Bybit ceo avverte: le aziende hanno bisogno di licenze mifid ed emi per prosperare in Europa
- 27 Aprile 2026
- Posted by: Tony
- Categoria: Crypto, Mercati
Ben Zhou, amministratore delegato di Bybit, afferma che ottenere una licenza MiCA per operare in Europa è un passo importante, ma da sola non basta a garantire la redditività di una piattaforma di scambio di criptovalute.
Limiti della sola licenza MiCA
Secondo Ben Zhou, il regolamento MiCA copre principalmente le attività di scambio fiat-crypto e crypto-crypto, ma non include l’intera gamma di prodotti — come i derivati e gli asset tokenizzati — necessari per costruire un’attività davvero profittevole.
Ben Zhou said:
“Con l’attuale quadro MiCA, puoi solo fare fiat-to-crypto, crypto-to-crypto.”
Per offrire derivati sofisticati e soluzioni legate a tokenizzazione è infatti necessario ottenere ulteriori autorizzazioni, in particolare una licenza MiFID II per i mercati finanziari e una licenza di Electronic Money Institution (EMI).
Ben Zhou said:
“Ci sono molti elementi di un’attività profittevole che non puoi fare, quindi anche come titolare di MiCA — a meno che tu non sia Kraken, Bitpanda o Bitvivo, che sono già in utile perché possiedono licenze multiple — non basti.”
Strategia e tempistiche per la redditività
Bybit, attualmente uno dei maggiori exchange per volume, ha comunicato che con la sola autorizzazione MiCA non genera utili in Europa, ma considera la licenza parte di un investimento a lungo termine volto a ottenere le autorizzazioni complementari necessarie.
Ben Zhou said:
“Non guadagniamo con la sola licenza MiCA. Ma possiamo permettercelo perché siamo un’entità grande. Per noi è un investimento sul lungo periodo.”
Ben Zhou said:
“Potrebbero volerci cinque anni, ma penso sia un po’ troppo. Presumerei che probabilmente diventeremo redditizi entro due anni.”
Scadenze regolamentari e consolidamento del mercato
La licenza MiCA rilasciata in uno Stato membro permette al fornitore di servizi su cripto-attività di operare in tutto lo Spazio Economico Europeo (EEA), comprendente i 27 Paesi dell’Unione Europea più Norvegia, Islanda e Liechtenstein. Il periodo di grandfathering, che consente a operatori esistenti di ottenere l’autorizzazione alle condizioni attuali, si chiude a fine giugno, con conseguente termine operativo fissato al 1° luglio per chi non si sia autorizzato.
Ben Zhou said:
“Ci sarà un consolidamento del mercato. Per questo molti stanno chiudendo. Perché anche se potrebbero permettersi MiCA, si chiedono: ‘Devo anche avere MiFID e EMI per guadagnare, e devo fare investimenti ingenti in infrastrutture di compliance per essere profittevole?'”
Il termine stringente accentua le barriere d’ingresso e favorisce gli operatori già strutturati o i gruppi che possono sostenere investimenti significativi in tecnologia e funzioni di conformità. Di conseguenza è probabile che il numero di fornitori attivi in Europa diminuisca, aumentando concentrazione e rischi di mercato.
Ruolo dei regolatori e possibile centralizzazione
Alcuni supervisori nazionali chiedono un’interpretazione più rigorosa di MiCA e una supervisione rafforzata da parte di autorità sovranazionali come ESMA. Questa evoluzione normativa potrebbe uniformare le regole ma anche introdurre maggiore burocrazia e tempi decisionali più lunghi per i fornitori di servizi cripto.
Ben Zhou said:
“Abbiamo scelto un regolatore stringente come l’FMA a Vienna; credo che pagherà a lungo termine. Alcuni Paesi interpretano MiCA come occasione per attrarre business; altri puntano a regolamentazioni molto severe, dunque ci sono livelli diversi di rigore.”
Ben Zhou said:
“L’entrata in scena di ESMA potrebbe creare un campo di gioco più uniforme, ma anche svantaggi: con un regolatore locale è più semplice interagire direttamente. Se tutto è centralizzato, aumentano i tempi, la burocrazia e diminuisce l’efficienza.”
La scelta di un regolatore nazionale più esigente può rappresentare per un gruppo internazionale una strategia difensiva: compliance più rigorosa oggi può tradursi in reputazione e accesso facilitato ai mercati in futuro, ma implica costi iniziali superiori rispetto ai concorrenti meno regolamentati.
Implicazioni per investitori e operatori in Italia
Per il contesto italiano, la progressiva riduzione degli operatori attivi in Europa comporterà effetti pratici: minor concorrenza sui costi di trading, possibile concentrazione degli scambi presso attori regolamentati e una riduzione temporanea dell’offerta di prodotti complessi come derivati tokenizzati.
Gli investitori retail e istituzionali italiani dovranno monitorare attentamente quali licenze possiedono gli exchange e quali prodotti questi sono autorizzati a offrire, poiché la presenza o meno di autorizzazioni MiFID II e EMI determinerà l’accesso a servizi evoluti e la qualità delle garanzie normative.
In prospettiva, una maggiore concentrazione potrebbe favorire la stabilità di mercato se accompagnata da robusti requisiti di capitale e controllo, ma aumenterebbe anche il rischio sistemico legato a pochi grandi operatori che dominano la liquidità.
Conclusione: investire nella conformità come leva strategica
L’esperienza dichiarata da Bybit indica che la compliance non è solo un costo operativo ma una scelta strategica che può garantire accesso al mercato e vantaggi competitivi nel medio-lungo periodo. Tuttavia, la transizione regolamentare creerà inevitabilmente un periodo di assestamento con ripercussioni sulla disponibilità di prodotti e sui prezzi di mercato.
In sintesi
- La necessità di licenze aggiuntive (MiFID II, EMI) innalza le barriere d’ingresso: in Italia questo favorirà operatori consolidati ma potrà ridurre l’offerta e la concorrenza sui costi di trading.
- Gli investimenti in compliance diventano un fattore competitivo; per gli investitori italiani è fondamentale valutare la solidità regolamentare degli exchange prima di allocare capitale in prodotti cripto avanzati.
- Un mercato più concentrato può ridurre la frammentazione e potenzialmente migliorare la liquidità su operatori regolamentati, ma aumenta il rischio sistemico legato a pochi grandi attori.