Bitcoin giù, petrolio su: il blocco nello Stretto di Hormuz spinge i mercati, coinvolti gli Usa

Donald Trump ha affermato che l’Iran non era disposto a compromettere il proprio programma nucleare, definendolo l’unico tema che “contava davvero”, mentre gli Stati Uniti annunciavano il blocco dello Stretto di Hormuz, decisione che ha fatto precipitare i mercati finanziari e il prezzo del Bitcoin.

Donald Trump ha detto:

“era l’unica questione che contava davvero.”

Movimenti dei mercati

Il prezzo del Bitcoin è sceso inizialmente di circa l’1,9%, portandosi a 71.686 dollari dopo la conferma del blocco, per poi diminuire ulteriormente a 70.623 dollari all’apertura dei mercati futures negli Stati Uniti. Nel frattempo il petrolio ha registrato un’impennata, salendo fino a 105 dollari al barile, con un aumento di circa il 9,5% nelle prime fasi di contrattazione.

Lo Stretto di Hormuz, attraverso il quale transita circa un quinto del commercio petrolifero mondiale, è al centro delle tensioni. Negli ultimi sei settimane il contenzioso tra Stati Uniti e Iran ha portato a una marcata volatilità nei mercati dell’energia, che non si vedeva dai periodi di forti turbolenze susseguenti all’invasione della Russia dell’Ucraina all’inizio del 2022.

Richieste iraniane e reazioni statunitensi

Secondo quanto emerso, oltre all’annuncio di un cessate il fuoco, l’Iran aveva avanzato richieste che includevano il pagamento di riparazioni di guerra e lo sblocco di attività finanziarie iraniane congelate. Nel suo messaggio il presidente statunitense non ha affrontato direttamente tali richieste, attribuendo invece il fallimento dei negoziati al rifiuto di Teheran di porre fine al suo programma nucleare.

In risposta alle operazioni iraniane nello stretto, in particolare all’impiego di mine e alle richieste di pedaggi per il transito, l’amministrazione ha disposto misure navali: è stata data indicazione alla Marina statunitense di bloccare navi che avessero pagato proventi e di intervenire per neutralizzare le mine, decisione che aumenta il rischio di escalation militare e logistico nella regione.

Bitcoin nel contesto del conflitto

Nonostante l’aumento della tensione, il Bitcoin ha comunque mostrato una performance positiva dall’inizio del conflitto, crescendo di circa il 7,4% e attestandosi intorno ai 71.194 dollari. In questo intervallo temporale la criptovaluta ha sovraperformato indici come il S&P 500 e il oro, recuperando parte delle perdite registrate in precedenza, quando a ottobre aveva raggiunto un picco vicino ai 126.080 dollari.

La reazione dei mercati finanziari alle tensioni geopolitiche riflette diversi fattori: la ricerca di asset rifugio, la liquidità disponibile, la correlazione tra prezzi dell’energia e prospettive macroeconomiche, oltre al rischio che strumenti alternativi vengano impiegati in operazioni soggette a sanzioni o controlli internazionali. Tali dinamiche rendono i prezzi particolarmente sensibili a ogni sviluppo diplomatico o militare nella regione.

Prospettive e implicazioni

Il blocco dello Stretto di Hormuz e le misure statunitensi rappresentano elementi di forte incertezza per i mercati globali: da un lato aumentano i timori per l’approvvigionamento energetico, dall’altro potenziano le spinte verso strumenti finanziari ritenuti meno legati al sistema bancario tradizionale. Le decisioni politiche e militari nei prossimi giorni saranno determinanti per stabilire se la crisi evolverà verso una de-escalation negoziata o verso un’acutizzazione con impatti economici più prolungati.

Gli operatori e gli osservatori internazionali continueranno a monitorare i segnali diplomatici, le mosse delle forze marittime nella regione e i dati di mercato, che insieme definiranno la traiettoria dei prezzi delle materie prime e degli asset finanziari nei prossimi mesi.