Ribassi delle crypto nonostante segnali di breakout, trader sempre più orientati al ribasso
- 23 Aprile 2026
- Posted by: Tony
- Categoria: Crypto, Mercati
Il mercato delle criptovalute ha registrato una flessione giovedì: Bitcoin (BTC) ha perso circa lo 0,7% dal livello di apertura in UTC, attestandosi recentemente intorno a $77.600.
La correzione segue il tentativo registrato mercoledì, quando la principale criptovaluta ha toccato il livello più alto dall’inizio di gennaio prima che i venditori intervenissero poco sotto la resistenza psicologica di $80.000.
Nel frattempo il mercato petrolifero ha visto un aumento: il greggio è salito dell’1,5% fino a circa $103 al barile dopo notizie riguardanti il sequestro di tre petroliere iraniane da parte di forze collegate al gioco geopolitico, con ripercussioni sulla propensione al rischio degli investitori.
Ether (ETH) ha registrato una perdita più accentuata, cedendo il 2,5% e scambiando in area $2.320 dopo aver testato i $2.500 nel fine settimana.
Nonostante la correzione giornaliera, il quadro tecnico continua a mostrare segnali di ottimismo: Bitcoin sembra aver superato al rialzo un range laterale durato circa due mesi dopo essersi mosso tra $63.000 e $75.000 sin dall’inizio di febbraio, un movimento che interessa sia gli operatori tecnici sia quelli macro.
I futures azionari statunitensi hanno aperto in calo giovedì: i contratti sul S&P 500 e sul Nasdaq hanno perso circa lo 0,5%, in linea con una più ampia riduzione dell’appetito per il rischio.
Posizionamento sui derivati
Il open interest sui futures di Bitcoin è sceso a circa 775.000 BTC rispetto al picco vicino a 800.000 registrato il giorno precedente, ma rimane su livelli storicamente elevati. L’open interest è un indicatore della quantità di posizioni aperte e, se elevato, può intensificare i movimenti di prezzo in caso di coperture forzate.
I tassi di funding sui contratti perpetui sono attualmente negativi, segnando che le posizioni a leva sono inclinate verso il lato short. Quando i funding rate sono negativi, i trader con posizioni long pagano quelli short, e questo squilibrio può generare rapidi rientri di posizioni qualora la pressione di mercato cambi.
Questa combinazione di open interest ancora elevato e funding negativi è relativamente rara e alcuni osservatori di mercato descrivono il movimento rialzista attuale come un rally poco gradito dai tradizionali operatori short: in scenari del genere un’ondata di chiusure forzate delle posizioni short potrebbe amplificare il trend positivo.
L’open interest di DOGE è salito oltre i 14 miliardi di token, livello visto raramente da ottobre, mentre i tassi di funding positivi su questa asset class suggeriscono una domanda crescente per scommesse rialziste. Al contrario, monete come BCH, LINK e LTC mostrano un calo dell’open interest, indicativo di afflussi di capitale in uscita.
Il delta cumulativo di volume (CVD) segnala prudenza: nelle ultime 24 ore la maggior parte delle altcoin — tra cui XRP, SOL e ETH — ha visto più operazioni avviate da venditori che colpivano i bid rispetto ad acquisti che sollevavano le offerte. Solo asset come BTC, M e CRO mostrano CVD positivo, a indicare che l’intero mercato non sta ancora seguendo pienamente il rialzo di Bitcoin.
Le indici di volatilità implicita a 30 giorni per Bitcoin e Ether restano stabili su minimi degli ultimi 2,5 mesi: in pratica prevale una fase di relativa calma nonostante le tensioni geopolitiche e le discontinuità sul mercato del petrolio. Sulle piattaforme di opzioni, i put di BTC e ETH continuano a essere prezzati più cari delle call, riflettendo un persistente timore di ribassi; tuttavia, la domanda di opzioni call su BTC si è concentrata su strike compresi tra $80.000 e $85.000.
Parole sui token
Gli indicatori settoriali mostrano una prevalenza di ribasso nel segmento DeFi: il sottosettore ha registrato perdite più marcate rispetto all’indice a dominanza Bitcoin, mentre un indice che misura la ‘stagione altcoin’ è sceso a 32/100, il livello più basso degli ultimi dieci giorni, suggerendo una preferenza momentanea per il primo cripto-asset.
Tra i singoli token, SPK (spark) è stato uno dei pochi a registrare un rialzo significativo, con un aumento superiore al 70% dopo la quotazione su un grande exchange sudcoreano, evento che ha attirato volumi e attenzione speculativa.
La moneta per la privacy Monero (XMR) è salita del 3,3% da inizio giornata, sovraperformando peer come DASH e ZEC, entrambi in terreno negativo. I token DeFi come MORPHO e AAVE hanno guidato le perdite del settore, rispettivamente -4,6% e -2,8%, amplificate dallo shock della settimana: un exploit che ha sottratto circa $290 milioni a un protocollo DeFi denominato KelpDAO, evento che continua a pesare sul sentiment.
Questi sviluppi evidenziano rischi operativi e di sicurezza ancora significativi nel settore DeFi, elementi che possono spingere regolatori e investitori istituzionali a rivedere appetiti e pratiche di due diligence.
Per investitori italiani, il contesto attuale suggerisce la necessità di attenzione su esposizioni con leva, gestione del rischio e considerazioni fiscali: l’aumento del prezzo del petrolio potrebbe avere ripercussioni sull’inflazione e sui costi energetici, fattori che a loro volta incidono sulla valutazione del rischio e sul rendimento reale degli investimenti in asset digitali.
In sintesi
- Un rialzo di Bitcoin sostenuto da un rientro forzato di posizioni short potrebbe accelerare volatilità e volume: gli investitori dovrebbero valutare la dimensione della loro esposizione e l’utilizzo di coperture su opzioni per gestire il rischio.
- L’aumento dei prezzi del greggio aggiunge pressione inflazionistica che può influenzare il costo dell’energia per il mining e incidere sui margini dei minatori, un fattore rilevante per chi considera investimenti legati all’infrastruttura crypto.
- La continua presenza di exploit nella DeFi mantiene alta la probabilità di interventi regolamentari e limita la partecipazione degli allocatori istituzionali: gli investitori retail italiani dovrebbero preferire protocolli con audit, liquidità robusta e gestione del rischio comprovata.