I legislatori degli Stati Uniti tornano alla carica sulla tassazione delle criptovalute con un disegno di legge rivisto
- 14 Aprile 2026
- Posted by: Tony
- Categoria: Crypto, Mercati
Due membri del Congresso, Steven Horsford (D-Nev.) e Max Miller (R-Ohio), hanno ripresentato alla fine del mese scorso il progetto di legge denominato Digital Asset Protection, Accountability, Regulation, Innovation, Taxation and Yields (PARITY) Act, con l’obiettivo di aggiornare il quadro con cui i Stati Uniti affrontano le criptovalute e la fiscalità collegata.
Nei prossimi mesi il Congresso dovrebbe occuparsi delle questioni fiscali generali, e le criptovalute potrebbero essere incluse in quelle discussioni. La normativa potenziale è rilevante per chiunque negli Stati Uniti detenga anche una minima quantità di asset digitali, poiché potrebbe modificare gli obblighi di segnalazione delle posizioni e delle transazioni.
Il PARITY Act era già comparso in forma di bozza di discussione a dicembre e la versione è stata nuovamente distribuita per consultazione il 26 marzo, per consentire ulteriori osservazioni da parte dei legislatori e degli operatori del settore.
Esenzioni “de minimis” e pagamenti quotidiani
Una delle modifiche più visibili riguarda le cosiddette esenzioni de minimis, che in generale consentono di tenere fuori dalla segnalazione fiscale alcune transazioni di entità molto ridotta. Tali esenzioni evitano l’obbligo di dichiarare operazioni per le quali l’onere amministrativo supererebbe l’impatto fiscale effettivo.
Il settore ha da tempo chiesto una soglia de minimis per le piccole transazioni, in modo che operazioni quotidiane — per esempio comprare un caffè — non richiedano la dichiarazione di un guadagno o di una perdita in conto capitale legata alla valuta digitale impiegata.
La versione del PARITY Act diffusa a dicembre 2025 prevedeva una sezione dedicata alle esenzioni per pagamenti effettuati tramite stablecoin regolamentati per pagamenti, indicando una soglia iniziale di 200 dollari.
La bozza aggiornata di marzo 2026 non conteneva una dizione esplicita che stabilisse una normale esenzione de minimis per tutte le valute digitali, ma parti del testo affrontavano direttamente la questione operativa per i pagamenti in stablecoin regolamentati.
Il testo del disegno di legge afferma:
“Nel caso di qualsiasi vendita di uno stablecoin regolamentato per pagamenti, non deve essere riconosciuto alcun guadagno o perdita su tale vendita a meno che il costo fiscale del contribuente in tale stablecoin sia inferiore al 99% del valore di rimborso di tale stablecoin.”
Il passaggio citato sostituisce la soglia fissa di 200 dollari con una logica che confronta la base imponibile del contribuente con il valore di rimborso dello stablecoin. Inoltre la bozza introduce un meccanismo di assunto di costo pari a 1 dollaro per gli scambi, distinguendo gli scambi dalla vendita diretta dello stablecoin.
Wash sale e differenza tra staking passivo e trading
Un’altra disposizione rilevante della bozza estenderebbe le regole sulle wash sale alle transazioni in asset digitali: si tratta di norme che limitano la possibilità di dedurre perdite fiscali quando l’investitore riacquista sostanzialmente lo stesso titolo entro un breve periodo.
La proposta non è una novità assoluta nel dibattito: la senatrice Cynthia Lummis (R-Wyo.) aveva incluso previsioni analoghe nel proprio disegno di legge fiscale dell’anno scorso, segnalando una convergenza su questo tema tra diversi attori politici.
Il testo del PARITY Act delinea anche una distinzione tra staking passivo — attività in cui un investitore partecipa al supporto di una rete e riceve ricompense periodiche senza interventi frequenti — e attività più vicine al trading attivo. La distinzione appare pensata per definire trattamenti fiscali diversi, a seconda che i ricavi da staking siano considerati reddito ordinario, guadagno in conto capitale o altro.
Prospettive legislative e possibili impatti
Al momento non è chiaro quale sarà l’iter successivo per il disegno di legge: si discute di un possibile provvedimento di conciliazione fiscale e il Presidente Donald Trump ha presentato richieste di bilancio per l’anno fiscale 2027, ma non vi è certezza né che la conciliazione avvenga né che le criptovalute vengano effettivamente incluse in una legge finale.
Operatori del settore con cui si sono confrontati i legislatori nelle ultime settimane indicano tuttavia che esisterà una forte spinta affinché le normative fiscali in discussione recepiscano regole per le criptovalute. Questo potrebbe tradursi in maggiori obblighi di segnalazione, in chiarimenti sul trattamento delle stablecoin e dello staking e in adeguamenti per gli intermediari che facilitano pagamenti o scambi in asset digitali.
Per i detentori di asset digitali e per le imprese che operano nel settore, le implicazioni pratiche riguarderanno la necessità di aggiornare procedure di conformità, sistemi di contabilità e consulenza fiscale. In vista di possibili cambiamenti normativi, è consigliabile seguire gli sviluppi legislativi e rivolgersi a professionisti per valutare l’impatto sulle singole posizioni patrimoniali.