È finita l’era del denaro facile nelle crypto: i rendimenti della DeFi non tengono il confronto con un semplice conto di risparmio
- 7 Aprile 2026
- Posted by: Tony
- Categoria: Crypto, Mercati
Negli ultimi anni gli investitori in criptovalute che cercavano rendite passive elevate attraverso la finanza decentralizzata stanno scoprendo una nuova realtà: i conti non tornano più e i rendimenti non giustificano più gli stessi rischi di una volta.
DeFi indica l’esecuzione di operazioni bancarie su blockchain, eliminando intermediari come le banche e permettendo a chi investe di prendere in prestito, prestare e scambiare in pochi minuti. Negli anni 2021-2022 (e anche durante l’inverno delle crypto successivo) i tassi apparivano molto generosi: protocolli come Aave offrivano rendimenti a doppia cifra e protocolli emergenti promettevano ritorni ancora maggiori, sebbene a fronte di un rischio elevato di exploit, hack e liquidazioni rapide.
Oggi, nel 2026, il quadro è mutato: il più grande protocollo di prestito per valore bloccato offre rendimenti sui depositi in USDC attorno al 2,6%, inferiori al 3,14% disponibile su conti inattivi presso alcune piattaforme di intermediazione tradizionali come Interactive Brokers. Un gap che può sembrare contenuto sulla carta ma mina una delle tesi fondamentali della DeFi: rendimenti maggiori in cambio di maggior rischio.
James Christoph ha scritto:
“DeFi: earn 1% below T-bills and lose all your money one time per year.”
Dove sono finiti i rendimenti
Non è sempre stato così. Nel 2024 alcuni prodotti di DeFi sembravano ancora competitivi: protocolli che emettono stablecoin sintetiche o offrono strategie di rendimento aprivano rendimenti a due cifre, spesso sostenuti da incentivi in token nativi e da tecniche di trading che però si sono rivelate insostenibili nel tempo.
I tassi che un tempo superavano il 30–40% si sono progressivamente compressi verso livelli intorno al 3–4% in molti segmenti. L’effetto combinato di incentivazioni che svaniscono, domanda di prestiti più debole e minori opportunità di arbitraggio ha ridotto la componente di rendimento “extra” che una volta giustificava l’esposizione.
Nei mercati di prestito in stablecoin i rendimenti organici ora riflettono principalmente la domanda di leva e di finanziamento: dove questa domanda è bassa, i tassi restano contenuti e i depositanti ottengono poco più di uno strumento di parcheggio del capitale.
Quali prodotti offrono ancora qualcosa in più
Alcuni prodotti specializzati continuano a offrire rendimenti superiori alla media: si tratta in prevalenza di strategie legate al credito privato o di veicoli che collegano asset onchain a flussi offchain reali. Un esempio è il tasso di risparmio proposto da alcuni protocolli che supera il 3,5%, attrattivo rispetto alla media di settore, ma spesso sostenuto da entrate provenienti in larga parte da fonti esterne alla catena, come titoli del Tesoro o linee di credito istituzionali.
Per investitori che si erano avvicinati alla DeFi per evitare esattamente quel tipo di esposizione, la differenza è significativa: parte del rendimento che oggi sembra più solido dipende comunque da collegamenti con il sistema finanziario tradizionale.
Dati aggregati mostrano come i pool stabili principali offrano rendimenti medi poco superiori al 2% su decine di miliardi di dollari bloccati, mentre alcuni prodotti di staking su attivi di consenso garantiscono ritorni attorno al 2,5–3,5%. Solo una manciata di strategie curate e prodotti fuori dal perimetro più liquido riesce a superare tassi bancari tradizionali importanti.
Modelli più sofisticati: vault e curatori
Un approccio alternativo che cerca di ricreare differenziazione è il modello dei vault gestiti da curatori: pool personalizzati con parametri di rischio, scelte collateral e strategie di rendimento gestite da team specializzati, non da una singola governance neutrale. Questo modello può generare rendimenti più elevati perché esternalizza la selezione del rischio e mette in competizione strategie diverse.
Paul Frambot ha dichiarato:
“Il prestito non differenziato converge verso tassi risk-free perché quando tutti i depositanti condividono lo stesso collaterale, gli stessi parametri e lo stesso esito, lo spazio per la specializzazione è limitato e i rendimenti si comprimono.”
