Giuli: accusa di censura sul film dedicato a Giulio Regeni priva di fondamento
- 9 Aprile 2026
- Posted by: Tony
- Categoria: Economia
Alessandro Giuli, ministro della Cultura, ha risposto in Aula alla Camera sull’esclusione del documentario dedicato a Giulio Regeni dai contributi per il cinema, dichiarando che non condivide la decisione della Commissione sul piano ideale e morale ma sottolineando che il Ministero della Cultura non può intervenire senza violare il principio di terzietà che regola i procedimenti di valutazione.
Alessandro Giuli ha detto:
“Non condivido né sul piano ideale né su quello morale la scelta della Commissione selettiva sul docu-film su Regeni.”
Alessandro Giuli ha aggiunto:
“Ma non è frutto di scelta politica: il ministero non può intervenire senza violare il principio di terzietà.”
Nel corso dell’intervento il ministro ha respinto l’idea che il Ministero della Cultura abbia voluto censurare l’opera, ricordando che il caso di Giulio Regeni ha una rilevanza che va oltre qualsiasi singolo prodotto audiovisivo ed è di natura politica, sociale e culturale.
Alessandro Giuli ha detto:
“Attribuire al ministero una volontà di censura è una rappresentazione priva di fondamento: il tragico caso di Giulio Regeni ha una rilevanza politica, sociale e culturale che prescinde da qualsiasi prodotto audiovisivo lo riguardi.”
Valutazione tecnica e iter della Commissione
Secondo quanto spiegato dal ministro, il progetto del documentario è stato esaminato in due annualità differenti e da sezioni diverse della Commissione selettiva per il cinema, il che, a suo avviso, indica un giudizio tecnico ripetuto nel tempo. Questa modalità di valutazione è presentata come coerente con le procedure previste dall’ordinamento per garantire imparzialità.
Alessandro Giuli ha detto:
“È significativo che il progetto sia stato valutato in due annualità diverse e da Sezioni diverse della Commissione. Questo conferma che ci troviamo di fronte a un giudizio tecnico reiterato nel tempo che, come sapete, non condivido né sul piano ideale né sul piano morale.”
Il ministro ha anche osservato che la controversia ha assunto dimensione politica e mediatica soprattutto dopo il secondo diniego di finanziamento, mentre al primo mancato contributo nel 2024 non erano seguite polemiche di pari intensità. Questo elemento è stato citato per evidenziare come la gestione delle istanze amministrative possa diventare terreno di confronto pubblico a seconda dei tempi e delle reazioni esterne.
Domanda di tax credit e procedimento amministrativo
Per una completa ricostruzione, il ministro ha riferito che, oltre alla richiesta di contributo al Fondo per il cinema, per la stessa opera è stata presentata una domanda di tax credit a fine dicembre 2025 e che tale pratica è ancora in fase di istruttoria. Il meccanismo del tax credit è uno strumento fiscale previsto per sostenere la produzione audiovisiva attraverso crediti d’imposta che vengono valutati secondo criteri tecnici e amministrativi distinti rispetto ai contributi diretti.
Alessandro Giuli ha detto:
“Per la medesima opera è stata presentata, a fine dicembre 2025, anche una domanda di tax credit, tuttora in fase di istruttoria.”
Nel ribadire i limiti dell’azione ministeriale rispetto alle decisioni tecniche della Commissione, Giuli ha riaffermato che attribuire al ministero volontà censorie rappresenta una lettura errata del quadro normativo e operativo.
Alessandro Giuli ha detto:
“Attribuire al ministero della Cultura una volontà di censura o un condizionamento politico è una rappresentazione priva di fondamento. E il tragico caso di Giulio Regeni, ripeto e confermo con forza, ha una rilevanza politica, sociale e culturale che prescinde da qualunque prodotto audiovisivo lo riguardi, ben fatto o mal fatto.”
Ritorno in sala del documentario
In reazione alla decisione di esclusione dai contributi, le case di produzione Ganesh Produzioni e Fandango hanno annunciato la riprogrammazione del documentario nelle sale cinematografiche. Più di 60 sale, con il supporto del network Circuito Cinema, hanno deciso di riproporre l’opera in diverse città italiane.
Il documentario diretto da Simone Manetti, intitolato Giulio Regeni – Tutto il male del mondo, è stato ripresentato a partire dall’8 aprile in città come Roma, Milano, Torino, Bologna e Firenze. L’opera era stata distribuita in forma di evento cinematografico il 2, 3 e 4 febbraio, dopo l’anteprima a Fiumicello (UD) in occasione del decimo anniversario dell’uccisione del ricercatore, ritrovato nei pressi del Cairo il 3 febbraio 2015.
Contesto istituzionale e impatto politico
La vicenda solleva questioni riguardanti il funzionamento delle commissioni di valutazione per il sostegno al cinema in Italia, il bilanciamento tra autonomia tecnica degli organi valutativi e responsabilità pubbliche del Ministero della Cultura, e il ruolo dei produttori nel promuovere e distribuire opere che trattano temi sensibili. Le commissioni sono istituite per garantire criteri di merito e imparzialità, mentre il ministero ha il compito di assicurare la correttezza procedurale senza interferire nei giudizi tecnico-artistici.
Dal punto di vista politico, il caso ha riscosso attenzione perché riguarda la memoria di un evento che ha segnato la cronaca nazionale e i rapporti internazionali, perciò ogni decisione amministrativa è rapidamente assunta come elemento di dibattito pubblico, con possibili ricadute sulla fiducia nelle istituzioni culturali e sulle modalità di finanziamento dell’audiovisivo.
Resta aperto il confronto sul merito artistico del documentario e sulle future verifiche amministrative relative alla domanda di tax credit, mentre la riprogrammazione nelle sale indica come gli operatori culturali stiano cercando soluzioni per mantenere viva la discussione pubblica attorno alla vicenda.