Dal matriarcato all’ai: Luciana Percovich guida i cerchi delle donne all’Unical
- 21 Aprile 2026
- Posted by: Tony
- Categoria: Economia
Ha senso oggi tornare a parlare di matriarcato, di antenate resilienti, di linguaggi in trasformazione e di nuove espressioni del femminismo, come se gli anni Settanta non fossero mai del tutto finiti? Quale rapporto c’è tra le donne contemporanee e figure mitiche come Crona e Demetra, i cerchi di rito, le streghe e pratiche d’autocoscienza?
Secondo una delle protagoniste del dibattito, esaminare questi temi oggi è più necessario che mai, perché la storia delle donne è stata spesso marginalizzata e il concetto di famiglia naturale rimane centrale nel discorso sociale occidentale, pur essendo immerso in un contesto di disuguaglianze radicate.
Luciana Percovich ha osservato:
“Parlarne oggi ha più senso di prima, perché la storia delle donne è tenuta ai margini, e la famiglia naturale è ancora al centro del dibattito, ma immersa tutta nel costrutto sociale occidentale con le sue diseguaglianze. Sulle spalle 5mila anni di patriarcato e un sistema di dominio e di sfruttamento ancora da disarticolare. Ci siamo incamminate lungo un percorso di cambiamento profondo, non solo di emancipazione, ma la strada è lunga.”
L’esperienza e il percorso di Luciana Percovich
Luciana Percovich, originaria di Gorizia, figura di riferimento nel femminismo italiano, è nota per aver fondato nel 1974 il primo consultorio milanese nel quartiere popolare della Bovisa. Linguista con interessi antropologici e percorsi che toccano aspetti spirituali, Percovich porta avanti un approccio che unisce ricerca storica, pratica sociale e immaginario collettivo.
La sua presenza a un convegno organizzato presso il Centro Women’s Studies della Università della Calabria ha coinvolto numerose donne e rappresentanti di associazioni locali in una due giorni di conferenze, laboratori e pratiche condivise, promossa anche dai dipartimenti universitari coinvolti nella ricerca sulle questioni di genere.
L’elogio di un modello “matricentrico”
Nel dibattito è emersa la proposta di riscoprire e valorizzare forme di società “matricentriche”, in cui ruoli di cura, saggezza collettiva e relazioni intergenerazionali — nonne, madri, figlie, nipoti — costituiscono il nucleo organizzativo della comunità. Questa lettura interpreta il matriarcato non come mero ribaltamento di potere, ma come modello culturale orientato alla cura, alla pace e all’armonia con l’ambiente.
Si è fatto riferimento a contesti molto diversi, dalle comunità Mosuo in Cina ai Minangkabau in Indonesia, fino a tradizioni indigene delle Americhe, per sottolineare come pratiche basate sulla centralità femminile possano favorire equilibrio sociale e sostenibilità ambientale.
I testi e il progetto collettivo
L’iniziativa ha preso spunto dagli ultimi lavori della studiosa, in particolare da Guardiane della Soglia (pubblicato da Venexia) e da Cronario, parole mutate e mutanti (edito da Vanda), quest’ultimo frutto del lavoro del collettivo Anonima Crone, di cui fanno parte diverse autrici e attiviste impegnate nella ridefinizione lessicale e simbolica delle questioni di genere.
Cronario: la trasformazione delle parole
Luciana Percovich ha sottolineato il ruolo fondante del linguaggio:
“Oggi più che mai sono le parole che possono costruire forme sociali egualitarie: nel linguaggio si apre o si chiude la possibilità del futuro. La parola come principio. E il principio è la madre.”
Secondo l’autrice, ridefinire termini come diritto, dono, madre e fiducia è parte di un lavoro necessario per immaginare relazioni meno gerarchiche. Il Cronario si propone come dizionario critico per offrire nuove mappe concettuali capaci di orientare pratiche sociali differenti.
Luciana Percovich ha aggiunto:
“È stato necessario. Perché ci siamo illuse, ma il sistema fin qui realizzato non è altro che una plutocrazia. Perfino l’intelligenza artificiale rischia di diventare uno strumento al maschile se, ad esempio, dai database verranno escluse le donne. Dobbiamo ancora decolonizzare le nostre coscienze e chiedere sempre all’altra: parli o sei parlata?”
Questa riflessione apre la discussione su come tecnologie, policy pubbliche e rappresentazioni simboliche riproducano strutture di potere esistenti, e quanto sia urgente integrare prospettive di genere nella progettazione dei sistemi informativi, nelle ricerche dati e nelle decisioni economiche e politiche.
Il richiamo a “decolonizzare” le coscienze rinvia inoltre alla necessità di ripensare le istituzioni — scuole, servizi sanitari e sociali, politiche del lavoro — per valorizzare la cura come bene comune e per ridurre le disuguaglianze che incidono su salari, accesso a servizi e partecipazione sociale delle donne in Italia.
In questo senso, il recupero simbolico del materno e delle pratiche comunitarie non è una fuga nel passato, ma una proposta di strumenti concettuali e pratici per riprogettare relazioni e politiche pubbliche orientate alla sostenibilità e all’equità.
In sintesi
- Un ripensamento culturale del matriarcato può influenzare mercati locali attraverso la valorizzazione dell’economia della cura, con potenziali ricadute su servizi socio-sanitari e occupazione femminile.
- Le riforme lessicali e simboliche proposte possono tradursi in pressionI per investimenti pubblici e privati orientati a modelli di sviluppo sostenibile e inclusivo, favorendo settori come assistenza, formazione e tecnologie etiche.
- Integrare prospettive di genere nella progettazione digitale e nei database rappresenta un’opportunità per evitare distorsioni di mercato causate da algoritmi non rappresentativi e per stimolare innovazione responsabile in Italia.