Deficit 2025 al 3,1%: uscita dalla procedura Ue solo nel 2027
- 22 Aprile 2026
- Posted by: Tony
- Categoria: Economia
Il Documento di economia e finanza pubblica che il Governo esaminerà oggi riporta, alla voce deficit per il 2025, il valore indicato dall’Istat, arrotondato a 3,1%.
Poco prima della riunione del consiglio dei ministri è attesa la notifica definitiva da Eurostat, ma già ieri il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, in un incontro a Via XX Settembre con viceministri e sottosegretari, ha spiegato che le speranze coltivate dall’estate scorsa di riportare il disavanzo sotto la soglia del 3% e uscire con anticipo dalla procedura per deficit eccessivi non hanno resistito ai numeri finali.
Il lavoro tecnico si è concentrato soprattutto sui riassestamenti relativi al Superbonus e ai crediti d’imposta alle imprese, ma tali aggiustamenti non sono risultati sufficienti. Nei giorni scorsi le comunicazioni tra Roma ed Eurostat si sono sostanzialmente chiuse, riducendo le possibilità di una sorpresa dell’ultimo minuto che richiederebbe modifiche al Documento in corso d’opera.
Dinamica dei numeri
Il tentativo principale del ministero era di scendere sotto il 3%, limando pochi decimali e impedendo l’arrotondamento del dato: l’Istat aveva segnalato un valore effettivo pari al 3,07%, che oggi si traduce nel 3,1% ufficiale. Separano i conti italiani soltanto alcuni milioni dal traguardo tecnico, ma per raggiungere l’obiettivo politico di uscire dalla procedura servono cifre più consistenti.
Secondo le stime ufficiali mancherebbe ancora oltre un miliardo: per dare un ordine di grandezza, un decimale di Pil per il 2025 vale circa €2,26 miliardi, cifra che mostra quanto sia elevato il costo di ogni decimo di punto percentuale di deficit.
Commissione europea said:
“Per poter interrompere la procedura per disavanzi eccessivi è necessario un deficit inferiore al 3% del Pil.”
Politica e margini di manovra
La discussione sul superamento o meno della soglia di Maastricht ha catalizzato l’attenzione sui conti passati, quando il Documento dovrebbe invece proiettare la politica economica verso il medio termine. Alcuni parlamentari di maggioranza avevano evocato la possibilità che pochi milioni di deficit consentissero una «manovra elettorale»: tale argomentazione sottovaluta però i vincoli già esistenti sulla spesa pubblica.
Anche al di fuori della procedura, la traiettoria della spesa primaria netta — il parametro centrale del Patto Ue — limita la libertà di intervento e risulta già assorbita dalle misure approvate con l’ultima legge di bilancio, secondo il programma di finanza pubblica di ottobre 2025. L’unico spazio apprezzabile che emerge dai calcoli è concentrato nel 2028 e vale circa lo 0,1% della spesa netta, poco più di un miliardo complessivo.
Sospensione dei vincoli e scenari alternativi
Una modifica sostanziale del quadro arriverebbe soltanto dalla sospensione temporanea dei vincoli comunitari prevista in caso di grave crisi congiunturale (cfr. articolo 25 del regolamento 2024/1263), opzione che però non ha finora incontrato il favore di Bruxelles per quanto riguarda il dossier italiano.
Le previsioni di base non includono una recessione nell’area euro, perciò la porta alla deroga rimane chiusa al momento. L’evoluzione delle tensioni internazionali — in particolare la crisi del Golfo e il relativo impatto sui prezzi del petrolio — rimane la variabile che potrebbe cambiare gli scenari.
Nel quadro centrale del Documento il Governo indicherà per quest’anno una crescita intorno al +0,5%, in linea con le attese di Bankitalia, un deficit stimato fra il 2,8% e il 2,9% e un debito in ulteriore aumento rispetto al 137,1% previsto per il 2025.
All’aumento del rapporto debito/Pil contribuisce un effetto tecnico stimato in €51 miliardi determinato dall’aggiustamento stock/flussi legato alle ricadute dei crediti d’imposta preesistenti, a partire dal Superbonus. Accanto allo scenario centrale saranno però pubblicati scenari alternativi più avversi, fondati su prezzi energetici e tassi più elevati.
In questi scenari peggiori la preoccupazione per la soglia del 3,1% perderebbe rapidamente importanza rispetto al rischio di un peggioramento più ampio della finanza pubblica e delle condizioni dell’economia reale.
Implicazioni per mercati e politiche
Il mix di un deficit attestato intorno al 3,1% e della presenza di rilevanti aggiustamenti tecnici nel debito può influenzare il premio al rischio sui titoli di Stato italiani, soprattutto se i mercati valutano le misure come insufficienti a stabilizzare il rapporto debito/Pil nel medio termine.
Per gli investitori domestici e stranieri, la chiave sarà la credibilità delle misure strutturali accompagnate al Documento e la chiarezza sulle prospettive di crescita: senza segnali convincenti su produttività e consolidamento, il costo del rifinanziamento potrebbe restare elevato.
Sul versante politico, la limitata margine di manovra fiscale riduce le possibilità di interventi discrezionali a favore della domanda interna nelle prossime tornate elettorali, imponendo scelte sui conti pubblici sempre più orientate verso la sostenibilità di medio periodo.
In sintesi
- Un deficit attestato all’1,1% in più rispetto al target tecnico riduce la fiducia dei mercati: gli operatori valuteranno con attenzione le misure strutturali annunciate nel Documento per giudicarne la sostenibilità.
- La presenza di oltre €50 miliardi di aggiustamenti tecnici sul debito rende più probabile un premio al rischio persistente sui titoli italiani, aumentando il costo del servizio del debito nel medio termine.
- Il limitato spazio fiscale disponibile prima del 2028 restringe le opzioni per stimoli elettorali, spostando il dibattito verso riforme dell’offerta e misure per rafforzare crescita e produttività.