Affitti brevi al Salone del Mobile: occupazione stabile ma pesa il calo della domanda asiatica

Alla vigilia della chiusura del Salone del Mobile 2026 a Milano emergono i primi bilanci sull’impatto dell’evento sul mercato degli affitti brevi. I dati del Centro Studi Italianway, property manager con un portafoglio significativo nella città e in Italia, segnalano una tenuta dell’occupazione rispetto alle ultime edizioni ma una contrazione rilevante della domanda proveniente dai Paesi asiatici.

Tariffe in calo, occupazione in recupero

Le tariffe medie per notte sono scese: dal valore registrato nel 2024 di circa 330 euro si è passati, per questa edizione, a circa 294 euro. Nel contempo il gross booking value mostra segnali di ripresa rispetto al 2025, salendo da 26,9 milioni a 28 milioni di euro, pur non raggiungendo i livelli del 2024.

Secondo i rilevatori, una delle cause principali della compressione dei margini è l’incremento del carico fiscale sul segmento degli affitti brevi: l’incidenza dell’imposta è salita, su un orizzonte triennale, dal 2,4% al 6,4%.

Marco Celani ha detto:

“Il mercato regge, ma la pressione fiscale pesa.”

Prenotazioni anticipate e soggiorni più lunghi

Le dinamiche di domanda mostrano cambiamenti comportamentali: la finestra media di prenotazione si è allungata, passando da circa 20 a 27 giorni (+38%), mentre la durata media del soggiorno è cresciuta da 2,9 a 3,2 notti. Anche il numero medio di ospiti per prenotazione è aumentato, da 1,7 a 2, segnalando un afflusso di visitatori più organizzati — spesso in coppia o in piccoli gruppi — per seguire l’evento.

Nel complesso il mercato appare dinamico sui volumi ma meno remunerativo per operatori e host: oltre al calo della domanda asiatica, si osserva un leggero aumento dell’offerta che spinge verso riduzioni tariffarie per mantenere la competitività.

I dati relativi alla raccolta dell’imposta di soggiorno nel periodo mostrano un incremento significativo: il gettito collegato all’evento è passato da circa 751 mila euro a quasi 1,8 milioni, risultato sia dell’aumento delle aliquote sia della tenuta dell’occupazione, che si è attestata tra il 93% e il 94% su finestre di cinque notti.

Marco Celani ha detto:

“L’aumento è legato sia all’aliquota sia alla tenuta dell’occupazione. Host e property manager lavorano di più e guadagnano di meno, in un contesto che spinge anche i viaggiatori business a ottimizzare la durata del soggiorno.”

Il fenomeno ha ricadute economiche immediate ma anche prospettiche: l’accresciuta pressione fiscale erode la marginalità di chi opera nel segmento short‑term e può determinare una riallocazione degli investimenti verso locazioni a lungo termine o verso mercati con fiscalità più favorevole. Allo stesso tempo, la maggiore raccolta comunale rappresenta una fonte rilevante di entrate per le amministrazioni locali, con possibili ripercussioni su politiche future di bilancio e regolazione del settore.

Per gli operatori del settore significa valutare nuove strategie di prezzo, riduzione dei costi operativi e diversificazione dei canali di vendita; per gli investitori privati e istituzionali si pone il tema della sostenibilità del rendimento nell’orizzonte medio, in presenza di volatilità della domanda internazionale e di un contesto regolatorio in evoluzione.

In sintesi

  • La compressione delle tariffe e l’aumento della fiscalità mettono sotto pressione i rendimenti degli affitti brevi, aumentando l’attrattiva di alternative a reddito stabile come gli affitti a lungo termine.
  • Per i property manager la situazione richiede investimenti in efficienza operativa e strategie di diversificazione geografica per mitigare il rischio legato a flussi internazionali variabili.
  • Per gli investitori immobiliari italiani, il contesto suggerisce un’analisi più attenta del trade‑off tra rendimento lordo e oneri locali: la politica fiscale comunale può influenzare significativamente la scelta del modello d’investimento.