Commercio mondiale in allarme: cresce il timore per i mancati pagamenti
- 8 Aprile 2026
- Posted by: Tony
- Categoria: Aziende
Nonostante il conflitto nel Medio Oriente, le frizioni commerciali tra blocchi geopolitici e i dazi introdotti dall’amministrazione Trump, oltre il 70% delle imprese intervistate si attende una crescita delle esportazioni per l’anno in corso, pur preparandosi a un incremento del rischio di insolvenze e ritardi nei pagamenti. Queste evidenze emergono dalla Global Survey Allianz Trade 2026, condotta su circa 6.000 imprese in 13 paesi tra febbraio e marzo 2026, con l’obiettivo di rilevare criticità nelle catene di approvvigionamento e nei flussi commerciali internazionali.
Il conflitto nel Medio Oriente ha irrigidito le condizioni di finanziamento commerciale: i tempi medi di pagamento si sono allungati, la quota di aziende pagate entro 30 giorni è scesa dal 10% al 7% dall’inizio della crisi, mentre la percentuale di quelle che devono attendere oltre 70 giorni è salita dal 15% al 24%. Guardando avanti, il 43% delle imprese prevede un ulteriore peggioramento delle condizioni di pagamento, un aumento di circa 5 punti percentuali rispetto al periodo precedente al conflitto, con una crescita del rischio di mancati pagamenti.
Aylin Somersan Coqui said:
“La Global Survey Allianz Trade mostra che il 75% degli esportatori continua a prevedere una crescita positiva delle esportazioni nel 2026. L’impatto del conflitto in Medio Oriente appare contenuto rispetto allo shock tariffario del 2025, quando le aspettative crollarono di 40 punti percentuali. Tuttavia, questo ottimismo è fragile e potrebbe dissolversi rapidamente se il conflitto dovesse prolungarsi.”
La fiducia è diminuita in diversi mercati: le imprese del Vietnam, degli Stati Uniti e della Spagna hanno registrato cali di fiducia superiori a 10 punti percentuali, mentre le imprese cinesi hanno perso circa 9 punti percentuali. Parallelamente, la quota di imprese che prevede un aumento del rischio di insolvenza è salita al 40% (+6 punti percentuali rispetto al periodo pre-conflitto). I settori maggiormente esposti risultano essere quello farmaceutico, delle costruzioni e dell’informatica/telecomunicazioni, mentre le grandi multinazionali affrontano cicli di pagamento particolarmente prolungati.
Strategie di adattamento delle imprese
Lo scenario del 2026 differisce nettamente dallo shock del 2025 legato alle politiche tariffarie: le imprese con catene di approvvigionamento estese sono risultate più reattive e inclini a modificare fornitori e rotte commerciali. Le contromisure più diffuse comprendono un aumento delle scorte e la diversificazione verso nuovi mercati (entrambe adottate dal 64% delle aziende), oltre all’approvvigionamento da fornitori alternativi (63%). Anche il reindirizzamento attraverso mercati terzi è stato segnalato dal 57% delle imprese, a indicare un adattamento anche delle scelte logistiche per aggirare le barriere commerciali.
Aylin Somersan Coqui added:
“Il conflitto ha portato il rischio geopolitico al primo posto tra le minacce percepite dalle aziende, indicato dal 65% dei rispondenti, superando preoccupazioni come la complessità e la concentrazione delle catene di fornitura. Problemi legati all’offerta, quali il fallimento dei fornitori e la carenza di input, si collocano al secondo posto tra i rischi evidenziati.”
Tendenze nelle destinazioni dell’export
Cresce l’interesse per il mercato europeo come sbocco per le esportazioni: gli esportatori di Singapore segnalano un aumento di interesse di 10 punti percentuali rispetto al 2025, mentre quelli degli Stati Uniti registrano un incremento di 9 punti percentuali. Nel complesso l’Asia resta la destinazione offshore preferita, ma l’attrattività degli investimenti in Cina è diminuita drasticamente: solo il 23% delle imprese intende aumentare la propria presenza in quel paese (-30 punti percentuali rispetto al 2025) e il 10% sta pianificando attivamente un’uscita dal mercato cinese.
Questi cambiamenti nelle preferenze geografiche riflettono non solo le preoccupazioni immediate sui rischi geopolitici, ma anche una ricalibrazione delle strategie di rischio e della resilienza delle catene di approvvigionamento. In questo contesto, il ruolo delle società di assicurazione del credito come Allianz Trade, delle istituzioni finanziarie e delle politiche pubbliche diventa centrale per sostenere la liquidità del commercio internazionale e mitigare l’aumento dei crediti inesigibili.
Per le imprese esportatrici e per i policy maker le implicazioni sono chiare: monitorare attentamente i termini di pagamento, rafforzare gli strumenti di gestione del rischio (assicurazioni crediti, factoring, garanzie pubbliche) e promuovere infrastrutture logistiche resilienti sono misure necessarie per limitare l’impatto di tensioni geopolitiche e turbolenze commerciali sulle filiere globali.