Prezzo del BTC e dollaro USA in opposizione quasi perfetta: non si vedeva così da quasi quattro anni

Bitcoin e la forza del dollaro sono tornati a muoversi in modo strettamente opposto: l’indicatore che misura la correlazione a 30 giorni tra il prezzo di Bitcoin e l’Indice del Dollaro (DXY) è arrivato a circa -0,90, il valore più negativo da settembre 2022.

Un coefficiente sotto lo zero segnala una relazione inversa: quando il dollaro si indebolisce, Bitcoin tende a salire, e viceversa. Va però considerata la natura delle negoziazioni: Bitcoin è scambiato 24 ore su 24, sette giorni su sette, mentre l’DXY riflette solo la sessione settimanale, rendendo i movimenti del fine settimana un fattore distorcente nelle letture di correlazione.

La misura della determinazione, ovvero il coefficiente al quadrato della correlazione, è intorno a 0,81: statisticamente ciò suggerisce che circa l’81% delle variazioni di breve periodo del prezzo di Bitcoin può essere associato ai movimenti dell’Indice del Dollaro.

Dopo aver raggiunto picchi oltre i 79.000 dollari, la corsa di Bitcoin ha rallentato: nello stesso arco temporale l’DXY ha recuperato posizioni, risalendo fino a circa 98,75 da un minimo di 97,63 del 17 aprile, un movimento che ha contribuito a frenare i guadagni delle criptovalute.

Fattori macro e pressioni inflazionistiche

Tra i fattori che sostengono il dollaro ci sono rischi macro più ampi, in particolare la crescita dei prezzi del petrolio legata alle interruzioni del traffico navale nello stretto di Hormuz e le tensioni persistenti tra USA e Iran sulle trattative per un cessate il fuoco. Un rialzo del prezzo del petrolio mantiene vive le pressioni inflazionistiche e aumenta i premi per il rischio, elementi che pesano sulle asset class più speculative.

Marex ha commentato la situazione macroeconomica in relazione alla criptovaluta:

“La componente macro cerca ancora di contrastare questo rally di BTC. Il petrolio è salito per cinque sedute consecutive e lo stretto di Hormuz rimane di fatto limitato. Questo costituisce una resistenza perché mantiene vivo il canale inflazione e impedisce che i premi per il rischio si annullino completamente.”

Flussi di mercato e comportamento degli investitori

Un elemento positivo per il mercato è la persistenza dei flussi verso gli ETF spot quotati negli Stati Uniti, che offrono sostegno ai prezzi. Tuttavia, protagonisti del settore mantengono un atteggiamento prudente, valutando la sostenibilità dei corsi alla luce di vendite significative effettuate da portatori storici di BTC.

Anthony Scaramucci, fondatore di SkyBridge Capital, ha espresso un’opinione cauta sui tempi di una ripresa più ampia:

“È possibile che Bitcoin non registri una ripresa significativa prima di ottobre o novembre; l’azione dei prezzi attuale è coerente con il ciclo quadriennale legato alla riduzione della ricompensa.”

Secondo alcuni operatori, grandi detentori (le cosiddette “whales”) e possessori di lungo periodo hanno continuato a vendere sfruttando la domanda generata dagli ETF, attenuando così l’impatto rialzista di questi flussi d’ingresso.

Implicazioni per gli investitori italiani

Per gli investitori in Italia, la forte correlazione negativa tra BTC e DXY significa che decisioni di portafoglio legate all’esposizione valutaria e alle aspettative inflazionistiche dovrebbero essere rivalutate: un rafforzamento del dollaro può limitare i guadagni delle criptovalute in termini di valuta estera e incidere sulla performance complessiva del portafoglio.

Inoltre, la dinamica dei flussi verso gli ETF statunitensi evidenzia come il mercato delle criptovalute sia sempre più influenzato da prodotti finanziari regolamentati: questo può attirare capitali istituzionali ma anche introdurre maggior correlazione con i mercati tradizionali.

Segnale tecnico: rapporto Ether–Bitcoin

Sul fronte altcoin, il rapporto tra Ether e Bitcoin (ETH/BTC) ha mostrato segnali ribassisti: la quotazione giornaliera del rapporto è scesa di quasi il 3% a 0,02965, il valore più basso dal 15 marzo.

Questo movimento ha implicazioni tecniche rilevanti: la rottura al ribasso del canale ascendente che aveva guidato il recupero e il ritorno sotto la trendline ribassista di lungo periodo suggeriscono una persistenza della sottoperformance di Ether rispetto a Bitcoin.

Per chi detiene esposizione in altcoin, il segnale invita a valutare la strategia relativa: l’allocazione tra Bitcoin e Ether può influire in modo significativo sulla volatilità e sul rendimento del portafoglio nelle prossime settimane.

Considerazioni finali

La combinazione di fattori macro — prezzi del petrolio in aumento, tensioni geopolitiche nello stretto di Hormuz, e una ripresa del dollaro — crea uno scenario nel quale le criptovalute possono mostrarsi vulnerabili nonostante i flussi verso prodotti regolamentati come gli ETF. Gli investitori dovrebbero monitorare con attenzione i dati sull’inflazione, le dichiarazioni delle banche centrali e i flussi di capitale verso gli strumenti istituzionali, che insieme determineranno la probabilità di un consolidamento prolungato o di una nuova fase rialzista.

In sintesi

  • La forte correlazione inversa tra Bitcoin e l’Indice del Dollaro aumenta il ruolo delle variabili macro (valuta, inflazione) nella valutazione delle criptovalute, suggerendo attenzione agli investitori che espongono capitale in asset denominati in dollari.
  • I flussi verso gli ETF spot statunitensi forniscono supporto ai prezzi, ma la vendita da parte di grandi detentori può limitare l’impatto rialzista; per gli investitori istituzionali italiani è cruciale valutare liquidità e timing.
  • La caduta del rapporto ETH/BTC indica una possibile continuazione della sottoperformance di Ether rispetto a Bitcoin, spingendo a riconsiderare l’allocazione tra grandi criptovalute all’interno di portafogli diversificati.