Phillips 66 registra una perdita di 900 milioni di dollari mentre l’impennata dei prezzi del petrolio affonda i risultati del primo trimestre

Phillips 66 ha comunicato perdite di mark-to-market ante imposte per circa 900 milioni di dollari nel primo trimestre del 2026, conseguenza diretta dell’impennata dei prezzi del petrolio in seguito alla chiusura dello Stretto di Hormuz.

Dettaglio delle perdite per segmento

Le perdite sono riconducibili alla posizione netta short in contratti derivati collegati a greggio, prodotti petroliferi raffinati, liquidi del gas naturale e feedstock per biocarburanti, detenute come coperture economiche per alcune posizioni fisiche.

Il segmento refining è stimato assorbire tra i 350 e i 450 milioni di dollari delle perdite mark-to-market, il segmento marketing and specialties affronta un impatto compreso tra 300 e 400 milioni, mentre il segmento renewable fuels è valutato subire perdite tra 100 e 200 milioni.

Alla fine del mese scorso la posizione netta short in contratti relativi a greggio e prodotti era di circa 50 milioni di barili, una configurazione che ha amplificato l’effetto della rapida salita dei prezzi sui risultati contabili.

Cause del rialzo dei prezzi e impatto sui mercati

L’aumento dei prezzi è stato determinato dall’escalation di tensioni geopolitiche che hanno coinvolto Stati Uniti, Israele e Iran e dalla conseguente chiusura operativa dello Stretto di Hormuz, corridoio cruciale per circa un quinto dell’approvvigionamento energetico globale. La riduzione di offerta ha innescato una forte volatilità sui mercati petroliferi.

Nello specifico, i futures sul Brent hanno registrato un incremento mensile dell’ordine del 64% a marzo, mentre il benchmark statunitense West Texas Intermediate è salito di circa il 52% nello stesso periodo, movimenti di ampia portata che non si vedevano dallo scorso 2020.

Questi scostamenti di prezzo hanno prodotto un’uscita netta di cassa da posizioni derivati stimata in circa 3 miliardi di dollari nel trimestre, evidenziando come le coperture economiche possano generare perdite significative in caso di variazioni di mercato estremamente rapide.

Effetti operativi e altre voci non legate al mark-to-market

Oltre agli impatti di mercato, il segmento refining ha registrato quasi 300 milioni di dollari ante imposte di effetti sfavorevoli dovuti al ritardo standard di due settimane nella formazione dei prezzi dei prodotti puliti nella Gulf Coast.

Il midstream ha subito conseguenze legate a fermi produttivi dovuti alla Winter Storm Fern e ad ammortamenti accelerati in un impianto di gas del Permian Basin. Anche il settore chimico ha visto una minore utilizzazione globale delle produzioni di olefine e poliolefine a causa di operazioni ridotte presso le joint venture nel Medio Oriente di cui fa parte CPChem.

I margini del segmento marketing and specialties sono stati ulteriormente compressi dall’aumento dei prezzi spot durante il trimestre. In conseguenza di questi andamenti, la società ha rivisto al ribasso la guidance sulla utilizzazione globale di olefine e poliolefine, portandola dal precedente livello medio del 90 e rotti al basso 90%.

Stime preliminari e posizione di liquidità

Le stime preliminari del reddito ante imposte per il primo trimestre 2026 indicano che il midstream dovrebbe generare tra 550 e 600 milioni di dollari, mentre il segmento chemicals è previsto tra 80 e 130 milioni.

Per contro, il refining è atteso in perdita compresa tra 200 e 400 milioni, il marketing and specialties tra 20 e 170 milioni di perdita, il segmento renewable fuels tra 50 e 150 milioni di perdita e le voci corporate e altre tra 450 e 470 milioni di perdita.

Al 31 marzo 2026 la società dichiara una posizione di liquidità di circa 6 miliardi di dollari, costituita da circa 5 miliardi di dollari in contanti e mezzi equivalenti e 1 miliardo in capacità impegnata residua su linee di credito.

Il rendiconto completo del primo trimestre è programmato per la pubblicazione nel corso del mese; gli investitori e gli analisti monitoreranno con attenzione i risultati definitivi e gli aggiornamenti sulla gestione del rischio di prezzo e sulle strategie di copertura.

Come riferimento storico, nel febbraio 2026 Phillips 66 aveva riportato per il quarto trimestre 2025 un utile netto di 2,9 miliardi di dollari, pari a 7,17 dollari per azione, cifra che ben evidenzia la forte variabilità dei risultati operativi in contesti di mercato turbolenti.

La dinamica dei mercati energetici conseguente alla crisi sullo Stretto di Hormuz sottolinea l’importanza per le società di raffineria e midstream di rivedere le strategie di gestione del rischio, tenendo conto della possibilità di eventi geopolitici prolungati che possono compromettere sia i flussi fisici sia la valutazione delle posizioni finanziarie.



Author: Tony
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