Secondo questa visione, vault curati che utilizzano collaterali consolidati come BTC e ETH e strategie distintive possono offrire una premium rispetto ai pool aggregati, ma restano lontani dai tassi vertiginosi visti nei cicli di euforia precedenti.
Fiducia e sicurezza in calo
La compressione dei rendimenti è accompagnata da un deterioramento della fiducia: chiusure di protocolli dopo exploit significativi, governance token svalutati e ripetuti attacchi operativi hanno prosciugato parte dell’entusiasmo. La combinazione di rendimenti più bassi e rischio operativo accentua la percezione che il rapporto rischio/beneficio non sia più favorevole.
Un caso recente ha visto un protocollo di stablecoin sfruttare una falla operativa legata a limiti di minting e controlli oracolari, con una creazione eccessiva del token di protocollo e la perdita della parità rispetto al dollaro. In un altro periodo i furti onchain hanno superato i miliardi di dollari su base semestrale, con una quota rilevante imputabile a compromissione di wallet e furto di chiavi.
Jai Bhavnani ha scritto:
“Lo spazio appare davvero oscuro: compressione dei rendimenti, chiusure di protocolli ed exploit recenti rappresentano la tempesta perfetta. I liquidity provider stanno capendo che molti protocolli offrono troppo rischio per troppo poco rendimento.”
Esperti di sicurezza osservano che mentre il codice onchain diventa più difficile da sfruttare, gli attaccanti si orientano sempre più verso errori operativi, furto di chiavi e social engineering, rendendo il panorama delle minacce più vario e meno prevedibile anche per chi effettua audit di smart contract.
Confronto tra costi di prestito e tassi di deposito
La comparazione tra tassi di deposito non racconta tutta la storia. Per chi prende in prestito o fa margin trading, i costi su piattaforme onchain possono risultare più competitivi rispetto a quelli offerti dalle broker dealer tradizionali, e il fatto che il collaterale continui a generare rendimento riduce il costo effettivo del prestito.
Aave ha dichiarato:
“Per i prenditori e i trader a margine, Aave offre tassi molto più competitivi rispetto a molte piattaforme tradizionali — attualmente intorno al 3,2% su Aave contro tassi fino al 6% su broker tradizionali. I prenditori su Aave beneficiano inoltre del fatto che il loro collaterale continua a produrre rendimento, riducendo ulteriormente il costo effettivo del prestito.”
Questa dinamica rende la DeFi interessante sotto il profilo del finanziamento per strategie di trading, ma non risolve il problema dei depositanti che cercano un parcheggio a basso rischio con rendimento leggermente superiore alle alternative tradizionali.
Rischio regolamentare e impatto politico
Al quadro operativo si aggiunge una possibile restrizione normativa che mira a limitare i rendimenti passivi su stablecoin. Una proposta legislativa in discussione negli Stati Uniti contiene una disposizione che proibirebbe il rendimento passivo semplicemente per il possesso di una stablecoin ancorata al dollaro, consentendo ricompense legate ad attività specifiche come pagamenti o trasferimenti.
Se approvata, una simile norma potrebbe spostare ulteriormente i flussi di rendimento verso prodotti regolamentati e istituzioni tradizionali, indebolendo il vantaggio competitivo di molti prodotti onchain. Nel dibattito politico alcuni senatori hanno sollevato preoccupazioni legate al finanziamento illecito, rendendo il futuro normativo incerto e potenzialmente restrittivo per i modelli di yield oggi in uso.
Osservatori del settore avvertono che una stretta normativa su cosa costituisce rendimento consentito potrebbe determinare una riorganizzazione dei mercati, con parte della domanda che tornerà verso prodotti sotto vigilanza e con requisiti di trasparenza più elevati.
Conclusione: una DeFi in bilico
Il risultato è che la matematica che un tempo attirava capitali nella DeFi oggi è molto meno convincente: i rendimenti si sono compressi, i rischi operativi e di sicurezza permangono e la regolamentazione potrebbe restringere ulteriormente le opzioni disponibili per gli investitori. Per chi valuta l’allocazione in prodotti onchain la decisione richiede ora una valutazione più attenta del profilo rischio/rendimento, della qualità delle strategie e della dipendenza da fonti di rendimento offchain.