Perché portare gli angoli più oscuri di Wall Street nel mondo delle criptovalute

Il problema principale per i grandi operatori è evidente: come mantenere le proprie attività sufficientemente riservate da non influenzare i prezzi di mercato né svelare strategie a lungo termine.

Nelle borse tradizionali, come quelle azionarie, questa capacità esiste da decenni grazie alle cosiddette dark pools e ad altri canali fuori borsa che consentono di ridurre l’impatto visibile delle operazioni.

Nel mondo delle criptovalute, invece, non esiste un equivalente consolidato: ogni ordine su un exchange decentralizzato o ogni trade su Hyperliquid è osservabile da chiunque analizzi la blockchain, e società che raccolgono e visualizzano questi dati, come DeFiLlama e Arkham, rendono l’informazione facilmente fruibile.

Questa trasparenza, paradossalmente, riproduce nel settore crypto uno degli effetti collaterali più problematici della finanza tradizionale: quando un operatore è abbastanza grande da muovere i mercati, la sua attività diventa immediatamente riconoscibile e suscettibile di imitazione o di sfruttamento informativo.

La conseguenza è che le strategie dei fornitori di liquidità sulle piattaforme pubbliche vengono rapidamente reverse-engineered, con impatti operativi e reputazionali per chi fornisce mercato.

Denis Dariotis said:

“On Hyperliquid, one of the top market makers told us they have to rotate their trading strategies every three weeks because they get copied. That’s the alpha problem.”

Impatto operativo e rischio reputazionale

I market maker — cioè le società che garantiscono liquidità e consentono lo svolgimento efficiente delle negoziazioni — operano alla luce del sole nelle reti pubbliche e pagano spesso il prezzo di questa visibilità. Quando le attività on‑chain di un grande attore vengono tracciate, si forma rapidamente una narrazione che può trasformarsi in una crisi di comunicazione, anche se le transazioni stesse sarebbero state del tutto ordinarie in un contesto tradizionale.

Esempi recenti di attenzione mediatica e investigativa su operazioni complesse mostrano quanto la trasparenza on‑chain possa accentuare il rischio reputazionale per chi opera su larga scala.

La proposta di una borsa privata con privacy crittografica

Per rispondere a questo problema, GoQuant ha sviluppato GoDark, un DEX pensato per partire su Solana. La caratteristica distintiva è l’uso di zero‑knowledge proofs per cifrare i dettagli delle negoziazioni non solo rispetto ad altri partecipanti, ma anche rispetto agli operatori dei nodi che gestiscono il libro ordini.

L’obiettivo è ambizioso: realizzare un matching engine in cui nessun soggetto interno al sistema possa vedere i contenuti delle singole operazioni che sta abbinando.

Limitazioni tecniche e tempi di esecuzione

Dal punto di vista tecnico, le zero‑knowledge proofs impongono costi computazionali significativi e aggiungono latenza rispetto a sistemi che non perseguono la privacy. I test interni indicano tempi di matching nell’ordine di 25‑50 millisecondi, un risultato più rapido della maggior parte dei DEX esistenti, dove le esecuzioni possono arrivare a centinaia di millisecondi.

Tuttavia, quel range rimane un ordine di grandezza più lento rispetto a quanto raggiungono gli operatori co‑localizzati presso exchange centralizzati. Per i trader al dettaglio la differenza potrebbe essere irrilevante; per i market maker istituzionali che forniscono liquidità invece può diventare un fattore critico.

La sfida della liquidità

Una borsa privata senza volumi non è utile: diventa una stanza buia. Il piano di GoDark per alimentare la liquidità ricorda il modello adottato da Hyperliquid con il suo HLP vault, in cui gli utenti depositano fondi che vengono impiegati come capitale di market making, e i partecipanti ottengono una quota delle commissioni oltre a un accesso prioritario alle liquidazioni.

Quel modello ha funzionato per alcune iniziative, ma molte piattaforme decentralizzate che hanno replicato lo schema hanno visto i volumi contrarsi una volta terminati gli incentivi iniziali.

Questioni regolamentari e tracciabilità

Dal punto di vista normativo, la situazione è complessa. Le dark pools tradizionali nascondono informazioni pre‑trade, ma sono soggette a obblighi di reporting post‑trade e a supervisione regolamentare che garantisce un audit trail. Per progettazione, invece, la privacy di GoDark rende difficile la ricostruzione completa delle traiettorie operative.

L’integrazione di uno screening automatico basato su OFAC rappresenta un segnale verso la conformità, ma è probabile che non sia sufficiente per i regolatori che negli ultimi anni hanno spinto il settore crypto verso maggiore trasparenza. Resta da vedere se la tensione tra esigenze di privacy e obblighi di tracciabilità porterà gli istituzionali a concentrare la propria attività in giurisdizioni con supervisione meno stringente, o se nasceranno soluzioni ibride che bilancino controlli e riservatezza.

Prodotti distinti per target diversi

È importante notare che GoDark è separato dall’attuale prodotto istituzionale di GoQuant con lo stesso nome: si tratta di un spot DEX costruito insieme a Copper e GSR, che entrerà in produzione il mese successivo e si rivolge a una clientela istituzionale più ristretta.

La versione prevista per maggio è quella orientata al pubblico retail; il successo complessivo del progetto dipenderà dalla capacità di conciliare requisiti di prestazione, incentivi alla liquidità e conformità normativa, elementi che determineranno anche il livello di partecipazione degli operatori professionali.

Nel medium‑term, la questione sollevata da questa iniziativa tocca nodi più ampi del mercato crypto: se e come sarà possibile coniugare privacy crittografica, efficienza di esecuzione e trasparenza regolamentare, senza compromettere la funzione fondamentale di mercato che è la formazione di prezzi equilibrati e la disponibilità di liquidità.