Made in Italy: il ddl sulla Rete delle Città madri in aula al Senato a maggio
- 18 Aprile 2026
- Posted by: Tony
- Categoria: Economia
Una proposta di legge presentata da Fratelli d’Italia punta a creare una rete nazionale dedicata alla promozione dei luoghi d’origine delle produzioni che hanno contribuito a definire il concetto di Made in Italy. L’iniziativa, registrata come AS 1679, approderà in prima lettura in Aula al Senato a metà maggio.
Luca De Carlo, primo firmatario e presidente della commissione Industria di Palazzo Madama, ha spiegato che l’obiettivo è valorizzare i territori con una consolidata tradizione artigiana e industriale, mettendo in rete le “città madri” che hanno dato origine a prodotti simbolo del sistema produttivo italiano.
Obiettivi della proposta
La norma mira a creare strumenti istituzionali per promuovere i centri storici dell’artigianato e dell’industria locale, sostenendo la tutela del patrimonio produttivo e favorendo iniziative di valorizzazione territoriale come musei, fiere e percorsi culturali legati ai prodotti tipici.
La creazione di una rete coordinata dovrebbe agevolare la pianificazione condivisa di azioni di promozione, l’accesso a risorse per il turismo e lo sviluppo locale, e incrementare la visibilità internazionale dei marchi territoriali legati al Made in Italy.
Requisiti e criteri
Secondo il testo proposto, l’iscrizione alla Rete delle Città madri del Made in Italy è subordinata ad alcuni requisiti che testimonino la storicità e l’impegno nella promozione dei prodotti locali.
Luca De Carlo ha spiegato:
“La presenza sul mercato già da cent’anni è uno dei criteri di riferimento: si tratta di individuare produzioni e manufatti che abbiano una storia dimostrabile legata al marchio Made in Italy.”
Luca De Carlo ha aggiunto:
“Occorre che il territorio abbia già, in qualche modo, perorato la causa di questi prodotti con musei, iniziative, fiere o mercati che ne raccontino la storia.”
Il promotore ha altresì manifestato la disponibilità a modulare il requisito dei cento anni per estendere la platea di città candidate, con l’intento di includere realtà che abbiano mostrato un percorso rilevante di qualificazione produttiva e promozionale.
Motivazioni politiche e turistiche
Luca De Carlo ha spiegato:
“Ormai il turismo è diventato una necessità per le piccole realtà: bisogna mettersi assieme e creare aggregazioni per affrontare le nuove sfide.”
La proposta interpreta la promozione del Made in Italy come leva per lo sviluppo turistico, sostenendo che le sinergie tra comuni e imprese locali possano facilitare l’accesso a contributi pubblici e a programmi di sviluppo territoriale, oltre a rafforzare l’attrattività dei prodotti sui mercati esteri.
Ruoli istituzionali e gestione
Il disegno di legge prevede l’istituzione della rete presso il Ministero delle Imprese, con funzioni di coordinamento, certificazione delle candidature e promozione delle attività congiunte. L’ente ministeriale avrebbe il compito di definire criteri di ammissione, supportare iniziative di marketing territoriale e raccordare le azioni con le amministrazioni regionali e locali.
La gestione pratica della rete richiederà strumenti amministrativi per verificare la storicità delle produzioni, linee guida per l’uso del marchio collettivo e meccanismi per garantire trasparenza nella distribuzione di eventuali fondi destinati alla promozione.
Implicazioni economiche
Dal punto di vista economico, una rete strutturata potrebbe favorire la crescita delle piccole e medie imprese locali attraverso una maggiore capacità di attrarre visitatori e investimenti, migliorare il riconoscimento dei prodotti sui mercati internazionali e sostenere la creazione di filiere territoriali più integrate.
Tuttavia, l’efficacia dipenderà dalla qualità degli strumenti di governance e dalla capacità di mettere a sistema promozione, formazione e accesso al credito per le imprese coinvolte. Sarà inoltre importante evitare che la proliferazione di marchi riduca il valore distintivo del Made in Italy.
Con l’approdo in Aula fissato a metà maggio, la proposta avvierà il confronto parlamentare che potrà introdurre emendamenti tecnici e previsioni finanziarie per disciplinare il funzionamento operativo della rete e le sue ricadute territoriali.
In sintesi
- La creazione di una Rete delle Città madri può aumentare la visibilità commerciale dei distretti locali, ma richiede standard chiari per preservare la credibilità del marchio.
- Per gli investitori locali e stranieri, la rete può rappresentare un segnale positivo di aggregazione territoriale e di potenziale incremento della domanda turistica specializzata.
- La capacità di accedere a risorse pubbliche per promozione e infrastrutture dipenderà dalla governance proposta e dalla capacità delle città di presentare progetti aggregati e misurabili.