Chernobyl, Greenpeace lancia l’allarme: rischio di crollo del sarcofago

Un atto di guerra: il 14 febbraio 2025 un drone Geran-2 di produzione russa ha colpito l’arco d’acciaio eretto a protezione del quarto reattore della centrale di Chernobyl, luogo simbolo della catastrofe nucleare del 1986, infrangendo un tabù che molti ritenevano inattaccabile.

Dettagli dell’attacco

La struttura esterna e interna del riparo noto come New Safe Confinement ha subito un foro stimato intorno a 15 metri quadrati in seguito all’impatto, secondo il rapporto elaborato su incarico di Greenpeace. Le autorità russe hanno negato di aver preso di mira la centrale con un ordigno ad alto potenziale esplosivo, ma gli analisti militari del Regno Unito citati nello studio ritengono probabile un’azione deliberata durante una notte in cui furono lanciati numerosi droni su tutto il territorio dell’Ucraina.

Il danno ha interessato sia la copertura esterna che gli elementi strutturali interni dell’arco d’acciaio, la cui funzione è creare un ambiente protetto per le operazioni di stabilizzazione e smantellamento del reattore ormai compromesso.

Danni al New Safe Confinement e rischi

Il New Safe Confinement era stato progettato per garantire una protezione pluridecennale e consentire interventi controllati sul materiale radioattivo residuo, compreso il cosiddetto sarcofago originario realizzato frettolosamente nel 1986. All’interno di questa struttura si trovano il combustibile nucleare fuso e la massa solidificata nota come zampa d’elefante, oltre a polveri radioattive e detriti della scocca del reattore.

Secondo il rapporto, la riparazione provvisoria applicata dopo l’attacco non è sufficiente a ripristinare le condizioni operative previste per l’arco e non elimina il rischio di cedimenti strutturali che potrebbero compromettere il sarcofago interno, con conseguenze significative per la sicurezza radiologica e la salute dei lavoratori impegnati nei lavori di messa in sicurezza.

Greenpeace ha sottolineato in particolare il problema dell’umidità, la quale può favorire la corrosione delle parti in acciaio, riducendo la vita utile della copertura concepita per durare almeno cento anni in condizioni di bassa umidità controllata.

Greenpeace ha scritto:

“Una pesante conseguenza dell’attacco del drone è la perdita del controllo sull’umidità, che a sua volta aumenta il rischio di corrosione delle componenti di acciaio. Il New Safe Confinement era progettato per durare 100 anni, ma funziona in un ambiente a basso livello di umidità.”

Implicazioni tecniche e operative

Un eventuale collasso del sarcofago o ulteriori danni al New Safe Confinement complicherebbero operazioni già complesse: il recupero e il trattamento del combustibile e dei detriti richiedono isolamento, apparecchiature specializzate e personale addestrato esposto a dosi radioattive che devono essere rigorosamente monitorate. I costi e i tempi di intervento aumenterebbero sensibilmente e salirebbe il rischio di rilascio di materiale radioattivo nell’ambiente, con conseguenze transfrontaliere.

Il ruolo della Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo e il finanziamento

La realizzazione del riparo metallico era stata coordinata e finanziata dalla Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo (nota anche come Bers) con il contributo di circa 45 Paesi. In seguito all’attacco, la stessa istituzione ha avviato iniziative per raccogliere fondi internazionali destinati a coprire lavori di ripristino e ulteriori misure di sicurezza, con un fabbisogno stimato intorno ai 500 milioni di euro.

Tuttavia, il rapporto osserva che l’attività di costruzione internazionale e gli interventi di lunga durata sul sito di Chernobyl sono fortemente ostacolati dall’attuale conflitto armato: la centrale si trova in una zona di interesse strategico e finché la guerra proseguirà sarà difficile garantire la logistica, la sicurezza dei lavoratori e la continuità dei cantieri necessari per lavori così sensibili.

Conseguenze politiche e cooperazione internazionale

Il danneggiamento di infrastrutture nucleari civili solleva questioni di diritto internazionale, protezione dei civili e responsabilità degli attori coinvolti nel conflitto. La sicurezza degli impianti nucleari richiede coordinamento transnazionale, monitoraggio indipendente e impegni tangibili da parte di donatori e istituzioni tecniche per garantire che le operazioni di bonifica e smantellamento proseguano non appena le condizioni di sicurezza lo permetteranno.

La tutela a lungo termine del sito dipenderà non soltanto dalle risorse finanziarie e dalle capacità tecniche, ma anche dalla stabilità politica e dall’accesso sicuro per squadre specializzate, elementi oggi messi a rischio dalla presenza del conflitto attorno all’area.



Author: Tony
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