Il grido appassionato del Papa alla veglia per la pace: nel regno di Dio né spada né drone

Il Papa ha chiuso la Veglia per la pace nella Basilica di San Pietro con un forte richiamo alla non violenza, sottolineando che nel Regno di Dio «non c’è spada, né drone, né vendetta, né ingiusto profitto».

Il Papa ha detto:

“Non c’è spada, né drone, né vendetta, né ingiusto profitto nel Regno di Dio.”

Ha poi aggiunto che la preghiera offre un argine al crescente delirio di onnipotenza che si manifesta nel mondo contemporaneo, mettendo in guardia contro l’uso strumentale del nome sacro di Dio per legittimare la violenza.

Il Papa ha detto:

“Abbiamo qui un argine a quel delirio di onnipotenza che attorno a noi si fa sempre più aggressivo.”

Il Papa ha detto:

“Viene trascinato nei discorsi di morte persino il Nome santo di Dio, chi prega non uccide e non minaccia la morte.”

Nella sua denuncia, ha precisato che chi volge le spalle al Dio vivente finisce per sottomettere la propria vita e il potere a un idolo muto, cieco e sordo, e ha lanciato un appello contro l’idolatria del denaro e dell’esibizione della forza.

Il Papa ha detto:

“Basta con l’idolatria di sé stessi e del denaro! Basta con l’esibizione della forza! Basta con la guerra!”

Manifesto per la pace

Il discorso è stato definito un vero manifesto per la pace, un richiamo che rimanda agli appelli di Paolo VI e di Giovanni Paolo II. Con toni decisi il Pontefice ha invitato a mettere insieme le energie morali e spirituali di milioni di persone che scelgono la pace e si adoperano per curare le ferite prodotte dai conflitti.

Ha evocato la sofferenza dei bambini nei teatri di guerra, ricordando che la loro innocenza rende più evidente l’orrore e la disumanità di azioni che alcuni adulti osannano. L’appello è di ascoltare le voci più vulnerabili come guida morale per ogni scelta pubblica e privata.

La Veglia e il contesto internazionale

La Veglia per la pace, annunciata il giorno di Pasqua e ispirata ad analoghe iniziative del passato, è coincisa con l’apertura di colloqui tra Usa e Iran in Pakistan e con la crescente attenzione verso le tensioni nel Libano. Il richiamo alla responsabilità dei governanti è esplicito: fermare l’escalation, sedersi ai tavoli del dialogo e della mediazione, non a quelli dove si pianificano riarmo e azioni di morte.

Il Papa ha detto:

“Fermatevi! È il tempo della pace! Sedete ai tavoli del dialogo e della mediazione, non ai tavoli dove si pianifica il riarmo e si deliberano azioni di morte!”

Allo stesso tempo, ha chiamato alla responsabilità collettiva i cittadini di diversi Paesi, esortando a convertire ciò che resta di violento nei cuori e nelle menti e a costruire quotidianamente un Regno di pace nelle case, nelle scuole, nei quartieri e nelle comunità.

Ha sottolineato l’importanza della formazione civica e morale, della moderazione e di una politica orientata al bene comune, spronando ciascuno a impegnarsi personalmente secondo la propria vocazione per occupare il proprio posto nel mosaico della pace.

Riflessioni sul pontificato e messaggi di speranza

Le parole pronunciate durante la Veglia entrano nel cuore del pontificato e possono incidere sull’agenda pubblica, richiamando all’azione civile e religiosa contro la rassegnazione e la polemica. Il richiamo a rialzarsi dalle macerie e a non accettare un destino già scritto è anche un invito alla speranza attiva.

Il Papa ha detto:

“Alziamo allora lo sguardo! Rialziamoci dalle macerie! Niente ci può chiudere in un destino già scritto.”

In chiusura l’appello è stato wide-ranging: costruire relazioni improntate all’amicizia, alla cultura dell’incontro e alla buona politica, per contrastare la violenza con la cura reciproca e la responsabilità condivisa.

Emmanuel Macron è stato citato per la sua presenza a Roma insieme agli amici di Sant’Egidio, in un clima che cerca di trasformare i gesti simbolici in iniziative concrete di mediazione e dialogo internazionale.



Author: Tony
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