Terziario: contratti minori, retribuzioni in calo fino al 40%

Differenze strutturali incidono in modo significativo sulla presenza della quattordicesima mensilità, sul livello complessivo dei minimi tabellari e, di conseguenza, sulla base imponibile previdenziale e sulla contribuzione pensionistica teorica.

Un altro elemento critico è l’inquadramento professionale: l’assimilazione di ruoli che in passato erano collocati su livelli diversi nei contratti più rappresentativi può produrre effetti economici e normativi peggiorativi per i lavoratori.

Il 10 marzo è stato rinnovato il CCNL del turismo e dei pubblici esercizi rappresentato dal sistema Anpit-Cisal, ma le analisi segnalano che le disuguaglianze retributive tra contratti rimangono.

Gli autori dello studio hanno osservato:

“Il quadro non cambia, restano i divari e l’impatto è minimo.”

Differenze retributive per lo stesso profilo

Le distanze salariali emergono chiaramente confrontando le retribuzioni globali annue per profili analoghi tra il contratto considerato leader del sistema Confcommercio-Fipe e il contratto definito “minore” appartenente ad altri sistemi, come quello Anpit-Cisal. Le differenze non riguardano solo la paga immediata, ma si riverberano sulla contribuzione pensionistica e sulle tutele normative.

Esempio: aiuto pasticcere

Per la figura dell’aiuto pasticcere, considerando tutte le componenti fisse, la retribuzione annua raggiunge €21.614 con il contratto leader del sistema Confcommercio-Fipe (livello 5), contro €15.394 del contratto “minore” per pari inquadramento (livello D2). Si tratta di una differenza assoluta di €6.220, pari a +40,4%.

Una parte consistente del gap è determinata dall’incidenza della quattordicesima mensilità e dal livello della retribuzione fissa. Sul piano normativo, il CCNL del sistema Confcommercio prevede, in media, tutele più estese su permessi e ROL, integrazioni per malattia e infortunio, maggiorazioni per straordinari, strumenti di welfare contrattuale e preavvisi più lunghi per anzianità elevate. Il CCNL del sistema Anpit-Cisal offre invece maggiore flessibilità organizzativa e un comporto progressivo più estendibile; tali elementi organizzativi, secondo lo studio, non compensano però le differenze sulle tutele principali.

La base contributiva ai fini pensionistici riflette il divario retributivo: in questo profilo la differenza è pari a €2.052 a favore del contratto leader.

Lo studio del Cnel ha sottolineato:

“Tali elementi non compensano gli scarti sulle tutele principali.”

Macellaio specializzato

Per il profilo del macellaio specializzato la retribuzione globale annua con il contratto leader è di €27.745 contro €22.173 del contratto minore, con uno scarto di €5.572 (pari al 25,1%). Anche in questo caso il contributo principale alla differenza è dato dalla 14ª mensilità e dal livello della retribuzione fissa previsto dal CCNL leader.

Il contratto del sistema Confcommercio-Fipe offre in media tutele più ampie su permessi e ROL, coperture economiche per malattia e infortunio, durata del periodo di prova, maggiorazioni per part-time e straordinari, oltre a misure di welfare contrattuale e strumenti di previdenza complementare più strutturati. Il contratto Anpit-Cisal mantiene margini di flessibilità organizzativa e un comporto estensibile, ma tali caratteristiche non bilanciano le minori tutele economiche.

La differenza retributiva si traduce in uno scarto del montante contributivo ai fini pensionistici pari a €1.838 a favore del CCNL Fipe.

Cameriere di albergo

Un cameriere di albergo inquadrato al livello 5 nel CCNL Confcommercio-Federalberghi percepisce €21.804 annui, mentre il corrispondente livello nel CCNL Anpit-Cisal (livello d1) arriva a €16.909. La differenza assoluta è di €4.895, con uno scostamento percentuale del 28,9%.

Questa discrepanza incide anche sulla contribuzione annua ai fini pensionistici, che presenta un divario di circa €1.615. Sul piano normativo il contratto leader introduce, in media, garanzie maggiori in tema di riduzione dell’orario, permessi, maggiorazioni per straordinario, integrazioni per malattia e un welfare settoriale più strutturato. Il contratto alternativo propone maggiore flessibilità organizzativa e comporti estensibili, ma tali elementi non compensano le differenze sulle tutele fondamentali.

Cameriere di ristorante

Per il cameriere di ristorante la divergenza retributiva tra i due contratti considerati è di €4.714, pari al 25,6%. Anche in questo profilo gli istituti normativi sono mediamente più vantaggiosi nel CCNL Fipe, con migliori tutele su permessi, straordinario, integrazioni per malattia e misure di welfare.

Il delta della contribuzione annua ai fini pensionistici per questa figura è di €1.556 a favore del contratto leader, con effetti potenzialmente significativi sul montante e sulla pensione futura dei lavoratori.

Implicazioni e scenari politici

Le differenze illustrate non sono soltanto numeriche: creano segmentazione del mercato del lavoro, favoriscono forme di concorrenza competitiva basata sul costo del lavoro e possono produrre effetti redistributivi tra generazioni. La minore contribuzione derivante da retribuzioni inferiori si traduce, nel tempo, in montanti pensionistici più bassi per i lavoratori interessati.

Dal punto di vista delle politiche del lavoro, la presenza di contratti con tutele divergenti solleva questioni su rappresentanza sindacale, competizione tra imprese e ruolo degli strumenti di welfare contrattuale e di previdenza complementare nell’alleggerire gli squilibri. Interventi mirati potrebbero includere armonizzazioni dei minimi tabellari, incentivi alla contrattazione settoriale coordinata e rafforzamento delle tutele per i lavoratori più vulnerabili.

È importante che le analisi istituzionali, come quelle condotte dal Cnel (Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro), continuino a monitorare l’impatto delle differenze contrattuali su reddito, tutele e previdenza, per supportare scelte politiche e contrattuali orientate a ridurre le disuguaglianze e a garantire condizioni di lavoro sostenibili nel tempo.