I grandi progetti non si fermano: Emirati, il mercato irrinunciabile per l’Italia

Tutte le aziende dipendono da flussi di approvvigionamento che oggi sono sotto pressione: la chiusura o il rallentamento di alcuni corridoi marittimi — non solo lo Stretto di Hormuz — attraverso cui transitano gas, petrolio, merci e materiali provochano ritardi nelle consegne e impennate dei prezzi, talvolta con aumenti di ordine decuplicato. A questo si aggiungono difficoltà sul fronte delle assicurazioni, che faticano a coprire tutti i rischi emergenti, e limiti operativi in alcuni scali portuali che, pur lavorando oltre la capacità, generano disservizi e ritardi.

Come avviene l’approvvigionamento di merci e materiali?

Di fronte alle interruzioni delle rotte tradizionali, le imprese privilegiano soluzioni più costose ma più affidabili: il trasporto aereo è spesso scelto come opzione primaria per garantire tempistiche certe, nonostante il maggior onere economico. Una seconda strategia comune è l’interscambio multimodale: navi che attraccano a porti come Jeddah (in Arabia Saudita) o Sohar (in Oman) scaricano le merci, che poi proseguono via strada verso le destinazioni finali.

Per coordinare queste soluzioni si attivano strutture di supporto territoriale. La Camera di Commercio di Dubai, in coordinamento con la ambasciata e altre istituzioni, organizza incontri settimanali con le imprese per condividere informazioni operative, best practice e capacità logistiche, favorendo sinergie e reti di impresa che mitigano l’impatto delle interruzioni.

L’export è in frenata?

Si registra un rallentamento delle esportazioni soprattutto nel comparto dei beni di lusso, dove la domanda locale si è temporaneamente ridotta a causa della minore presenza di alcuni segmenti di clientela a Dubai e nella regione. Le difficoltà logistiche aggravano la situazione: per merci ad alto valore unitario i costi aggiuntivi possono essere assorbiti, mentre per prodotti di largo consumo l’aumento delle spese di trasporto e delle assicurazioni rende spesso antieconomica la spedizione.

Molte imprese stanno dunque adottando un atteggiamento attendista, posticipando nuove forniture o riallocando scorte. Tuttavia, non emerge volontà di abbandono del mercato: l’area del Golfo resta strategica per investimenti e commercio, e gli operatori confidano nella capacità di ripresa grazie alle risorse e alla capacità di adattamento delle economie locali.

Guardando al contesto istituzionale e politico, le autorità portuali, le compagnie di assicurazione e gli enti di promozione commerciale hanno un ruolo cruciale nel contenere l’impatto: è necessario aumentare la capacità di stoccaggio, accelerare procedure doganali semplificate e incentivare soluzioni logistiche alternative per diversificare le rotte commerciali.

Dal punto di vista aziendale, le misure pratiche comprendono l’aumento dei livelli di inventario strategico, la negoziazione di contratti di trasporto a più lungo termine, l’adozione di polizze assicurative specifiche e la ricerca di hub logistici alternativi. Queste strategie aiutano a ridurre la vulnerabilità a shock temporanei delle catene di fornitura.

Storicamente la regione ha superato crisi rilevanti, come quelle del 2009 e la pandemia del 2020, dimostrando resilienza e capacità di ripresa; per questo motivo molte imprese ritengono che, con politiche mirate e una migliore cooperazione tra pubblico e privato, l’impatto attuale potrà essere contenuto e la crescita del sistema imprenditoriale ne potrà uscire rafforzata.

In chiusura, il quadro rimane segnato da incertezze a breve termine ma anche da opportunità per rafforzare la sicurezza delle filiere: interventi mirati su infrastrutture, assicurazioni e procedure doganali, insieme a un dialogo continuo tra imprese e istituzioni, saranno determinanti per stabilizzare i flussi commerciali nel medio periodo.



Author: Tony
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