Danni per 19 miliardi in 10 anni: fondi ancora insufficienti

Tra il 2015 e il 2024 le frane e alluvioni hanno provocato in Italia danni economici stimati in circa 19 miliardi di euro, secondo una ricostruzione di Greenpeace basata sui dati della Protezione Civile.

Le zone più colpite

Le regioni che hanno registrato il maggior numero di eventi climatici estremi sono state principalmente Emilia Romagna, Sicilia, Lombardia, Piemonte e Veneto. Queste aree hanno subito impatti frequenti e talvolta concentrazioni di eventi che hanno aggravato gli effetti sul territorio e sulle comunità locali.

Per quanto riguarda l’entità economica dei danni, le regioni più colpite sono risultate essere: Emilia Romagna (circa 2,5 miliardi di euro), seguita da Campania (1,9 miliardi), Veneto (1,9 miliardi), Abruzzo (1,8 miliardi) e Sicilia (1,5 miliardi). Greenpeace evidenzia come, nonostante l’entità dei danni, gli stanziamenti destinati a questi territori siano risultati spesso insufficienti rispetto alle necessità di ricostruzione e prevenzione.

I numeri degli aiuti

Secondo l’analisi, le somme erogate dai vari governi succedutisi nel periodo considerato hanno coperto solo una parte modesta dei danni complessivi: circa il 18% del totale stimato. Nel complesso, gli stanziamenti rivolti alle regioni ammontano a circa 3,1 miliardi di euro, con significative differenze tra territori.

Alcune regioni particolarmente danneggiate hanno ricevuto quote molto ridotte degli aiuti disponibili: Campania ha ottenuto circa il 7% dell’ammontare necessario, mentre Abruzzo ha beneficiato solo del 3%. Valori più alti si registrano per la Lombardia e l’Emilia Romagna (circa il 17% ciascuna), per il Piemonte (16%) e per Sicilia e Veneto (15%).

La denuncia di Greenpeace: risorse insufficienti

Greenpeace stima che, includendo anche i contributi del Fondo di Solidarietà Europeo, le misure di compensazione messe in campo raggiungano complessivamente appena 4 miliardi di euro, una cifra largamente inferiore rispetto ai danni contabilizzati.

Per la prevenzione del dissesto idrogeologico sono invece stati stanziati circa 10,5 miliardi di euro nel periodo 2015‑2024. Tuttavia, la semplice entità degli stanziamenti non garantisce automaticamente efficacia: occorrono programmazione, prioritarizzazione degli interventi e monitoraggio dell’attuazione.

Utilizzo dei fondi e variabilità regionale

I dati elaborati da Ispra e rielaborati dall’ong mostrano una grande eterogeneità nell’impiego delle risorse da parte delle amministrazioni regionali. Tra le regioni che hanno utilizzato le somme in misura maggiore si segnalano Lombardia, Calabria, Veneto, Campania e Piemonte.

Nonostante sia la prima per numero di eventi estremi, la Emilia Romagna risulta solo decima nella classifica relativa all’effettivo impiego dei fondi. Questa discrepanza suggerisce problemi di programmazione, capacità amministrativa o tempi di realizzazione dei progetti che incidono sull’efficacia degli stanziamenti.

Considerazioni sulle politiche di resilienza

L’insieme dei dati sottolinea la necessità di rafforzare le strategie di prevenzione e adattamento ai cambiamenti climatici a livello nazionale e regionale. Ciò implica non solo maggiori risorse, ma anche procedure più rapide per la progettazione, il finanziamento e la realizzazione degli interventi, oltre a meccanismi di controllo e trasparenza sull’impiego delle somme.

Un coordinamento efficace tra Stato e regioni, il potenziamento delle capacità tecniche locali e l’investimento in manutenzione dei territori sono elementi chiave per ridurre la vulnerabilità del Paese e contenere i costi futuri legati a eventi estremi.