Decreto sicurezza, spunta l’ipotesi di cancellare l’incentivo agli avvocati per i rimpatri
- 21 Aprile 2026
- Posted by: Tony
- Categoria: Economia
Si è riaccesa la polemica sul decreto sicurezza a causa di una disposizione che prevede un incentivo di 615 euro per gli avvocati che assistono e facilitano i rimpatri volontari dei loro assistiti, una norma che ha attirato l’attenzione del Quirinale e sollevato obiezioni di carattere istituzionale e giuridico.
Il sottosegretario Mantovano ha avuto un colloquio con il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, durante il quale sono emerse forti riserve sul contenuto della norma.
Sergio Mattarella said:
“Così non va.”
Dopo la conclusione dell’esame nelle commissioni, la proposta è approdata in Aula per la discussione parlamentare, dove il confronto si è svolto con interventi serrati da parte delle opposizioni e osservazioni parlamentari sul procedimento di approvazione.
Alla discussione hanno partecipato esponenti di più gruppi: tra i firmatari degli interventi figuravano parlamentari appartenenti a Fratelli d’Italia, a Futuro Nazionale e a formazioni di opposizione, mentre la capogruppo del Partito Democratico, Chiara Braga, ha denunciato criticità procedurali e ha segnalato le implicazioni della norma contestata sui rimpatri.
In un primo momento la maggioranza aveva ipotizzato un emendamento correttivo da approvare in commissione per modificare il passaggio controverso, ma la prospettiva di un ostruzionismo prolungato da parte dell’opposizione — con il rischio di non completare la procedura di conversione nei tempi utili — ha indotto a riconsiderare quella strada.
La soluzione alternativa al vaglio dell’esecutivo è l’adozione di un nuovo provvedimento da parte del Consiglio dei ministri, un decreto soppressivo che annulli esplicitamente la norma sui compensi agli avvocati e che permetta di evitare la trafila parlamentare che potrebbe mettere a rischio l’intero provvedimento originario.
Dal punto di vista istituzionale, la vicenda richiama il ruolo del Presidente della Repubblica nel controllo formale dei testi normativi e la funzione peculiare dei decreti-legge, che necessitano di una rapida conversione parlamentare per non decadere. Inoltre, la possibilità di intervenire tramite decreti attuativi era stata prevista ma ora è oggetto di contestazione proprio perché estenderebbe l’impatto della norma senza un ulteriore dibattito politico.
Sul piano politico, la controversia mette alla prova la coesione della maggioranza e la capacità del governo di gestire misure sensibili in materia di immigrazione senza creare tensioni con il Quirinale né con i partner istituzionali. Le opposizioni, dal loro canto, continuano a esercitare pressione istituzionale e mediatica per ottenere modifiche più radicali.
Sul versante giuridico ed etico, l’idea di riconoscere un corrispettivo agli avvocati per facilitare i rimpatri solleva interrogativi sul ruolo della professione forense nella tutela dei diritti e sulla trasparenza dei meccanismi di incentivazione, con possibili ricadute anche sul rapporto di fiducia tra cittadini e servizi pubblici competenti nella gestione delle migrazioni.
Nei prossimi giorni si attendono decisioni sul testo normativo e sugli eventuali strumenti alternativi che il governo intenderà utilizzare per venire incontro alle osservazioni espresse dal Colle, evitando al contempo ritardi procedurali che potrebbero compromettere l’efficacia delle misure previste.
In sintesi
- La controversia sulla misura dei 615 euro per gli avvocati può incidere sul mercato dei servizi legali, aumentando la domanda di prestazioni con ricadute sui compensi e sulla professionalità richiesta agli operatori.
- L’incertezza normativa e i conflitti istituzionali rischiano di peggiorare il clima politico-economico, riducendo la predictability normativa che gli investitori richiedono per pianificare operazioni in Italia.
- Un ricorso frequente a decreti soppressivi o correttivi può complicare la governance delle politiche pubbliche e generare costi amministrativi aggiuntivi, con effetti sulla capacità dello Stato di gestire le spese legate all’immigrazione.