Hoskinson di Cardano avverte: la soluzione quantistica di Bitcoin non salverà il BTC di Satoshi Nakamoto
- 16 Aprile 2026
- Posted by: Tony
- Categoria: Crypto, Mercati
Negli ultimi giorni, alcuni sviluppatori centrali di Bitcoin hanno avanzato la proposta di congelare circa 8 milioni di coin come misura difensiva contro potenziali attaccanti dotati di computer quantistici. Alla vicenda ha risposto il fondatore di Cardano, Charles Hoskinson, con un video pubblicato sul suo canale che solleva dubbi sostanziali sull’efficacia della soluzione proposta.
La proposta BIP-361 e l’obiettivo dichiarato
La proposta nota come BIP-361, elaborata da sviluppatori tra cui Jameson Lopp, suggerisce di dismettere progressivamente gli indirizzi di Bitcoin vulnerabili a un attacco quantistico e di congelare fondi considerati a rischio, con l’intento di proteggere la rete dall’acquisizione e dalla vendita massiva di monete che potrebbero destabilizzare i mercati.
La caratterizzazione tecnica della proposta è al centro del dibattito: viene presentata come un aggiornamento “soft fork”, ma alcuni osservatori ritengono che, nella pratica, richiederebbe cambiamenti incompatibili con il software esistente.
Soft fork vs hard fork: il nodo politico-tecnico
Charles Hoskinson said:
“Per attuarla serve un hard fork.”
La distinzione è cruciale: un soft fork restringe le regole mantenendo la compatibilità con il vecchio software, mentre un hard fork modifica le regole in modo tale da rendere obsoleto il software precedente, con il rischio di creare una frattura nella rete. La comunità di sviluppo di Bitcoin storicamente è restia agli hard fork per salvaguardare l’immagine di immutabilità della blockchain, rendendo ogni scelta tecnica anche una scelta politica e di consenso.
Limiti tecnici legati alle chiavi storiche
Un punto tecnico centrale riguarda il metodo con cui sono state generate le prime chiavi di Bitcoin. A partire dal 2013 è stato introdotto lo standard BIP-39, che permette di rigenerare chiavi a partire da una frase mnemonica deterministica (seed phrase). Molti strumenti moderni si basano su questa caratteristica per costruire meccanismi di recupero.
Tuttavia le prime monete minate nei primissimi anni della rete sono state create con una metodologia diversa, che utilizzava un pool locale di chiavi piuttosto che un seed deterministico. Per queste chiavi non esiste quindi una frase mnemonica standard da provare nelle eventuali procedure di recupero previste da BIP-361.
Charles Hoskinson said:
“1,7 milioni di coin non possono essere recuperati. Non è possibile. 1,1 milioni dei quali appartengono a Satoshi.”
Secondo questa analisi, circa 1,7 milioni di bitcoin anteriori all’introduzione di BIP-39 non disporrebbero di alcuna prova di conoscenza riconducibile a una seed phrase, inclusi gli stimati 1,1 milioni attribuiti al creatore pseudonimo Satoshi Nakamoto. Se la proposta fosse adottata così com’è, tali monete rimarrebbero dunque permanentemente bloccate, indipendentemente dalla volontà o dall’azione dei loro proprietari originari.
Posizione degli autori della proposta
Jameson Lopp said:
“un’idea grezza per un piano di emergenza”
Lo stesso Jameson Lopp, coautore di BIP-361, ha ammesso pubblicamente di non essere entusiasta dell’ipotesi e ha definito la proposta più come un’opzione di contingenza che come una specifica definitiva. Lopp ha inoltre stimato in circa 5,6 milioni i bitcoin dormienti che potrebbero essere considerati a rischio, e ha sostenuto che congelare quei fondi potrebbe essere preferibile rispetto alla possibilità che un futuro attaccante quantistico ne recuperi il controllo e li riversi sul mercato, provocando forti pressioni al ribasso sui prezzi.
Governance on‑chain e decisioni contestate
Oltre agli aspetti tecnici, Hoskinson solleva un tema più ampio: la mancanza di meccanismi formali di governance on‑chain per Bitcoin. Questa assenza costringe le scelte controverse a essere risolte attraverso mailing list, discussioni fra sviluppatori e pressione sociale, piuttosto che tramite processi strutturati e trasparenti. Tale dinamica aumenta il rischio di frammentazione e di controversie prolungate ogni volta che si prospettano aggiornamenti che impattano in modo sostanziale la rete.
Implicazioni di mercato ed economiche
Dal punto di vista degli investitori e dei mercati, la proposta apre diversi scenari: un congelamento massiccio ridurrebbe la fornitura effettiva circolante, elemento che potrebbe sostenere il prezzo in assenza di panico. Viceversa, l’incertezza normativa e la possibilità di una frattura della rete in seguito a un hard fork potrebbero generare volatilità e disincentivare l’adozione istituzionale.
Per il tessuto economico italiano e per gli investitori al dettaglio è importante monitorare due aspetti: la risposta degli exchange e dei custodi, che devono decidere come trattare gli indirizzi interessati, e il possibile intervento dei regolatori nazionali ed europei su questioni di custodia e sicurezza delle risorse digitali.
Prospettive e prossimi passi
La discussione è destinata a proseguire nelle prossime settimane e mesi. Se la comunità deciderà di procedere verso una modifica normativa significativa, sarà necessario un ampio consenso tecnico e sociale per evitare una scissione della rete. Nel frattempo, sviluppatori, exchange e detentori dovranno valutare opzioni tecniche alternative e piani di contingenza per mitigare il rischio derivante dallo sviluppo dei computer quantistici.
In sintesi
- La possibile riduzione della fornitura circolante a seguito di un congelamento potrebbe sostenere i prezzi, ma l’incertezza procedurale e il rischio di hard fork aumentano la volatilità e potrebbero scoraggiare investimenti istituzionali in Europa.
- Custodial services e exchange dovranno aggiornare policy e procedure; la mancata uniformità nelle risposte degli operatori può creare opportunità di arbitraggio ma anche rischi operativi per gli utenti italiani.
- La questione evidenzia la necessità di meccanismi di governance più strutturati per le criptovalute su scala globale: senza processi chiari, decisioni tecniche rilevanti rischiano di avere impatti economici diffusi e imprevedibili.