Caitlyn Jenner: il memecoin non è un titolo, stabilisce il giudice
- 19 Aprile 2026
- Posted by: Tony
- Categoria: Crypto, Mercati
Caitlyn Jenner è stata scagionata da una class action dopo che un giudice federale californiano ha stabilito che il suo memecoin, il token JENNER, non costituisce un titolo secondo la normativa statunitense.
Sfondo del caso
La controversia è iniziata quando un gruppo di acquirenti ha citato in giudizio Caitlyn Jenner e la sua manager, Sophia Hutchins, sostenendo di aver perso cifre rilevanti dopo il crollo del prezzo del token e di essere stati vittime di un’offerta di titoli non registrata.
Il JENNER era stato lanciato originariamente sulla blockchain Solana nell’ambito di una serie di emissioni promosse tramite il creatore di memecoin Pump.fun, per poi essere rilanciato successivamente su Ethereum. Secondo gli attori della causa, il passaggio tra blockchain e altre pratiche avrebbe eroso il valore delle prime versioni del token.
La prima decisione e il ricorso
Nel maggio 2025 il giudice federale Stanley Blumenfeld Jr. aveva respinto la prima denuncia per insufficienza di elementi probatori, e i querelanti hanno poi depositato una denuncia emendata guidata da Lee Greenfield, cittadino britannico che ha dichiarato di aver perso oltre 40.000 dollari investendo nel token.
La lamentela emendata sosteneva che gli investitori avessero effettivamente “messo in comune” risorse poiché era stato promesso che, una volta raggiunto un valore di mercato di 50 milioni di dollari, una commissione del 3% sulle transazioni avrebbe finanziato riacquisti, attività di marketing, donazioni alla campagna presidenziale di Donald Trump e la creazione di un token rappresentativo di proprietà della medaglia d’oro olimpica di Caitlyn Jenner.
La motivazione del giudice
Stanley Blumenfeld Jr. ha indicato nella sua ordinanza che la denuncia non dimostrava in modo plausibile che i token JENNER fossero contratti di investimento.
“Defendants stated that ‘[t]he $JENNER token is a memecoin on the Ethereum blockchain intended solely for entertainment purposes,’ and that its value would increase because Jenner would use her fame and influence to promote it, increasing demand.”
“Promotion alone, however, does not establish a common enterprise absent pooling or a structure linking investor fortunes.”
Il giudice ha osservato che la semplice promozione da parte di una celebrità non è sufficiente a dimostrare l’esistenza di un’impresa comune se non è provato che gli investitori abbiano effettivamente contribuito a un fondo comune o che vi fosse una struttura che leghi direttamente i loro interessi finanziari.
Inoltre, il giudice ha rilevato che il presunto piano di distribuire quote frazionate della medaglia d’oro olimpica era stato annunciato solo dopo gli ultimi acquisti effettuati da alcuni querelanti e non è mai stato realizzato, pertanto non può influire sulla valutazione della loro aspettativa di profitto al momento dell’investimento.
Aspetti legali rilevanti
La determinazione si è basata sui principi che regolano i cosiddetti contratti di investimento, richiamando implicitamente il criterio noto come test Howey, il quale valuta tre elementi fondamentali: un investimento di denaro, un’impresa comune e l’aspettativa di profitti derivanti dagli sforzi di altri.
Secondo il giudice, gli elementi richiesti non risultavano provati in modo convincente: non risultava infatti che i proventi degli acquirenti fossero stati aggregati per uno scopo comune né che gli acquirenti avessero una ragionevole aspettativa di profitto basata su azioni organizzate da terzi.
Blumenfeld ha inoltre rifiutato di concedere un’ulteriore opportunità di correzione della denuncia collettiva, rimandando invece alcune rivendicazioni contrattuali e di frode secondo il diritto statale alla competenza dei tribunali statali.
Contesto di mercato e controversie
Il fenomeno dei memecoin si colloca in un’area di mercato ad alta volatilità e spesso caratterizzata da dinamiche speculative legate alla notorietà di persone pubbliche. Molte iniziative simili hanno attirato attenzione, ma anche accuse di frode o cattiva gestione.
Nel caso del token JENNER, le vicende inclusero controversie con altri attori coinvolti nella creazione dei token, tra cui accuse rivolte a un presunto collaboratore, Sahil Arora, e il passaggio da una blockchain all’altra che gli investitori hanno ritenuto lesivo per il valore dei token originari.
Dal picco di mercato, che aveva raggiunto quasi 7,5 milioni di dollari a giugno 2024, il valore del token è precipitato sino a perdere pressoché ogni rilevanza economica, esponendo gli investitori a perdite significative e sottolineando i rischi intrinseci di questi strumenti.
Implicazioni per investitori e regolatori
La decisione federale chiarisce i confini della disciplina sui titoli applicata ai token: non ogni token promosso da una figura pubblica diventa automaticamente un titolo regolamentato. Tuttavia, la sentenza non elimina i rischi normativi e reputazionali per chi emette o promuove criptoattivi.
Per gli investitori, la vicenda evidenzia l’importanza della due diligence, della comprensione della struttura economica del progetto e della cautela nei confronti di promesse di profitto basate principalmente sulla popolarità di un promotore.
Dal punto di vista degli organismi di vigilanza, casi come questo sollevano questioni pratiche su come distinguere tra attività speculative di intrattenimento e offerte di investimento che richiedono registrazione e trasparenza.
Conclusione
Il rigetto della class action contro Caitlyn Jenner conferma che la valutazione della natura finanziaria di un token richiede un’analisi caso per caso. Sebbene la promozione pubblica possa influenzare la domanda, senza una struttura che colleghi i ritorni economici degli investitori l’elemento dell’impresa comune può risultare mancante.
Resta comunque aperta la possibilità di controversie civili a livello statale e il tema continuerà a interessare gli operatori, i legislatori e gli investitori in criptovalute.
In sintesi
- La sentenza mette in luce che la promozione mediatica da parte di una celebrità non è di per sé sufficiente a trasformare un token in un titolo; per gli investitori italiani ciò rimarca la necessità di analizzare la struttura economica prima di investire in criptoattivi legati a personaggi pubblici.
- Il caso evidenzia un vuoto normativo operativo: mentre gli emittenti possono restare sotto la soglia della regolamentazione federale, permangono rischi di contenzioso civile e impatti reputazionali che possono azzerare il valore di mercato di un token.
- Per gli operatori professionali e le piattaforme, la vicenda sottolinea l’importanza di politiche di trasparenza, disclosure e governance per attrarre investimenti istituzionali e ridurre il rischio sistemico nel mercato delle criptovalute.