Ex Ilva: cassa integrazione prosegue, sindacati ancora senza accordo
- 23 Aprile 2026
- Posted by: Tony
- Categoria: Aziende
Parte una nuova tranche di cassa integrazione straordinaria per Acciaierie d’Italia (ex Ilva): coprirà, per un anno a partire dall’1 marzo fino alla fine di febbraio 2027, un massimo di 4.450 dipendenti dell’intero gruppo, di cui circa 3.800 a Taranto. L’incontro del 22 aprile presso il ministero del Lavoro si è concluso senza un accordo tra azienda e sindacati.
Integrazione economica alla Cigs assicurata sino a ottobre
L’integrazione economica sull’indennità di cassa, che porta la copertura a circa il 70% della retribuzione, è garantita con le attuali risorse solo fino al mese di ottobre, considerando l’effettivo utilizzo registrato finora. Al momento risultano coinvolti nella Cigs circa 3.500 addetti del gruppo, un migliaio in meno rispetto al plafond massimo autorizzato.
I fondi stanziati dal decreto numero 180 del 1 dicembre, successivamente convertito in legge, prevedono una dotazione di 11,4 milioni che, con il livello attuale di utilizzatori, consentirebbe la copertura fino a ottobre, lasciando scoperti gli ultimi due mesi dell’anno e i primi due del successivo. Un aumento dei cassintegrati anticiperebbe invece il termine delle risorse disponibili.
Nel corso del confronto al ministero del Lavoro è stato osservato che l’attivazione dell’altoforno 4 — attualmente fermo per interventi tecnici — porterà a un incremento della produzione e, con esso, alla rioccupazione di ulteriori addetti, contribuendo a ridurre la pressione sull’utilizzo della Cigs.
Slitta la ripartenza dell’altoforno 4
La riaccensione dell’altoforno 4, inizialmente prevista per la fine del mese, è stata posticipata a giugno. Il rinvio è motivato da attività di manutenzione e adeguamento tecnico-logistico che devono essere completate prima della ripartenza.
In parallelo Acciaierie d’Italia ha annunciato l’intenzione di impugnare presso il TAR di Lecce l’ordinanza del sindaco Piero Bitetti che dispone lo stop della centrale termoelettrica dello stabilimento per ragioni ambientali, chiedendo la sospensione cautelare dell’atto. L’esito del ricorso avrà implicazioni operative immediate, sia sulla continuità produttiva che sui costi energetici dell’impianto.
Reazioni dei sindacati
Biagio Prisciano della Fim Cisl ha sintetizzato la posizione sindacale al termine del tavolo di confronto:
“Le distanze al tavolo non erano colmabili. Molte delle richieste che avevamo posto non hanno ricevuto risposte e diversi punti dell’ultimo accordo restano ancora aperti. Nel frattempo però proteggiamo i lavoratori con la cassa integrazione e con anticipi dall’azienda, utilizzando le risorse già stanziate dal decreto. È evidente che le risorse sono limitate e resta centrale il tema del loro reperimento: così come sono previste, garantiscono la copertura fino a ottobre, ma tutto dipenderà dall’effettivo numero di cassintegrati.”
Le sigle sindacali hanno espresso preoccupazione sul carattere provvisorio della copertura economica e sulla mancanza di risposte più articolate dal governo in relazione al complesso piano industriale ed ambientale dell’ex Ilva. Richieste di garanzie occupazionali e di un calendario operativo certo per la ripresa produttiva rimangono al centro della trattativa.
Dal punto di vista istituzionale, la vicenda intreccia competenze locali, amministrative e giudiziarie: il sindaco esercita poteri di tutela ambientale, l’azienda ricorre ai tribunali amministrativi per contestare provvedimenti ritenuti lesivi dell’attività produttiva, mentre il ministero del Lavoro media misure di sostegno ai lavoratori. Il dialogo tra questi attori sarà decisivo per definire sia il futuro occupazionale a Taranto sia la sostenibilità economica dell’impianto.
Gli effetti si ripercuotono anche sul tessuto economico locale: ritardi nella piena operatività dello stabilimento possono provocare interruzioni nelle forniture, aumenti dei costi energetici e incertezza per fornitori e investitori, con possibili ricadute sui mercati di approvvigionamento e sulla redditività dell’intero gruppo.
In sintesi
- L’incertezza sulle risorse per l’integrazione salariale aumenta il rischio di volatilità occupazionale; per gli investitori ciò si traduce in un profilo di rischio più elevato per qualsiasi piano di rilancio industriale.
- Il possibile stop della centrale termoelettrica e il rinvio della ripartenza dell’altoforno 4 possono generare costi energetici aggiuntivi e interruzioni nella produzione, erodendo margini e rallentando la ripresa dei contratti commerciali.
- La situazione impone una maggiore chiarezza di politica industriale da parte dello Stato: interventi strutturali e piani di investimento pubblici-privati saranno necessari per stabilizzare l’occupazione e attrarre capitali, soprattutto in un contesto europeo orientato alla transizione energetica.