Stop ai social sotto i 15 anni: anche la Grecia propone il divieto
- 8 Aprile 2026
- Posted by: Tony
- Categoria: Economia
Grecia si aggiunge all’elenco dei Paesi che intendono limitare l’accesso ai social network per i minorenni: il governo guidato dal Primo Ministro Kyriakos Mitsotakis ha annunciato l’intenzione di presentare una proposta di legge per vietare l’accesso alle piattaforme digitali ai ragazzi sotto i 15 anni.
Kyriakos Mitsotakis ha detto:
“È una misura difficile ma necessaria.”
Kyriakos Mitsotakis ha aggiunto:
“La normativa sarà presentata nell’estate del 2026 ed entrerà in vigore il primo gennaio 2027.”
Kyriakos Mitsotakis si è rivolto direttamente ai giovani interessati:
“So che molti di voi più giovani saranno irritati con me; se fossi della vostra età forse la penserei allo stesso modo, ma il nostro compito non è quello di essere compiacenti.”
Calendario e obiettivi della norma
Secondo quanto annunciato, la legge dovrebbe essere presentata nell’estate del 2026 e diventare operativa dal 1° gennaio 2027. L’obiettivo dichiarato è tutelare la fascia giovanile dai rischi legati all’uso precoce dei social network e, in parallelo, stimolare un dibattito a livello del UE per definire standard comuni.
La proposta non è ancora stata pubblicata nei dettagli: tra le questioni pratiche da definire vi sono i meccanismi di verifica dell’età, le modalità di controllo e responsabilità delle piattaforme, gli strumenti per il consenso parentale e le sanzioni in caso di violazione. Per l’attuazione saranno rilevanti gli organismi nazionali competenti, come l’autorità per le comunicazioni e la protezione dei dati, e la collaborazione con le aziende tecnologiche che operano sul territorio.
Altre esperienze internazionali
Misure analoghe sono già state introdotte o valutate in diversi Paesi. Il Australia ha adottato, a partire dal 10 dicembre 2025, una delle restrizioni più rigide: l’accesso alle principali piattaforme è vietato ai minori di 16 anni. La norma australiana ha posto particolare attenzione ai processi di verifica dell’età e alle responsabilità degli operatori digitali.
Indonesia ha invece motivato l’intervento, annunciato nei mesi recenti, con rischi specifici quali pornografia, cyberbullismo, frodi online e dipendenza da internet, indicandoli come fattori che possono compromettere lo sviluppo psicofisico degli adolescenti.
Dibattito in Europa e possibili sviluppi
Nel contesto europeo diversi Stati stanno esaminando misure simili. Tra i Paesi che hanno avviato discussioni o valutazioni formali figurano Austria, Danimarca, Francia e Spagna. Le posizioni nazionali variano: alcuni governi privilegiano limiti di età rigidamente definiti, altri propongono una combinazione di limiti, educazione digitale e strumenti di verifica e controllo.
Un’armonizzazione a livello di UE potrebbe coinvolgere attori istituzionali come la Commissione europea e il Parlamento europeo, che avrebbero il compito di bilanciare tutela dei minori, libertà di espressione e funzionamento del mercato digitale. Norme sovranazionali aiuterebbero a evitare frammentazioni regolatorie che impongono oneri differenti alle piattaforme a seconda del Paese.
Oltre alla normativa, esperti indicano come complementari alle restrizioni legislative le politiche di educazione digitale nelle scuole, il coinvolgimento delle famiglie e programmi di sensibilizzazione sui rischi online. Questi interventi mirano a ridurre i danni e a promuovere un uso consapevole delle tecnologie fin dalla giovane età.
Prospettive e sfide operative
L’introduzione di un divieto formale solleva questioni pratiche complesse: l’affidabilità dei sistemi di verifica dell’età, la protezione dei dati personali, l’implementazione transfrontaliera e il controllo di servizi ospitati all’estero. Le piattaforme dovranno adattare le proprie policy e le autorità avranno bisogno di strumenti efficaci per monitorare e sanzionare le eventuali violazioni.
Negli anni a venire il dibattito si concentrerà anche sull’efficacia di misure coercitive rispetto a interventi educativi e preventivi, e su come conciliare la tutela dei minori con i diritti digitali fondamentali. La proposta greca inserisce dunque un tema sensibile nell’agenda politica europea, aprendo la strada a confronti istituzionali e tecnici sulla regolazione dei servizi digitali rivolti ai giovani.