdita netta di quel livello potrebbe aprire spazio a ulteriori discese, mentre un rimbalzo verso i 80.000 dollari manterrebbe intatta la struttura rialzista e configurerebbe un nuovo test della resistenza che ha respinto Bitcoin più volte dall’inizio dell’anno.

Sul fronte macro, le decisioni sui tassi della Federal Reserve e della Banca Centrale Europea attese per questa settimana rappresentano fattori di potenziale volatilità: il Fed annuncerà la propria scelta più avanti nella giornata, seguita dalla ECB giovedì.

Inoltre, la vendita sul mercato azionario statunitense di martedì ha riflesso un aumento dello scetticismo sui rendimenti attesi dagli investimenti in intelligenza artificiale, con i futures sul Nasdaq 100 che tentavano di recuperare terreno nelle ore asiatiche. Le oscillazioni del Brent, tra guadagni e perdite, hanno mantenuto tuttavia il prezzo vicino ai massimi, esercitando nuovo impulso sulle attese d’inflazione in vista delle decisioni delle banche centrali.

Per gli operatori resta centrale verificare se l’apparente esaurimento dell’offerta di Bitcoin reggerà al prossimo shock macro. Se la lettura di Ebtikar fosse corretta, la base dei venditori che ha capitolato tra marzo e aprile è ormai uscita dal mercato e ora Bitcoin potrebbe muoversi più in funzione della volatilità generale che delle notizie di giornata. Se invece questa interpretazione dovesse rivelarsi errata, il livello di 75.000 dollari verrebbe rapidamente messo alla prova e si potrebbe assistere a un allargamento del range verso il basso, come ipotizzato dagli analisti di Bitget.

Per gli investitori italiani la situazione richiede attenzione su due fronti: gestione del rischio in portafoglio comportando possibili coperture contro la volatilità energetica e valutazione delle esposizioni crypto alla luce delle prossime mosse delle banche centrali, che influiranno sia sui rendimenti obbligazionari sia sul cost of capital delle asset class rischiose.

In sintesi

  • La tenuta del range di Bitcoin riduce temporaneamente la pressione di vendita, ma la conferma della stabilità dipenderà dall’esito delle decisioni di Fed e ECB, che possono rapidamente riaccendere volatilità sui mercati finanziari.
  • L’impennata del Brent e i rischi geopolitici aumentano le probabilità di pressioni inflazionistiche: per gli investitori italiani questo implica possibili variazioni nei rendimenti reali e un maggior interesse per strategie di copertura.
  • La rotazione della liquidità verso Bitcoin in fasi di stress macro suggerisce che, in portafoglio, le criptovalute maggiori potrebbero comportarsi più come asset di rischio liquido che come protezioni sistemiche; una gestione attiva della posizione rimane consigliata.