Imprese, uno studio italiano sfata il falso mito delle quotate miopi: riforme per favorire le ipo

Un recente studio accademico ha investigato se il presunto vantaggio delle imprese quotate rispetto alle imprese non quotate derivi davvero da una superiorità intrinseca o piuttosto da una distorsione dei campioni utilizzati: introducendo artificialmente nel campione europeo lo stesso bias riscontrato nei dati degli Stati Uniti, i ricercatori hanno osservato che i risultati europei riproducono le conclusioni emerse negli studi americani.

L’esperimento

Nel dettaglio, gli autori dell’analisi hanno simulato la rimozione dalle serie europee delle imprese non quotate con performance peggiori, replicando così la selezione che caratterizza i dataset statunitensi. L’obiettivo era verificare se il confronto tra società quotate e non quotate fosse influenzato dalla composizione del campione piuttosto che da differenze sostanziali nelle singole imprese.

I risultati mostrano che, introducendo quella stessa distorsione, gli indicatori di investimento delle imprese europee quotate si sono allineati alle stime provenienti dagli studi sugli Stati Uniti. In altre parole, la selezione delle imprese non quotate può spiegare gran parte della differenza osservata nella letteratura.

Lo studio quantifica inoltre l’effetto: le imprese quotate mostrano un incremento degli investimenti stimato intorno a 1,6–1,8 punti percentuali in più all’anno rispetto a imprese non quotate comparabili, una differenza che emerge quando non si controlla adeguatamente per la selezione del campione.

Olga Bogachek e Massimiliano Bonacchi hanno commentato:

“Nel dibattito su mercati dei capitali e investimenti, i confronti tra società quotate e non quotate sono onnipresenti: influenzano le decisioni dei consigli di amministrazione, le conversazioni con gli investitori e la pianificazione strategica. Ma è essenziale chiedersi quali imprese rientrano davvero nel campione delle ‘non quotate’ utilizzato come riferimento e quali invece vengono escluse. Prima di trarre conclusioni definitive, occorre esaminare questa questione con attenzione.”

Olga Bogachek e Massimiliano Bonacchi sono docenti della Libera Università di Bolzano.

Le previsioni per l’Europa

Secondo gli autori, l’analisi giunge in un momento in cui è particolarmente rilevante separare le dinamiche finanziarie da quelle dell’economia reale: mantenere attenzione sui mercati finanziari non significa necessariamente opporsi alla crescita produttiva, se si considerano correttamente i dati.

Dal punto di vista delle politiche pubbliche, lo studio suggerisce che l’obiettivo non dovrebbe essere quello di scoraggiare la quotazione per timore di un presunto corto-termismo, ma piuttosto di migliorare la qualità dei mercati in modo che favoriscano investimenti sostenibili e l’allocazione efficiente del capitale.

Tra le implicazioni pratiche vi sono raccomandazioni come: facilitare l’accesso alle borse per le piccole e medie imprese con requisiti di trasparenza adeguati, rafforzare la governance societaria e le tutele per gli investitori, e promuovere strumenti che consentano alle imprese di finanziare progetti a lungo termine. L’obiettivo è ridurre le distorsioni di selezione e aumentare la rappresentatività dei campioni utilizzati nelle analisi.

In questo contesto, gli studiosi invitano a incentivare le IPO quando possono contribuire a migliorare l’accesso al capitale e la crescita, accompagnandole però a riforme regolamentari e a misure di supporto mirate per evitare effetti indesiderati e proteggere gli investitori.

Complessivamente, lo studio mette in evidenza l’importanza di un approccio metodologico rigoroso nello studio degli effetti della quotazione e sollecita una riflessione sulle politiche pubbliche che bilancino l’apertura dei mercati con criteri di qualità, stabilità e sostegno alla crescita economica.