Politecnico di Milano domina la comunicazione in Italia

La reputazione di un ateneo e la sua capacità di attrarre studenti, imprese e partner non dipendono più soltanto dalla qualità della didattica e della ricerca: conta sempre di più la capacità di comunicare in modo efficace e strategico. Lo sostiene Marcella Logli, Direttrice dell’Area Comunicazione e Public Engagement del Politecnico di Milano, che nella ricerca .university – Global University Ranking 2026 di Lundquist risulta prima in Italia e al settimo posto a livello globale, in parità con il MIT.

Metodo della classifica e implicazioni

La metodologia adottata da Lundquist permette di valutare non soltanto indicatori tradizionali, ma anche la capacità degli atenei di posizionarsi e comunicare con la stessa logica strategica usata dalle imprese. L’analisi considera come gli atenei costruiscono la propria attrattività attraverso più dimensioni rilevanti per il pubblico esterno.

La ricerca valuta cinque aree chiave: identità e posizionamento, esperienza studentesca e inclusione, ricerca e trasferimento della conoscenza, sostenibilità e impatto sociale e relazioni con gli alumni. Di conseguenza, la comunicazione universitaria non è più una funzione accessoria ma una leva che influisce su reputazione, attrattività e comprensibilità del posizionamento istituzionale.

Il percorso del Politecnico di Milano

Secondo Logli, il risultato riflette un percorso avviato da diversi anni al Politecnico di Milano, ulteriormente accelerato nel settennato della rettrice Donatella Sciuto. Il cambiamento riguarda non solo strumenti e grafica, ma una visione integrata di identità, contenuti ed esperienza utente.

Marcella Logli ha detto:

“Non interpretiamo questo posizionamento come una classifica da celebrare, ma come la conferma di un cambiamento chiaro: la comunicazione incide direttamente su reputazione, attrattività e competitività di un ateneo.”

La trasformazione interna ha comportato la costituzione di una squadra con competenze aggiornate rispetto alle nuove professioni della comunicazione: dal brand design alla UX/UI, fino al marketing digitale. Queste professionalità hanno permesso di trattare il progetto come un intervento complessivo sull’identità e sull’esperienza, non come un semplice restyling estetico.

Marcella Logli ha spiegato:

“Ci siamo rinnovati con risorse e competenze che consentono di lavorare su identità, contenuti, esperienza utente e coerenza dell’ecosistema complessivo: l’obiettivo non è comunicare di più, ma comunicare meglio.”

La direzione indicata si concentra su chiarezza, coerenza e minor autoreferenzialità: non è sufficiente produrre valore in ricerca e didattica, occorre renderlo leggibile e credibile per studenti, famiglie, imprese e stakeholder istituzionali.

Progetto di brand identity e infrastruttura digitale

Il lavoro sul marchio e sull’identità del Politecnico di Milano è iniziato già nel 2024 e ha coinvolto varie funzioni interne per assicurare coerenza su tutti i touchpoint, dall’online all’offline. Al progetto hanno partecipato, oltre ai team di comunicazione, il delegato alla Comunicazione e attività culturali Umberto Tolino e la governance guidata dalla rettrice Donatella Sciuto.

Marcella Logli ha detto:

“Il nuovo ecosistema digitale e visivo è stato pensato come un’infrastruttura di coerenza: brand, contenuti, ambienti digitali ed esperienza utente lavorano insieme per costruire fiducia e riconoscibilità.”

La scelta strategica di trattare l’ecosistema visivo e digitale come infrastruttura risponde alla necessità di creare percorsi chiari per utenti diversi — potenziali studenti, partner industriali, istituzioni e alumni — e di facilitare la comprensione del valore prodotto dall’ateneo.

Implicazioni per il sistema universitario

Il caso del Politecnico di Milano evidenzia come la comunicazione strategica possa incidere su temi concreti: attrarre talenti, facilitare collaborazioni con l’industria, migliorare il posizionamento internazionale e sostenere iniziative di trasferimento tecnologico. Per le università, ciò significa investire non solo in ricerca e didattica, ma anche in capacità di narrazione, coerenza del brand e qualità dell’esperienza digitale.

Dal punto di vista istituzionale, una comunicazione efficace può agevolare rapporti con agenzie pubbliche, programmi di finanziamento europei e reti internazionali, oltre a migliorare la percezione esterna necessaria per attrarre fondi, studenti internazionali e partnership di ricerca.

In un mercato globale dell’istruzione sempre più competitivo, la capacità di tradurre i risultati scientifici e formativi in messaggi comprensibili e affidabili diventa una componente strategica per la sostenibilità e l’impatto sociale degli atenei.



Author: Tony
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