Bhutan ha venduto il 70% dei suoi bitcoin in 18 mesi: potrebbe aver anche interrotto l’estrazione di bitcoin
- 11 Aprile 2026
- Posted by: Tony
- Categoria: Crypto, Mercati
Bhutan sta progressivamente smantellando uno dei progetti più insoliti di estrazione e detenzione di bitcoin condotti da uno Stato sovrano: giovedì il governo reale ha trasferito circa 319,7 BTC (circa 22,68 milioni di dollari) verso due indirizzi, secondo i dati di Arkham Intelligence.
Di questi trasferimenti, circa 250 BTC sono confluiti in un wallet in precedenza utilizzato per instradare fondi destinati alla vendita tramite Galaxy Digital e OKX, mentre i restanti 69,7 BTC sono stati inviati a un nuovo indirizzo non etichettato.
Dettagli sulle riserve e sulle vendite
La transazione si inserisce in una serie di vendite in corso: a ottobre 2024 il regno deteneva circa 13.000 BTC, accumulati attraverso un progetto di mining sostenuto da energia idroelettrica gestito da Druk Holding and Investments, il fondo sovrano del paese. Da allora le dismissioni sono proseguite in modo costante.
Attualmente le riserve sono scese a 3.954 BTC, per un controvalore approssimativo di 280,6 milioni di dollari, una riduzione del 70% in 18 mesi. Sempre secondo Arkham Intelligence, nel solo anno corrente circa 215,7 milioni di dollari in bitcoin sono usciti dagli indirizzi di proprietà del Regno, di cui 162,6 milioni diretti verso portafogli non etichettati.
Confronto con altri grandi detentori
Il comportamento di Bhutan contrasta con quello di altri grandi soggetti sul mercato: l’azienda Strategy ha acquistato 4.871 BTC per circa 330 milioni di dollari in un fine settimana, portando il suo totale a 766.970 BTC. Inoltre, i U.S. spot ETFs hanno assorbito orde di moneta e, in marzo, si stima che abbiano incorporato circa 50.000 BTC.
Altri grandi attori non hanno liquidato: la Ethereum Foundation, ad esempio, ha preferito impiegare risorse in staking (una singola operazione di circa 93 milioni di dollari) piuttosto che vendere, mentre anche fondi sovrani con esposizione all’oro hanno incrementato posizioni in un contesto geopolitico complesso.
Tra i detentori di livello sovrano, Bhutan appare l’unico ad aver intrapreso una liquidazione visibile e continuativa.
Stato dell’operazione di mining
Un interrogativo rilevante riguarda la continuità dell’attività di mining che aveva originato queste riserve. I dati pubblici indicano che l’ultima entrata in bitcoin superiore a 100.000 dollari dagli indirizzi riconducibili al progetto risale a oltre un anno fa, lasciando aperta la possibilità che il governo stia semplicemente smobilitando le scorte accumulate senza ricevere nuova produzione.
Druk Holding and Investments non ha fornito risposte alle richieste di commento inviate recentemente, e non sono state rilasciate dichiarazioni ufficiali sullo stato operativo dell’impianto di estrazione né sulle motivazioni strategiche delle vendite.
Le ragioni economiche della scelta
Le dinamiche economiche offrono elementi utili per comprendere la decisione: l’operazione di mining del regno era sostenibile quando la difficultà di rete era più bassa e il prezzo del bitcoin si collocava sopra i 90.000 dollari. Con quotazioni attorno ai 71.000 dollari, una difficulty ai massimi storici e una ricompensa per blocco ridotta a 3,125 BTC dopo il halving, i margini di profitto per un progetto su scala ridotta si sono sensibilmente assottigliati.
Inoltre, la stessa risorsa che rese il progetto attraente — l’energia idroelettrica a basso costo — potrebbe oggi generare rendimenti superiori vendendo elettricità alle reti vicine, in particolare verso India, rispetto a quanto reso dall’estrazione di bitcoin, soprattutto perché l’hardware di mining si deprezza rapidamente ad ogni aumento della difficulty.
Implicazioni politiche e di mercato
La scelta di vendere piuttosto che mantenere o continuare a produrre valuta digitale evidenzia il divario tra l’attrattiva narrativa della tecnologia per gli Stati e le considerazioni operative e fiscali reali che governi e fondi sovrani devono affrontare. Per un piccolo Stato con un fondo sovrano sperimentale, la sostenibilità economica prevale spesso sulla pura esposizione ideologica.
Dal punto di vista del mercato, le residue 3.954 BTC di Bhutan sono ora un quantitativo inferiore a quello che alcuni grandi acquirenti, come Strategy, possono accumulare in un singolo arco temporale settimanale; questo mette in luce quanto velocemente le posizioni si possano trasformare in un mercato liquido e dinamico.
In prospettiva, la vicenda costituisce un caso di studio sull’interazione tra risorse rinnovabili, politiche pubbliche e mercati delle criptovalute, offrendo spunti per altri Stati che valutano progetti analoghi di mining sovrano o per chi studia l’impatto delle fluttuazioni di prezzo e della tecnologia sul bilancio di politiche energetiche e finanziarie nazionali.