Flare, vicino a XRP, propone la cattura del mev a livello di protocollo e un taglio dell’inflazione del 40%

Flare ha pubblicato una proposta di governance che mira a catturare il valore estratto massimamente (MEV) a livello di protocollo, diventando così una delle prime layer‑1 a tentare di reindirizzare questi proventi verso l’ecosistema anziché lasciarli fluire a favore di pochi operatori specializzati nella riorganizzazione delle transazioni.

Cosa è il MEV e perché è rilevante

MEV indica i ricavi che i costruttori di blocchi possono ottenere riorganizzando, inserendo o censurando transazioni all’interno di un blocco. Nelle catene più diffuse questo valore viene spesso catturato da attori esterni — i cosiddetti searcher e builder — che realizzano profitti attraverso tecniche come il front‑running, gli attacchi sandwich e l’arbitraggio, imponendo di fatto un costo nascosto agli utenti comuni.

Stime esterne indicano che i ricavi annuali da MEV possono raggiungere decine di milioni su reti come Arbitrum, superare i 500 milioni di dollari su Ethereum e arrivare fino a circa 1 miliardo su Solana. Catturare questi flussi a livello di protocollo ha implicazioni significative per la distribuzione dei ricavi, la sicurezza economica della rete e i meccanismi di incentivazione degli attori partecipanti.

La proposta in tre fasi

La roadmap presentata da Flare si articola in tre fasi progressive, ciascuna pensata per trasferire la responsabilità del block building dalla dimensione privatistica a un controllo più strettamente legato al protocollo e alla sua auditabilità.

Nella prima fase il ruolo di costruttore di blocchi passa dagli specifici validatori a un builder designato, inizialmente gestito dalla Flare Entity. È previsto un meccanismo di fallback che ripristina il modello attuale nel caso in cui il builder designato non fosse disponibile, così da non interrompere la produzione di blocchi.

Nella seconda fase il block building viene eseguito all’interno di Flare Confidential Compute, una componente che consente di mantenere la riservatezza delle transazioni durante la costruzione del blocco pur rendendo il processo verificabile pubblicamente. Questo passaggio punta a migliorare la trasparenza senza compromettere strategie sensibili legate alle transazioni.

Nella terza e ultima fase il ruolo di builder e di proposer viene unificato in un unico soggetto, mentre gli attuali validatori vengono ricollocati in un ruolo di verifica. L’obiettivo è semplificare la catena di responsabilità e centralizzare il flusso dei ricavi generati dal MEV sotto il controllo del protocollo stesso.

Creazione di FIRE e destinazione dei ricavi

Per incanalare i proventi derivanti da diverse fonti, la proposta istituisce la FIREFlare Income Reinvestment Entity — un’entità incaricata di raccogliere ricavi provenienti da commissioni di attestazione, ricavi legati a FAssets e Smart Account, dalle commissioni legate alla confidential compute e dal MEV catturato.

La missione principale della FIRE è ridurre l’offerta del token FLR attraverso buyback sul mercato aperto e successiva distruzione (burn), integrando così la politica monetaria del protocollo con flussi di entrata reali generati dall’operatività della rete.

Effetti immediati sulla tokenomics

Diversi cambiamenti sarebbero attivi subito dopo l’approvazione della proposta: l’inflazione annua del token FLR verrebbe ridotta dal 5% al 3% e il tetto annuale verrebbe abbassato a 3 miliardi di token rispetto ai 5 miliardi precedenti.

La modifica al costo base del gas prevede un aumento venti volte, da 60 gwei a 1.200 gwei: a volumi di transazione correnti questo incremento porterebbe la stima di burn annuale di FLR da circa 7,5 milioni a circa 300 milioni di token. Nonostante questa variazione, una transazione standard sulla rete Flare rimarrebbe estremamente economica, nell’ordine di frazioni di centesimo.

Implicazioni operative e rischi

Passare a un modello in cui il protocollo cattura il MEV offre vantaggi in termini di redistribuzione dei ricavi e potenziale rafforzamento della stabilità economica della rete, ma introduce anche questioni sulla governance e sulla decentralizzazione.

In particolare, la gestione iniziale del builder da parte della Flare Entity può sollevare preoccupazioni circa la concentrazione di potere operativa; per contro, l’adozione di meccanismi di confidential compute e fasi successive pensate per ampliare la verifica pubblica mirano a mitigare tali rischi. La transizione richiederà inoltre adeguamenti tecnici e procedure di controllo che dovranno essere validate dalla comunità e dagli stakeholder.

Dal punto di vista regolamentare e legale, l’introduzione di buyback e burn condotti da un’entità che raccoglie ricavi di protocollo può richiedere valutazioni aggiuntive su riporti finanziari e conformità, a seconda delle giurisdizioni coinvolte.

Origini della rete e diffusione

Flare ha legami storici con l’ecosistema XRP: la fornitura iniziale di token è stata distribuita tramite un airdrop ai detentori di XRP nel 2023. Il sistema di FAssets, che ha generato oltre 150 milioni di FXRP, è stato concepito per introdurre funzionalità di smart contract su asset che risiedono su blockchain come XRPL, le quali non le supportano nativamente.

Altri indicatori di adozione mostrano una crescita contenuta ma significativa: la rete segnalava oltre 160 milioni di dollari in valore totale bloccato (TVL) alla fine di marzo 2026 e più di 887.000 indirizzi attivi, statistiche che evidenziano un ecosistema operativo con partecipazione reale degli utenti.

Conclusioni e prossimi passi

La proposta di Flare rappresenta un tentativo strutturato di riallocare i proventi del MEV verso l’economia della rete, con misure che combinano cambiamenti tecnici, nuovi enti destinatari dei ricavi e modifiche alla tokenomics. L’esito dipenderà dall’approvazione della comunità, dalla capacità di implementare le transizioni tecniche previste e dalla gestione dei potenziali rischi legati a centralizzazione e compliance.

Se approvata, la roadmap comporterà implementazioni graduali che andranno monitorate in termini di impatto sugli utenti, sulla sicurezza della rete e sulla sostenibilità economica del protocollo nel medio periodo.