La World Liberty Financial di Trump ha preso in prestito milioni da un protocollo cofondato dal suo consigliere

L’analisi di registri on‑chain pubblici indica che World Liberty Financial, la società di criptovalute co‑fondata dalla famiglia Trump, ha effettuato una serie di operazioni attraverso il protocollo di prestito DeFi Dolomite che sollevano interrogativi su accessi privilegiati, meccanismi circolari dei token e rischi concentrati a carico degli altri depositanti.

Sequenza temporale delle operazioni

Secondo i dati pubblici disponibili on‑chain, la prima mossa significativa è avvenuta l’8 febbraio, quando la tesoreria di World Liberty Financial ha depositato 14 milioni di USD1 — il proprio stablecoin ancorato al dollaro — come garanzia su Dolomite e ha preso in prestito 11,4 milioni di USDC contro quella garanzia.

Pochi minuti dopo, circa 11,45 milioni di USDC sono stati trasferiti a un indirizzo di deposito di tipo istituzionale sulla piattaforma di scambio, tipicamente impiegato per convertire criptovalute in valuta fiat o per operazioni OTC tra istituzioni. Due giorni più tardi, 12,5 milioni di USD1 sono stati inviati dalla tesoreria a un altro indirizzo di deposito simile, senza risultare presi in prestito dal protocollo: in pratica, lo stablecoin proprietario è stato instradato direttamente verso uno sbocco fiat.

Il token WLFI è entrato in gioco dodici giorni dopo. Il 20 febbraio la tesoreria ha depositato 890 milioni di token WLFI su Dolomite e ha ottenuto in prestito 20 milioni di USD1. Il 24 marzo un’ulteriore tranche di 1,1 miliardi di WLFI è stata depositata. Complessivamente, 1,99 miliardi di token WLFI risultano ora come collaterale all’interno del protocollo e la tesoreria ha ottenuto circa 31,4 milioni in stablecoin dal protocollo attraverso le due tranche.

Scelta del protocollo e rapporti di interesse

La selezione del protocollo non è neutrale: uno dei co‑fondatori di Dolomite, Corey Caplan, figura inoltre come consulente di World Liberty Financial. Questa sovrapposizione di ruoli alimenta domande sulla governance, sui conflitti di interesse e sull’accesso a informazioni o condizioni favorevoli che potrebbero non essere disponibili ad altri utenti del protocollo.

Concentrazione dell’esposizione e rischio per i depositanti

Un elemento strutturale critico riguarda il pool in USD1 su Dolomite. Lo stablecoin USD1, che conta attualmente diversi miliardi in circolazione, è il secondo asset del protocollo per importo immesso in prestito: a fronte di circa 180 milioni forniti al pool risultano 167,5 milioni presi in prestito, con un tasso di utilizzo intorno al 93%.

I tassi offerti riflettono questa dinamica concentrata: il tasso per i fornitori di liquidità di USD1 è superiore al tasso di prestito (16,24% vs 9,18%), una situazione che indica attività di presa in prestito significativa e non una domanda ampia e organica. Con un utilizzo così elevato, i depositanti ordinari che hanno prestato USD1 al pool non sarebbero in grado di ritirare simultaneamente tutti i propri fondi senza che si verifichino strozzature di liquidità; i loro depositi rimarrebbero di fatto bloccati fino al rimborso da parte dei grandi prenditori.

Il collaterale a garanzia dei prestiti denominati in WLFI introduce un rischio aggiuntivo. Il mercato secondario di WLFI presenta profondità limitata rispetto alla taglia della posizione depositata: se il prezzo del token dovesse scendere rapidamente e il meccanismo di liquidazione del protocollo entrasse in funzione, la vendita forzata dei token rischierebbe di far crollare ulteriormente il valore del collateral, impedendo un rimborso pulito e facendo ricadere il debito inesigibile sui depositanti retail del protocollo.

Movimenti successivi e destinazione dei token

Ad aprile l’attività è proseguita attraverso un diverso canale. Il 2 aprile la tesoreria di World Liberty Financial ha trasferito 2 miliardi di WLFI a un wallet proxy gestito tramite Gnosis Safe, seguito da un ulteriore miliardo cinque giorni dopo. Questi trasferimenti non sono andati direttamente a Dolomite e, dai dati pubblici disponibili, non risulta ancora una destinazione definitiva per quei token.

Ai livelli di prezzo correnti del token, i tre miliardi aggiuntivi valgono approssimativamente 266 milioni di dollari, cifra significativa rispetto alla liquidità complessiva del protocollo e alla profondità del mercato del token stesso.

Implicazioni regolamentari e di mercato

Questi sviluppi sollevano questioni che toccano sia la gestione del rischio nei protocolli DeFi sia possibili riflessi regolamentari. Autorità di vigilanza e operatori del mercato potrebbero esaminare le pratiche di collateralizzazione con token emessi dalla stessa controparte, i meccanismi di liquidazione in mercati a bassa profondità e le relazioni tra soggetti che svolgono ruoli sia sul lato della domanda che su quello dell’offerta di servizi finanziari decentralizzati.

Per i depositanti retail la lezione pratica è la necessità di valutare non solo i rendimenti apparenti dei pool, ma anche la composizione degli asset collaterali, la concentrazione dei prenditori e le connessioni tra gli attori coinvolti.

Stato delle comunicazioni

World Liberty Financial non ha fornito una risposta immediata a richieste di chiarimento. La situazione rimane monitorata dagli osservatori del mercato alla ricerca di ulteriori dati on‑chain e di eventuali comunicazioni ufficiali sul piano della governance e della gestione del rischio.